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Bolzano
13 gennaio | 11:04

Uccisa con nove coltellate in due minuti: ecco come Omer Cim ha attirato Celine Frei Matzhol in una trappola e l'ha assassinata

Nessun raptus, ma un delitto premeditato e programmato da tempo

BOLZANO. Non fu un raptus, né un impulso improvviso dettato da una gelosia momentanea. L'omicidio di Celine Frei Matzohl, avvenuto il 12 agosto 2023 a Silandro, è stato un delitto meticolosamente programmato, frutto di una "fase preparatoria articolata e consapevole". E' questo quanto emerge dalle 104 pagine di motivazioni con cui la Corte d’Assise di Bolzano ha motivato la condanna all'ergastolo per il trentenne Omer Cim, attualmente detenuto nel carcere di via Dante per l'omicidio della sua ex fidanzata 21enne. I giudici descrivono un uomo lucido che, mesi prima del delitto, aveva già iniziato a cercare un'arma da fuoco con silenziatore e acquistato coltelli da caccia, segnali inequivocabili di una volontà omicida già formata.
 

Cim, secondo le ricostruzioni, avrebbe attirato Celine in una vera e propria trappola: la ragazza si trova a casa dell'uomo quando chiama la madre. Da quel momento all'uscita dal condominio del suo assassino, passano appena quattro minuti. In questo brevissimo lasso di tempo, l'uomo ha attirato Celine nella zona del divano, dove aveva già nascosto l'arma, poi l'ha stordita con il manico del coltello per neutralizzarne ogni difesa e l'ha trafitta con nove fendenti. I giudici sottolineano come l'azione omicida vera e propria sia durata meno di due minuti. L'assassino ha poi impiegato il tempo restante per ripulirsi parzialmente e muoversi nell'appartamento prima della fuga.
 

Il movente? Una profonda frustrazione per la perdita del controllo sulla compagna. La relazione, nata nel dicembre 2022, era cambiata drasticamente dopo un episodio di violenza avvenuto a giugno 2023, quando Cim aveva schiaffeggiato la ragazza e distrutto il suo cellulare. Da quel momento, Celine aveva imposto nuove regole, negandogli la posizione dominante che lui pretendeva. Messaggi e comportamenti della vittima erano stati chiari: il legame non sarebbe più tornato quello di prima. Questa "perdita di potere" e il mancato riconoscimento del valore che Cim riteneva di meritare hanno scatenato l'intento vendicativo. Emblematica la frase pronunciata dall'uomo prima del delitto: "È tutto finito. L’amore è finito. La ragazza è finita".

 

Il processo si è giocato in gran parte sulla capacità di intendere e volere dell'imputato. Mentre la difesa puntava sulla tesi di un disturbo psichico che avrebbe scatenato un raptus, la perizia psichiatrica ha tracciato un profilo differente. È stata riscontrata una gelosia patologica, ma non tale da configurare un delirio o compromettere la lucidità dell'uomo. Omer Cim sapeva esattamente cosa stava facendo, tanto da tentare la fuga verso l'Austria subito dopo il delitto, venendo bloccato a Curon Venosta solo dopo un rocambolesco inseguimento e lo sparo dei Carabinieri alle ruote della sua auto. Accogliendo pienamente le tesi dell'accusa, la Corte ha sancito che la premeditazione e il legame sentimentale rendono l'ergastolo l'unica pena congrua per un omicidio così spietato e calcolato.

 

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