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Emergenza freddo, nessun piano straordinario per i senzatetto che rimangono in strada. "Non tutti accedono ai dormitori", e una coperta non basta

In tutta Italia, dopo i decessi delle ultime notti a causa del freddo intenso, si approntano piani di emergenza. In Trentino continua iol sistema della "Pronta Accoglienza" che però non riesce a occuparsi di chi rimane in strada

Di Donatello Baldo e Giuseppe Fin - 09 gennaio 2017 - 07:02

TRENTO. Le condizioni meteorologiche continuano ad essere molto estreme. In altre regioni il conto dei decessi per l’ondata di gelo è già iniziato e fino ad oggi ci sono state almeno otto vittime. Tra questi sei persone senza dimora, coloro che più di altri faticano a trovare riparo, che spesso ai margini della società non hanno accesso alle strutture di accoglienza ordinarie.

 

Per loro si è mobilitato addirittura papa Francesco: "In questi giorni di tanto freddo penso e vi invito a pensare a tutte le persone che vivono per la strada, colpite dal freddo e tante volte dall'indifferenza. Purtroppo alcuni non ce l'hanno fatta. Preghiamo per loro e chiediamo al Signore di scaldarci il cuore per poterli aiutare". Queste le sue parole pronunciate dopo la recita dell'Angelus in Piazza San Pietro.

 

Ma il Vaticano non si è limitato alle parole del suo pontefice. L'elemosineria della Santa Sede ha messo a disposizione le automobili con targa SCV (Stato Città del Vaticano) per far dormire all'interno i senza dimora, la Comunità di Sant'Egidio è in piena emergenza e soccorre nella capitale tutte le persone che sono rimaste all'addiaccio.

 

A Roma ieri si sono toccati i -2° centigradi. A Trento i gradi sotto lo zero sono stati 9. Ma in Trentino non sembra essere scattata nessuna emergenza, l'accoglienza dei senza dimora continua con le stesse regole e le stesse disposizioni di sempre, senza un'intensificazione significativa delle prestazioni, senza aperture straordinarie di dormitori e nemmeno la stazione dei treni, che in passato è stata messa a disposizione nelle notti particolarmente rigide, ha disposto aperture straordinarie.

 

“Domani – afferma Cristian Gatti della Fondazione Comunità Solidale – faremo una prima breve analisi sulla situazione mettendo in comunicazione le diverse realtà protagoniste dell'accoglienza invernale per capire se servono ulteriori interventi”. Ma non sembra che sia già stato predisposto un piano ad hoc, un protocollo di intervento in caso di emergenza.

 

Ma vediamo come è organizzata in Trentino la “Pronta accoglienza”, chiamata in questo modo perché offre soluzioni immediate ai bisogni urgenti di alloggio, vitto e tutela. Accanto ai 105 posti presenti a livello annuale se ne aggiungono altri 97. Si tratta in particolare di 12 posti destinati a donne, gestiti attraverso il contributo di associazioni di volontariato, e 85 per uomini, di cui 43 gestiti sempre dalle associazioni.

 

“Ad oggi – ha affermato Gatti – tutti i posti presenti nelle strutture sono occupati e rispetto allo sportello unico non ci sono al momento persone in lista d'attesa. Chi si è rivolto allo sportello ha trovato una sistemazione dove dormire”. Questo, però, non significa che non ci siano persone che con questo freddo dormono all'aperto.

 

Perché c'è anche chi non si rivolge allo sportello, ci sono situazioni di grave marginalità, persone con dipendenze da droga o da alcol che non riescono a presentarsi sobrie (come giustamente è richiesto) alla struttura di accoglienza. “Ci sono casi di persone che per varie ragioni non riescono a presentarsi in tempo allo sportello – ci spiega un volontario – e anche se paradossalmente ci fosse un posto disponibile in un dormitorio, non possono entrare. Rimane fuori anche chi per caso scende a Trento con il treno delle sette di sera: anche se ci fosse disponibilità non ci può entrare nel dormitorio”.

 

E così alcuni rimangono fuori, magari ubriachi fradici con una coperta avvolta sulle spalle, con 10 gradi sotto zero. “In strada ci sono situazioni al limite – spiega il volontario – ci sono ubriachi e tossicodipendenti, persone con problemi psichici, senza dimora che non si separerebbero per nessuna ragione al mondo dal loro cane, a costo di rimanere al freddo tutta la notte. Ci sono anche casi – continua – di coppie che non vogliono essere separate all'interno del dormitorio che per ovvie ragioni è diviso per genere”.

 

Persone ai margini, ma persone che comunque hanno bisogno di essere assistite e di essere protette dal rischio di morire su una panchina. Perché non è cosa improbabile, e in Trentino è già successo che un senza dimora morisse durante il freddo dell'inverno. E nel resto d'Italia succede in queste ore: per questo si sta mobilitando in modo straordinario tutto il sistema dell'accoglienza, si attivano i volontari, il Terzo settore, persino la Protezione civile.

 

“Ma per tossici e immigrati non si muove nessuno – sussurra qualche volontario – il ritorno d'immagine c'è solo con le grandi emergenze, con i terremoti, non per coloro che stanno ai margini, che schiviamo di giorno e ignoriamo di notte”.

 

Forse questo è esagerato, perché il sistema di accoglienza in Trentino è nella norma. “Ma non eccelle, non vuole eccellere. Non vuole coprire tutto il bisogno per paura che questo si trasformi in un 'effetto richiamo' di senza dimora da altri territori. Una leggenda metropolitana – spiegano alcuni volontari – perché non c'è un automatismo, non c'è il turismo del dormitorio, ed è più facile che un senza dimora si trasferisca dove l'inverno è meno freddo piuttosto che venga a Trento per svernare”.

 

Qualcuno, comunque, rimane a dormire fuori. E non si sa dove, perché sembra che nessuno sia in grado di avere una mappatura dei rifugi di fortuna. E la notte è fredda, e il rischio di debilitare corpi già compromessi dalla vita di strada è realistica. E se qualcuno non rimane assiderato è soltanto un colpo di fortuna.

 

In passato, nelle notti più fredde, rimaneva aperta la stazione dei treni. Le regole dei dormitori si allentavano un po', il soccorso e la protezione dal rischio di morire in strada veniva data anche al peggiore dei senzatetto, anche a chi arrivava gonfio di alcol, credendo magari che qualche litro di vino potesse scaldare un corpo freddo.

 

Forse non basta una coperta sulle spalle. Forse serve uno sforzo straordinario perché se anche un solo senza dimora dovesse morire, e se quel giorno ci fosse anche un solo posto vuoto nei dormitori della città, sarebbe non solo una sconfitta ma anche un motivo di vergogna per un Trentino famoso in tutta Europa per essere il primo e il più capace ad affrontare le emergenze

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