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Il gestore del Café de la Paix: "Un progetto nato male, impossibile da sostenere". Ora deciderà l'Itea

Luca Buonocuno: "Il comune ha sempre dovuto dar conto alle lamentele dei vicini e le limitazioni dell'orario e all'uso di amplificazione non ci permettevano di lavorare"

Di Donatello Baldo - 25 settembre 2017 - 06:56

TRENTO. “La verità – spiega Luca Buonocunto, il gestore del Café de la Paix che ha gettato la spugna – è che il bando di cinque anni fa è nato male, zoppo. È impossibile proporre iniziative culturali se non si permette la gestione commerciale”.

 

Il Café de la Paix chiude i battenti, la seconda gestione che ha raccolto la sfida si è arresa. Il circolo di passaggio Osele, una delle stradine laterali di via Suffragio che si collega a piazza Mostra, era partito dall'idea del Forum per la Pace, al tempo presieduto da Michele Nardelli.

 

Si voleva creare uno spazio di socialità, di promozione dei temi della pace, dei diritti, della cittadinanza, affidando a un circolo la gestione commerciale, la parte ricreativa. Per attirare i giovani, per dare contenuto alle serate, per riprendersi un luogo della città abbandonato a se stesso.

 

Un progetto ambizioso che si è subito scontrato con la realtà. “Forse troppo ambizioso, forse la città non l'ha mai digerito la sua presenza – afferma Buonocunto – non si è mai accettato fino in fondo questo luogo”.

 

“Il problema – torna a dire - è il progetto. Nel bando è espressamente menzionata la possibilità di fare musica. Ma nelle condizioni in cui eravamo era cosa impossibile. Il comune ha sempre dovuto dar conto alle lamentele dei vicini e le limitazioni dell'orario e all'uso di amplificazione non ci permettevano di lavorare”.

 

Il progetto, nelle intenzioni di chi ha scritto il bando, doveva basarsi su un'attività economica affidata a un circolo che a sua volta doveva garantire lo svolgimento alle attività culturali.

 

E questo è il tentativo fatto fino all'ultimo, con i mezzi che avevamo a disposizione, lottando contro la vicina che tirava in testa alle pèersone il pane secco, sopportando le visite dei vigili urbani chiamati a tutte le ore”.

 

“Ma se io leggo un bando in cui c'è scritto che posso prendere il cappuccino o l'aperitivo in cortile, seduto ai tavolini, e poi di fatto questo viene impedito perché un circolo per regolamento non può perché è permesso solo ad un esercizio pubblico, è ovvio che non si va molto lontani. Si va avanti con un forte handicap che negli anni si accumula”.

 

Luca Buonocunto spiega che ci ha provato, “come ci ha provato fino all'ultimo la gestione precedente”. Fino all'ultimo: “Anche il programma culturale lo abbiamo sempre portato avanti con tante realtà, tante associazioni. Ma era impossibile tenere persone dentro il Café con questo caldo, poi la musica non la puoi fare, il nostro ultimo anno è stato senza musica completamente, proprio senza. Abbiamo cercato di fare teatro – spiega - incontri politici, sociali, culturali, anche con il Forum per la Pace”.

 

“Ma ci ho solo rimesso soldi”. E qui chiede che sia scritto chiaro: “Le agevolazioni fiscali di cui si parla non esistono, non ci sono, anche perché per tutta la mia gestione e da un anno prima nella gestione precedente il Café de la Paix è a gestione fiscale ordinaria, pagavamo l'iva come tutti gli altri. Questa cosa che il circolo non paga le tasse non è vera, basta andare dal commercialista e appurarlo”.

 

L'affitto si paga all'Itea, un affitto più basso delle attività commerciali della zona. “Ma comunque una spesa a cui si deve far fronte con una gestione commerciale. Vendendo cibo e bevande, cercando di attirare le persone per le consumazioni: cosa impossibile con tutte le limitazioni imposte dal Comune”.

 

Ora però, dalle parole del presidente dell'Arci del Trentino e da quelle del presidente del Forum per la Pace, sembra che il mero aspetto commerciale sia da ostacolare, l'importante è la progettualità culturale.

 

“Capsco anche questo – ammette Buonocunto - ma la verità è che in mancanza di un'attività lì si ritorna a spacciare, sporcare il passaggio di escrementi. Senza l'attività commerciale non si sostenta la progettualità”.  

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