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"La stampa locale è tra i principali responsabili del clima d'isteria collettiva riguardo l'orso"

Dopo il contributo del giornalista Alessio Kaisermann e quello di Alessandro Giuliani oggi pubblichiamo il testo di Alessandro Ghezzer che spiega come tutti (compresi noi) abbiamo scritto troppo di orso inseguendo i titoloni ad effetto (con anche qualche esagerazione come quella di oggi su Marco Vegan)

Il post di Marco Vegan del 14 agosto
Di Luca Pianesi - 18 agosto 2017 - 19:15

TRENTO. Orso sì, orso no. Il tema sta tenendo banco da giorni e i giornali (tutti, nessuno escluso e, ovviamente, noi compresi) stanno dando ampi spazi (forse troppo) alla notizie più varie sull'argomento. Domani è annunciata la manifestazione degli animalisti a Trento e l'Adige.it oggi ha pubblicato il video di un tizio con improbabili rasta sulla testa e un nome altrettanto improbabile Marco Vegan, che, con fucile in mano, annuncia che sarà anche lui alla manifestazione "ti prometto sarai vendicata - spiega nel video riferendosi a Kj2 -. Metterò le teste dei tuoi carnefici su delle picche, così che tutti gli assassini potranno riflettere sulle loro azioni, avremo la nostra vendetta in questa vita o nell'altra". 

 

Lo hanno preso fin troppo sul serio ma ovviamente il tizio in questione non esiste. Nella realtà si chiama Gian Marco Saolini e di volta in volta si traveste "trasformandosi" nello stereotipo più estremizzato di estremisti già stereotipati. In questo caso fa l'animalista integralista (chi mangia la carne è chiamato mangiacadaveri), altre volte ha fatto il No Vax. E' uno che si diverte a trollare l'opinione pubblica e a vedere chi abbocca alle sue sceneggiate. Questa volta è toccato all'Adige.it (tra l'altro il video è stato fatto il 14 agosto e oggi lui stesso ne ha realizzato un altro video dove dice: "amici veg ho salvato i cuccioli li ho caricati su un camion e portati a Roma al sicuro" e conclude dicendo "ora mi nasconderò in un albergo in Trentino per far calmare le acque") ma in questo periodo di psicosi da orso (oggi la chiamata dei soccorsi a Folgaria di alcuni turisti che lo avrebbero visto) sarebbe potuto capitare ad altri. Perché? La risposta, indirettamente, ce la dà Alessandro Ghezzer con una lettera che ha scritto proprio sulla questione media e orso.

 

Negli scorsi giorni abbiamo dato spazio a un giornalista di Trento Alessio Kaisermann che ha spiegato con un bellissimo contributo come noi trentini stiamo vivendo la gogna mediatica alla quale è sottoposta in questi giorni la nostra terra, ha parlato dell'ipotesi di boicottaggio e degli insulti che un intero popolo sta ricevendo mezzo Facebook per l'uccisione di un'orsa. Ieri abbiamo pubblicato la visione di un altro giornalista, di Rimini, Alessandro Giuliani che, in maniera pacata e rispettosa, ha spiegato perché tanti italiani sono arrabbiati con il Trentino.

 

Oggi ecco il testo di Alessandro Ghezzer, fotografo e cameraman molto conosciuto in Trentino e grande appassionato di montagna. Una critica proprio ai giornalisti e ai media che ci tocca tutti, noi compresi lo ripetiamo, e che ci invita a riflettere.

 

"La stampa locale è tra i principali responsabili del clima d'isteria collettiva riguardo l'orso. Il quotidiano "L'Adige" in particolare si è tristemente distinto, e non da ieri, per una sistematica campagna di esasperazione degli animi. Qualunque fatto riguardasse l'orso, anche il più futile, era pubblicato con esagerata enfasi e titoloni strillati.

Il tutto per raccattare qualche click online e vendere qualche copia in più in edicola. Ritengo che il giornalista abbia però, oltre alla ovvia necessità di vendere la propria mercanzia, anche una responsabilità sociale (deontologia?). In un progetto così difficile come il ripopolamento dell'orso, in cui il Trentino si è coraggiosamente (o temerariamente?) impegnato, la clava mediatica e spregiudicata della stampa può avere effetti nefasti e determinarne un misero fallimento. Un fallimento che a ben vedere non giova a nessuno: al Trentino, ai trentini e infine anche ai poveri orsi, protagonisti loro malgrado di quella che è ormai diventata una tragica farsa.

Non saprei infatti come altro definire la rimozione di un'orsa che fa l'orsa, che difende cioè la prole da un'evidente intrusione. Tanto valeva mettere dei pupazzi se questa è la concezione che troppi trentini, a cominciare dai loro governanti, hanno degli animali selvatici. Con la pubblicazione della notizia (sic) della donna finita all'ospedale perché "aggredita dall'orso in sogno" (!), si è davvero toccato il fondo. Con questo genere di notizie i giornalisti offrono uno spettacolo avvilente di se stessi. Un giornale serio dovrebbe essere un punto di riferimento, una fonte affidabile dove il lettore possa trovare notizie vere e non bufale o stupidaggini demenziali. Se anche la stampa si mette a rincorrere le scemenze del web, è la fine".

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