"Portare Mozart ai Suoni delle Dolomiti? Operazione controcorrente. Immaginiamoci tra 200 anni, chi ascolterà Sfera Ebbasta?"
Elio sarà protagonista martedì 23 settembre a i Suoni Delle Dolomiti con "Il Flauto Magico" di Mozart e lo presenta a il Dolomiti, lanciando uno sguardo sul panorama musicale contemporaneo: "La tendenza di oggi è quella a non porsi il problema della qualità, l'unico obiettivo è vendere: ne prendo atto, ma sono convinto che la vera impresa dell'artista sia coniugare qualità e quantità"

TRENTO. “Immaginiamo di trovarci tra 200 anni, in un luogo come possono essere le Dolomiti, e di ascoltare la musica di un giovane compositore di oggi, come lo era Mozart al tempo: è praticamente impossibile”.
Che una chiacchierata con Elio non sia mai banale già lo sapevamo, ma la battuta – che battuta è fino ad un certo punto – con cui esordisce iniziando a presentare, intervistato da il Dolomiti, l'adattamento del “Flauto Magico” di Mozart che andrà in scena martedì 23 settembre all’Auditorium Intercomunale di Fiera di Primiero (QUI INFO CONCERTO) nell'ambito della 30esima edizione de I Suoni delle Dolomiti, fa ampiamente riflettere.
Il leader di Elio e le Storie Tese sarà protagonista, nella doppia veste di narratore e baritono – assieme alla soprano Scilla Cristiano e al Philharmonic Oboe Quartet – di una brillante rilettura dell'opera di Wolfgang Amadeus Mozart, basata sulla versione della poetessa e scrittrice Vivian Lamarque, con innesti dal libretto originale.
E se lo spettacolo, già di per sé rappresenta una “chicca” – dal momento che a prendere vita saranno i diversi personaggi Mozartiani, con Elio che interpreterà anche la celebre aria e i duetti del buffo uccellatore Papageno – l'occasione è ghiotta per una riflessione generale sulla fruizione dell'opera lirica al giorno d'oggi, ma anche sulla musica “mainstream” contemporanea.
“L'obiettivo è far ascoltare queste bellissime composizioni ad un pubblico che normalmente non sarebbe abituato a fruirle. Per errore – spiega Elio – l'opera lirica viene sempre presentata come qualcosa di molto lontano da noi, di irraggiungibile, mentre invece parliamo di musiche che, senza rendercene conto, ascoltiamo continuamente: dagli spot pubblicitari ai film, fino alle suonerie dei cellulari. Si tratta di prodotti artistici di altissima qualità che sono arrivati fino a noi, e che sono al centro di una clamorosa ingiustizia, quasi come fossero stati ghettizzati”.
Sull'onda di questa riflessione, sul crinale tra passato e presente, torniamo al “Flauto Magico” e gli chiediamo quale sia la chiave per farlo arrivare al pubblico di oggi. “Il segreto – osserva – è non pensare di confrontarsi con qualcosa di complesso: si tratta in fin dei conti di una favola, con contenuti però profondi e che piace per questo anche agli adulti. Anche per chi come noi ci lavora, credo sia necessario avvicinarsi ad essa con un animo ingenuo, per non rischiare di far svanire il suo incantesimo”.
Immaginando Elio che racconta Mozart, non possiamo non chiedergli quanto della sua ironia sia riuscito a portare sul palcoscenico, e la risposta non è scontata. “Posso dirle che l'ironia ce la metto, ma più di me l'ha messa Mozart stesso: sotto questo aspetto non possiamo quindi preoccuparci. Parlando del mio personaggio, quello che faccio è cantare e raccontare: succede da sempre, e questo progetto si adatta quindi perfettamente a ciò che sono”.
Tornando alla battuta iniziale, lasciata per un attimo sullo sfondo, non possiamo che invitare Elio ad approfondire quello che, seppur dietro al velo dell'ironia, assume i connotati di una vera e propria frecciata all'universo musicale contemporaneo.
“Quando porto sul palcoscenico questo lavoro – prosegue – sottolineo sempre, con una battuta, come ci troviamo ad ascoltare musica scritta oltre duecento anni fa, in questo caso da un giovane Mozart, e che ci piace. Immaginiamoci che nel futuro, fra altri due secoli, le persone si radunino per ascoltare un artista contemporaneo, penso ad esempio a Sfera Ebbasta, solo per citarne uno tra i più conosciuti: questo è praticamente impossibile”.
Si spieghi meglio, Elio. “Al di là della battuta, il motivo è che c'è una sostanziale differenza per quanto riguarda la qualità del prodotto. Mi ascolti però attentamente: Mozart e Sfera, che ripeto uso solo come esempio ma questo vale per molti artisti mainstream, li metto sullo stesso piano. Parliamo infatti di due giovani, di epoche diverse, che si sono seduti ad un tavolo immaginario con davanti un foglio bianco e si sono detti: adesso devo inventarmi qualcosa che piaccia alle persone. Da Mozart sono usciti certi lavori, da Sfera altri (ride, ndr)”.
Al netto di quest'analisi, invitiamo Elio ad approfondire ulteriormente il suo pensiero. “Non voglio fare assolutamente di tutta l'erba un fascio – specifica – ma la tendenza di oggi è quella a non porsi minimamente il problema della qualità della musica, con l'unico obiettivo che è quello di vendere: ne prendo atto, però sono convinto che la vera impresa dell'artista debba essere sempre quella di coniugare qualità e quantità, e visto che parliamo di Mozart, possiamo dire che lui ce l'ha fatta”.
Prima di salutarlo, torniamo nell'alveo de i Suoni delle Dolomiti e chiediamo ad Elio, che vanta ormai numerose partecipazioni al festival, quali siano le sue sensazioni nell'aver “accompagnato” negli anni, in qualche modo, la sua evoluzione.
“Quello che proporremo quest'anno è un'operazione controcorrente – conclude – ma anche i Suoni Delle Dolomiti è una rassegna che può essere definita così: nel 2001, avevo quarant'anni, portai in quota i Tenores di Neoneli, un coro sardo, e quest'anno arriva l'opera: mi piace, se vogliamo dirla così, mescolare ingredienti apparentemente non mescolabili, e vedere cosa esce. Penso che, nel proporre musica di qualità nella cornice montana delle Dolomiti, ritorni quel concetto di qualità di cui parlavamo poc'anzi: c'è la voglia di trasmettere messaggi positivi sia dal punto di vista artistico che ambientale, e questo è allineato perfettamente con il mio percorso”.














