Agricoltura, Dallapiccola: "Dopo le gelate situazione eccezionalmente grave". Le conseguenze peggiori per l'indotto
L'assessore ha paragonato, per gravità, la settimana tra il 21 e il 29 aprile alle gelate del 1997 quando mentre in Alto Adige vennero prodotti 8 milioni di quintali di mele, in Trentino si arrivò ad appena 2 milioni di quintali. Ma gli agricoltori sono assicurati chi rischia di più sono raccoglitori, trasportatori e tutta la filiera

TRENTO. Eccezionalmente grave: così l'ha definita l'assessore Dallapiccola la situazione della nostra produzione vitivinicola dopo le gelate delle scorse settimane. Addirittura non ha esitato a paragonarla a quella del 1997 quando l'allora assessore Pallaoro dovette ricorrere alla sede comunitaria. In quel caso (si legge nello studio "La difesa dalle gelate primaverili nella frutticoltura trentina" elaborato nel 2008 da Tommaso Pantezzi e Ferruccio Pellegrini e dalla Fondazione Mach e riferito alla frutticoltura) si verificò "una gelata classica da irraggiamento, con forte abbassamento di temperatura (fino a -6,5 °C, temperatura di bulbo asciutto). In questa annata ad un elevato numero di allarmi fece seguito anche una elevata frequenza di azionamento degli impianti antibrina. Questi funzionarono bene e permisero di ottenere una produzione normale. Nelle zone di collina come la Valle di Non, solitamente poco interessate da questi fenomeni, si ebbe invece un forte calo di produzione anche per un concomitante marcato anticipo vegetativo, accompagnato da minime molto basse (punte di -8, -9°C) in prossimità della fioritura. Nelle aree più colpite la perdita di produzione arrivò fino al 70%".
Un clima simile a quello che si è avuto a fine aprile di quest'anno quando al caldo anomalo di metà mese è seguito, poi, un brusco calo delle temperature per arrivare alle gelate tra il 21 e il 29 aprile. "Oggi è possibile avvalersi di strumenti assicurativi - ha spiegato Dallapiccola in consiglio provinciale rispondendo a un'interrogazione di Civettini - non però per quanto riguarda l’indotto, il cui danno non è misurabile, ma nemmeno assicurabile. La prossima settimana si terrà un tavolo con i sindacati per valutare quale sia l’approccio migliore per far fronte alla situazione, che è tristemente sotto controllo".
Per capire quanto potrà accadere cerchiamo di rifarci alla storia, allora, andando indietro e recuperando vecchie edizioni di "Terra Trentina" si rileva che nel '97 mentre in Alto Adige la produzione di mele fu di oltre 8 milioni di quintali, in Trentino arrivò ad appena 2 milioni di quintali. Va tenuto conto che la frutticoltura occupava 12 mila ettari in Trentino e 16 mila in Alto Adige. E rispetto alla gelata di poche settimane fa dai dirigenti del Codipra si apprende che il 90% delle mele è coperto da assicurazione per danni da eventi meteo.
L’uva da vino per il 60%. I dati, quindi, sono rassicuranti, almeno per i frutticoltori che hanno scelto questo mezzo di difesa. Ma non vanno dimenticati due fatti di segno negativo. Se i danni da gelo determineranno un calo di produzione più o meno rilevante, frutticoltori e viticoltori avranno sì minori spese di raccolta, ma devono egualmente eseguire i normali interventi agronomici e di difesa fitosanitaria. Le conseguenze della minore produzione ricadranno inoltre sulle categorie e le persone che determinano l’indotto economico: raccoglitori, cernitrici, trasportatori, fornitori di pallets e contenitori, venditori di macchine agricole e di mezzi tecnici.












