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Trento
14 marzo | 12:22

"Il complottismo nasce da un'idea sbagliata della scienza", Andrea Brunello racconta il suo 'Complessità': "Il teatro, emozionando, aiuta a sviluppare il pensiero critico"

Lo spettacolo 'Complessità' andrà in scena il 14 marzo a Trento, l'autore Andrea Brunello: "Tendiamo a semplificare tutto e a ridurre la realtà a slogan: in scena il dialogo tra un padre matematico e una figlia che cerca nella poesia e nell’arte un’altra chiave per leggere il mondo"

TRENTO. “Non tutto ciò che sembra ovvio è veramente ovvio”. È da questa domanda, semplice solo in apparenza, che prende forma “Complessità”, il nuovo spettacolo scritto e interpretato da Andrea Brunello, fondatore della compagnia Arditodesìo, in scena il 14 marzo al Teatro Cuminetti di Trento (QUI INFO).

 

Il punto di partenza è quello dei “fenomeni complessi”, concetto scientifico secondo cui esistono eventi che restano imprevedibili anche quando si conoscono i meccanismi che li governano, e da qui si proietta sul palcoscenico la storia di un rapporto difficile: quello tra un padre matematico e sua figlia, con cui fatica a trovare un linguaggio comune. Il cuore dello spettacolo sta proprio in questo conflitto. “Il padre – spiega Brunello nell'intervista concessa a il Dolomiti – è convinto che il mondo vada studiato ma non possa essere davvero compreso, mentre la figlia si ribella a questa visione cercandone una più poetica e artistica: è un dialogo che rappresenta quello tra scienza e arte”.

 

Partendo da questa tensione, l’autore – che sul palco sarà affiancato dall’attrice Maria Vittoria Barrella – racconta i tratti fondamentali del suo ultimo lavoro e ripercorre anche il senso più profondo del proprio percorso artistico. Da anni Brunello porta infatti la scienza in teatro, in quella che definisce una vera e propria “missione di alfabetizzazione scientifica”, quanto mai attuale in un tempo in cui nel dibattito pubblico trovano spazio anche teorie antiscientifiche. “Il cosiddetto complottismo nasce spesso da un’idea sbagliata di scienza – osserva – e noi cerchiamo, nel nostro piccolo, di contribuire a sviluppare spirito critico attraverso il teatro, senza dimenticare che il nostro primo obiettivo resta emozionare”.

 

Brunello, lo spettacolo parte da una riflessione scientifica che poi si intreccia con la vita quotidiana. Che viaggio teatrale ha creato?

 

Da anni faccio incontrare scienza e teatro, e qui tutto nasce da una riflessione sulla complessità: quella disciplina che studia fenomeni che non possono essere spiegati partendo dai singoli elementi. Ne scaturisce un’altra riflessione: noi esseri umani tendiamo a semplificare tutto e pensiamo sempre di capire, finendo per ridurre la realtà a slogan. Da queste due idee è nata la storia di un padre e di una figlia: il padre è un matematico convinto che il mondo vada studiato e che non possa essere compreso fino in fondo, con una certa rinuncia implicita al libero arbitrio. La figlia, invece, si ribella a questa visione e cerca una dimensione più poetica e artistica dell’esistenza: lo spettacolo diventa così un dialogo tra padre e figlia, ma anche tra scienza e arte, due dimensioni che si confrontano e alla fine trovano alcuni punti di contatto.

 

Raccontare un sistema complesso attraverso un rapporto familiare, quello tra padre e figlia, crea un contrasto forte. Perché questa scelta?

 

Nei miei testi ho spesso cercato di indagare il rapporto tra due persone che si vogliono bene ma che, allo stesso tempo, fanno fatica a stare insieme: è un tema che ritorna nel mio lavoro. In questo caso c’è l'infinitamente grande, che può essere l’amore tra un padre e una figlia, e l'infinitamente piccolo, cioè la loro distanza. Stare insieme è difficile, ma anche stare separati lo è ancora di più: dovranno quindi trovare un equilibrio. Se ci pensa, in fondo quest'immagine rappresenta lo stesso dialogo che c'è tra scienza e arte.

 

Alla base c'è l'arte apra porte emotive dove spesso la scienza si ferma. Qual è il valore aggiunto nel portare questi temi sul palcoscenico?

 

La scienza spiega molto bene il come delle cose, ma fatica a spiegare il perché. L’arte e le relazioni umane entrano invece dentro il perché, anche se non sempre riescono a chiarire il come: per questo servono entrambe. È anche il motivo per cui, circa venticinque anni fa, ho lasciato la scienza per dedicarmi al teatro: volevo esplorare il perché delle cose. Ogni volta che porto in scena un testo scopro qualcosa di nuovo, persino su cose che avevo scritto quasi inconsapevolmente. Spero che con Maria Vittoria Barrella, che è in scena con me, riusciremo a trasmettere al pubblico questa sorpresa, questa meraviglia.

 

Come avete lavorato alla messa in scena tra regia, musica, video e drammaturgia

 

Parliamo di una co-regia: Michela Marelli aveva avviato il lavoro ma, per motivi personali, ha dovuto lasciare ed è subentrato Manfredi Rutelli. Per me è fondamentale avere uno sguardo esterno: essere contemporaneamente autore, attore e regista sarebbe infatti impossibile. Molto importante è stato anche il lavoro musicale: con Carlo Casillo collaboro da venticinque anni, fin dai tempi di "Sloi Machine", e tra noi c’è una grande intesa. Le musiche seguono l’idea di complessità, partendo da piccoli elementi che si sommano. Ai video ha lavorato invece Tommaso Rosi: abbiamo cercato di non essere didascalici ma evocativi attraverso musica, immagini e scenografia. Sono molto soddisfatto del risultato e, dopo molti anni, sono tornato anche in scena come attore: una sfida impegnativa, ma sento che questo testo rappresenta profondamente il mio percorso.

 

Raccogliamo l'assist e parliamo del suo percorso: porta avanti il teatro-scienza da molti anni. Quali sono le nuove sfide di questo progetto?”

 

Fare teatro-scienza significa costruire un teatro che si nutra delle idee della scienza, ma che continui a parlare degli esseri umani. La difficoltà principale è, a mio avviso, quella di evitare quelli che io definisco “spiegoni”, e se qualcosa viene spiegato deve essere quindi necessario alla drammaturgia, altrimenti è meglio evitarlo: è questa la differenza tra una lezione spettacolarizzata e il vero teatro-scienza. La mia ricerca consiste nel capire come le idee scientifiche possano diventare materiale teatrale, perché la scienza è profondamente intrecciata con la nostra vita quotidiana.

 

Allarghiamo lo sguardo alla contemporaneità, negli ultimi anni si sono diffusi movimenti antiscientifici molto forti. Il suo lavoro ha una missione anche in questo senso?

 

La mia compagnia, Arditodesìo, lavora molto sull’alfabetizzazione scientifica: con la mission di "aiutare" il pubblico non solo ad apprezzare la scienza, ma anche a sviluppare pensiero critico. Molto complottismo nasce da un’idea sbagliata di scienza e spesso si pensa che, se una persona autorevole dice qualcosa, allora debba essere vero in assoluto. C'è un però, che l’autorevolezza in un campo non significa automaticamente competenza in tutti gli altri. Noi cerchiamo, nel nostro piccolo, di contribuire a sviluppare questo spirito critico attraverso il teatro, senza dimenticare che il nostro primo obiettivo resta emozionare.

 

Tornando a “Complessità”, qual è la domanda che vorrebbe che lo spettatore si portasse via una volta fuori dal teatro?

 

La questione centrale è quella del libero arbitrio: noi scegliamo davvero oppure siamo, in qualche modo, scelti? Le nostre decisioni sono davvero nostre o stiamo semplicemente seguendo un binario già tracciato? Non vogliamo dare una risposta, ma credo sia importante che il pubblico si ponga questa domanda, perché riguarda anche il nostro futuro come società.

Un'ultima battuta, guardando al futuro: dopo “Complessità” hai nuovi progetti?

 

Sì, la testa va sempre avanti: ho iniziato a scrivere questo spettacolo due anni fa e nel frattempo sono nate altre idee. C'è un nuovo progetto che dovrebbe debuttare tra settembre e ottobre e che affronta un tema molto attuale: il perché gli esseri umani facciano fatica ad agire di fronte alle catastrofi annunciate, tema legato anche alla crisi climatica. Inoltre quest’anno Teatro della Meraviglia festeggia la decima edizione e vorremmo arricchire il festival con nuove produzioni.

 

 

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