Contenuto sponsorizzato
| 03 mag 2017 | 12:39

Al via il registro della bigenitorialità, ma le associazioni che si occupano di famiglia sono preoccupate: "Rischio aumento conflittualità delle coppie"

La proposta è stata votata dal Consiglio comunale di Trento. Lo stesso tema anche in consiglio provinciale ma c'è il parere contrario della Giunta. Le associazioni: "Ricadute delle tensioni sui figli"

TRENTO. Un registro permetterà ad entrambi i genitori separati di ricevere informazioni e comunicazioni prettamente comunali relative ai propri figli.

 

Si chiamerà “Registro della bigenitorialità” ed è attivo da oggi dopo essere stato approvato lo scorso mese di novembre in Consiglio comunale, su proposta del consigliere Andrea Maschio e dopo un'ampia istruttoria da parte della Commissione politiche sociali che ha approvato il regolamento comunale per l'istituzione e la sua tenuta.

 

Una scelta che ha fatto storcere il naso a diverse associazioni che in Trentino da diversi anni si occupano di famiglie separate come Alfid, Appm e Ucipem.

 

Il registro sarà tenuto dal Servizio Politiche sociali del Comune di Trento. Un minore potrà essere iscritto al registro se residente nel Comune di Trento e su richiesta di almeno uno dei suoi genitori. Naturalmente non potrà avvalersi dell'iscrizione il genitore raggiunto da provvedimenti giudiziari che comportino la sospensione o la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

 

“L'iscrizione a questo registro – ha precisato l'assessore Maria Chiara Franzoia – permetterà di condividere con entrambi i genitori separati solamente le informazioni comunali come la comunicazione sulla scadenza della carta d'identità o quelle riguardanti la biblioteca o gli asili nido”

 

L'iscrizione al registro, che non ha rilevanza ai fini anagrafici, consente anche di far comparire il minore come domiciliato presso entrambe le residenze dei genitori.

 

Il registro, però, rischia di contribuire ad aumentare e cristallizzare il livello di conflittualità tra i genitori con ricadute sul minore stesso che si vedrebbe coinvolto in ulteriori dinamiche oppositive”. Questo il commento che arriva dalle associazioni con un documento che è già stato presentato all'audizione in Provincia il 23 marzo scorso.

 

Alfid onlus Trento, Appm Trento e Ucipem Trento spiegano che “l'istituzione del registro della bigenitorialità sembra uno strumento che tenderebbe a sancire, a stabilizzare, a legittimare anche simbolicamente l’idea della doppia, separata responsabilità genitoriale (bigenitoriale, appunto), responsabilità che è sempre certamente individuale, ma deve essere rivolta all’obiettivo che i figli possano (almeno in parte) pensare ai genitori interattivi con loro”.

 

Uno strumento invece che potrebbe essere utile per dare un senso più equilibrato alle relazioni con ambedue i genitori, secondo le associazioni, sarebbe il doppio domicilio per i figli, norma per altro di competenza nazionale.

 

“L’ente pubblico – affermano ancora le associazioni - ha il dovere, certamente, di farsi carico dei genitori che vivono questi drammi con diversi interventi. Si ritiene importante continuare a promuovere la mediazione familiare (nelle diverse fasi del conflitto familiare di coppia). Ciò in coerenza anche con i mutamenti culturali e sociali in atto, che danno valore a una genitorialità sia dei padri che delle madri che possa assumere forme più ampie di partecipazione alla vita dei figli e delle figlie in ogni fase della loro vita”.

 

In tema di separazioni, Alfid descrive così la situazione trentina: “Ormai le separazione sono diventate un fenomeno abbastanza frequente – ci spiega la presidente Sandra Dorigotti - sia nelle coppie più giovani che nei matrimoni e nelle convivenze più prolungate. La media si aggira sui 15 anni di matrimonio. Non è più però considerato un evento eccezione e quindi drammatico come accadeva negli anni Ottanta. Le situazioni sono cambiate”.

 

In Trentino i casi di separazione sono tra gli 800 e i 1000 casi all'anno e sono un migliaio i figli coinvolti.

 

La stessa proposta, sostenuta ancora una volta da un esponente dei 5 Stelle, è all'attenzione del Consiglio provinciale. Filippo Degasperi, infatti, ha depositato un disegno di legge che ha trovato, però, il parere contrario della Giunta e di conseguenza della maggioranza.

 

Sembra che la linea assunta dall'assessore Zeni sia più vicina alle posizioni delle associazione che si occupano di famiglie in difficoltà e di mediazione familiare. Associazioni che continuano a sottolineare come questo registro nei fatti non serva a nulla se non a rinfocolare i contrasti tra la coppia, contrasti che ricadono come sempre sui figli. 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 24 maggio | 22:03
Trasferito in gravissime condizioni all'ospedale dopo l'incidente con un'auto, Roberto Forzini è purtroppo morto
Cronaca
| 24 maggio | 21:39
Nella nuova puntata della rubrica "Sarò Franco" Franco Bragagna su il Dolomiti parla degli Enhanced Games, dell'Fc Südtirol e di Mattia [...]
Economia
| 24 maggio | 21:04
Prime somme per la 21esima edizione del Festival dell'Economia: "I numeri più alti di sempre: 45mila presenze di pubblico, 830 relatori, 350 [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato