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Senzatetto, anche quest'anno in molti dormiranno al freddo

I servizi: "Settanta persone rimangono fuori dalle strutture di accoglienza, soddisfatto solo il 60% delle richieste"

Di Giuseppe Fin - 09 ottobre 2016 - 08:18

TRENTO. Per chi non ha un tetto i prossimi mesi saranno quanto mai drammatici. Tra poche settimane, come ogni anno, l'Amministrazione comunale presenterà il “piano invernale” attraverso il quale si cercherà di offrire un riparo al caldo per chi è costretto a dormire all'addiaccio. Un piano che rischia però di essere anche quest'anno insufficiente perché accanto ai senza dimora presenti da anni sul territorio a chiedere aiuto sono diversi profughi arrivati utilizzando la via dei Balcani.

 

A confermarlo sono i numeri che dimostrano come i posti di accoglienza per i senza dimora messi a disposizione per il periodo invernale non riescono a soddisfare il bisogno. “Una grossa fetta di persone questo inverno dovrà arrangiarsi a trovare un posto dove ripararsi dal freddo” hanno già affermato alcuni operatori. I posti a disposizione lo scorso anno sono stati 148 per la città di Trento e 44 per quella Rovereto. I numeri quest'anno potranno variare di poco. Le richieste viaggiano però su valori ben diversi, basti pensare che quotidianamente il Punto d'Incontro di via Travai offre il pranzo a circa 130 persone (160 fino a poco tempo fa) e che l'unità di strada della Fondazione Comunità solidale nell'anno 2015 ha conosciuto 538 persone di cui 76 donne e 462 uomini; di queste persone, alla fine dello scorso anno erano presenti sul territorio comunale 404 persone.

 

A confermare la possibile criticità derivante da una carenza di posti è Cristian Gatti, direttore della Fondazione Comunità Solidale. “Per quanto riguarda l'imminente arrivo della stagione fredda non siamo in grado di evidenziare criticità – ha spiegato Gatti – ma possiamo affermare che diverse persone senza dimora presenti sul territorio comunale verosimilmente non troveranno accoglienza presso le strutture dedicate”. Per chi quotidianamente segue il fenomeno, i posti messi a disposizione nella città di Trento riescono purtroppo “a rispondere solo ad un valore che si aggira attorno al 60% delle domande, anche se esiste un turn-over”. Le persone che rischiano di rimanere fuori al freddo a dormire, certamente, non sono poche. La maggior parte uomini, stranieri e con un'età che si aggira attorno ai 45 anni. A prepararsi al periodo invernale è anche Casa Bonomelli che attualmente è l'unica in città a fornire accoglienza di bassa soglia. La struttura dai primi di novembre metterà a disposizione ulteriori posti per dormire con la predisposizione di alcuni container.

 

“E' vero che anche quest'anno saranno diverse le persone che non riusciranno ad usufruire di un posto al caldo dove dormire – ci ha confermato il responsabile della struttura in Lung'Adige S. Nicolò, Mauro Pizzini – ma dobbiamo anche considerare il fatto che se avessimo 200 posti, questi sarebbero riempiti tutti e richiamerebbero altre richieste”.

 

Per capire la situazione attuale, ci dice Pizzini, “basta conoscere i numeri che ci sono allo sportello unico. In questo momento la struttura Bonomelli offre 41 posti dove dormire ma allo sportello abbiamo una graduatoria di 70 persone che rimangono fuori. E questi sono soggetti che si sono rivolti allo sportello ma molti altri non lo fanno e quindi i numeri sono ancora maggiori”.

 

A pesare, e non poco, sono anche gli arrivi del 2015 e di quest'anno, dei migranti che arrivano in Trentino seguendo la rotta balcanica, quella a cui meno si fa attenzione e spesso viene lasciata all'ombra dei dibattiti. Per questa via anche quest'anno sono arrivati diversi profughi che, a differenza di chi sbarca sulla coste del mediterraneo, non riescono a entrare nei programma di accoglienza se non dopo aver fatto sapere della loro presenza alle autorità. Da qui all'entrata nei programmi passano però diversi mesi. Mesi durante i quali, purtroppo, i migranti il più delle volte si mescolano con i senza tetto presenti sul territorio.

 

“Lo scorso anno – hanno spiegato alcuni volontari del Punto d'Incontro – abbiamo registrato un flusso molto anomalo di pachistani. Stiamo parlando di arrivi attraverso i Balcani in autonomia oppure dall'Austria. Quest'anno questo flusso è diminuito ma siamo sempre attorno a circa un'ottantina di persone. Quando arrivano sul territorio non sono all'interno dei progetti di accoglienza e per diversi mesi vanno ad appoggiarsi ai centri come il Punto d'Incontro o la Bonomelli sottraendo opportunità soprattutto per il dormire a persone che abitualmente vivono la strada”.

 

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