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Marcinelle, sessantun anni fa la tragedia nella miniera. Dorigatti: "I morti sul lavoro sono troppi anche al giorno d'oggi"

A Faver la celebrazione del ricordo organizzato dalla Trentini nel Mondo, in occasione della Giornata nazionale dedicata al sacrifico del lavoro degli italiani nel mondo e del 14° incontro dei circoli Trentini d’Italia e quello estivo dei circoli trentini d’Europa

Pubblicato il - 08 August 2017 - 17:32

FAVER. La tragedia di Marcinelle come punto di svolta delle condizioni di lavoro in Europa. Una strage (266 furono i minatori morti nella miniera belga, in quel drammatico 8 agosto del 1956) che segnò un solco tra un prima, fatto di sfruttamento e di un profitto spinto senza limiti a scapito della sicurezza, e un dopo fatto di una maggiore consapevolezza dei diritti dei lavoratori, primo tra tutti il diritto alla vita.

 

Anche per questo lo spaventoso incidente di 61 anni fa va ricordato: per non dimenticare che il profitto posto come unico valore dell’economia inevitabilmente finisce per calpestare la dignità umana e provoca morte.

 

Concetti, questi, che il presidente del Consiglio Bruno Dorigatti ha sottolineato in un intervento che ha tenuto all’incontro commemorativo della tragedia di Marcinelle a Faver in val di Cembra, organizzato dalla Trentini nel Mondo, in occasione della Giornata nazionale dedicata al sacrifico del lavoro degli italiani nel mondo e del 14° incontro dei circoli Trentini d’Italia e quello estivo dei circoli trentini d’Europa.

 

“Ricordare Marcinelle – ha detto Bruno Dorigatti – è fondamentale. Perché si ricordano le condizioni dei lavoratori in quegli anni; le condizioni di chi emigrava anche dal Trentino. Gli anni in cui nelle miniere del nord Europa lo sfruttamento era durissimo e le vittime degli incidenti nelle miniere erano centinaia. Lavoratori che morirono per avere un futuro".

 

"Marcinelle – ha continuato il presidente del Consiglio – provocò una presa di coscienza. Scosse la politica e l’opinione pubblica, al punto che il Corriere della Sera uscì con un titolo significativo: L’Italia esporta lavoratori non schiavi”.

 

Quindi, ha continuato nel suo ragionamento Dorigatti, ricordare deve avere effetti sull’oggi. Non dimenticare da quali fatiche, da quali drammi, da quale povertà la nostra comunità è partita per agire oggi. Agire, ha sottolineato, sul fronte del lavoro, prima di tutto.

 

“Lavoro – ha aggiunto – che oggi è in difficoltà. Anche se il Trentino, in un momento di crisi, ha saputo fare la propria parte”. Ma molto c’è ancora da fare in tema di sicurezza: “Morti e incidenti sul lavoro – ha affermato – sono ancora troppi. Anche se il Trentino ha saputo darsi leggi innovative, l’attenzione va mantenuta alta”.

 

Il presidente ha poi toccato il tema della salute. In un momento di alta disoccupazione il rischio del ricatto tra lavoro e salute cresce. Citando i casi noti, e anche questi drammatici, della Sloi di Trento e quello attuale dell’Ilva di Taranto, Dorigatti ha affermato che va detto “un non deciso allo scambio tra lavoro e salute”.

 

Ma alla base della sicurezza, della tutela della salute, dell’ambiente e della stessa democrazia sta l’occupazione. “Quando manca il lavoro – ha affermato a questo proposito Bruno Dorigatti – manca il dialogo. L’esperienza storica ci dice che le dittature, pensiamo a quella nazista, nascono dalla disoccupazione. Per questo le istituzioni e la politica devono fare ogni sforzo possibile per creare lavoro. In primo luogo per i giovani”.

 

All’incontro di Faver è intervenuta la consigliera provinciale Lucia Maestri che ha ricordato l’importanza del ruolo delle donne nell’emigrazione. “Le donne – ha affermato – che nell’emigrazione hanno tenuto in piedi le comunità e le loro famiglie. Un ruolo – ha aggiunto – che non è stato ancora del tutto esplorato”.

 

Più in generale la consigliera ha ricordato che il sacrificio dei nostri emigrati è stato fatto per difendere l’identità e la dignità. “Dignità e un’identità – ha concluso – che hanno cercato nel lavoro. Dignità e identità che ci devono accompagnare anche in questi giorni osservando quanto accade nel Mediterraneo”.

 

L’incontro di Faver, come detto, è stata l’occasione di ricordare la triste vicenda di Marcinelle, dove tra l’altro, assieme ad altri 136 italiani morì a 36 anni Primo Leonardelli di Viarago, ma anche le decine di nostri conterranei che persero la vita in centinaia di incidenti minerari.

 

Aldo De Gaudenz, della Trentini nel Mondo, ha ricostruito l’epopea mineraria, costellata di drammi, dei trentini dall’inizio del ‘900. Una galleria tragica di catastrofi, in particolar modo negli Usa, che costò la vita ad un numero imprecisato, ma alto, di minatori emigrati dalle nostre valli.

 

Una delle ultime vittime, in Belgio nel 1957 in una miniera a venti chilometri di Marcinelle, fu Renzo Savoi di Faver che rimase ucciso con altri cinque compagni di lavoro, da un’esplosione. 

 

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