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Si finge poliziotto e truffa una donna di Rovereto

L'uomo, trentino, ha finto di essere amico del pubblico ministero e si è proposto di aiutare la donna di origine moldava in pratiche burocratiche legate alla prematura scomparsa del figlio e la possibilità di rivedere i nipoti. Condannato alla pena di un anno e nove mesi

Di Luca Andreazza - 28 settembre 2016 - 12:42

ROVERETO. Truffa aggravata, millantato credito, sostituzione di persona e recidiva reiterata infraquinquennale. C.D., le sue iniziali, trentino 37 enne residente in Val di Non, è stato condannato alla pena di un anno e nove mesi, oltre al risarcimento di 1.500 euro alla vittima, una donna di origine moldava domiciliata a Rovereto, assistita in udienza dall'avvocato Nicola Zilio

 

L'uomo, per estorcere la somma di 500 euro, avrebbe avvicinato la donna sfruttando la sua ingenuità e la sua angoscia derivata dalla perdita del figlio dopo un incidente stradale e dal mancato permesso della nuora di poter rivedere i nipotini, ultimo ricordo del figlio scomparso.

 

Il trentasettenne trentino avrebbe architettato un piano dettagliato per sfruttare in suo favore l'infelice situazione della moldava: prima si è finto un poliziotto impegnato nella protezione della categorie più deboli e quindi avrebbe millantato la possibilità di poter riscuotere un premio assicurativo relativo alla scomparsa del figlio e di poter risolvere alcune pratiche burocratiche e legali per rivedere i nipoti. C.D. avrebbe inoltre rafforzato la sua posizione asserendo una stretta amicizia con il pubblico ministero Fabio Biasi, prospettando inoltre la possibilità di ricevere favoritismi nella buona conclusione della vicenda.

 

L'uomo ha conquistando la fiducia della signora non solo a parole, ma anche attraverso piccole azioni quotidiane: C.D. infatti ha cercato di accudire la vittima, mostrando premura della situazione e accompagnando la donna in diverse commissioni.

 

L'interpretazione da Oscar ha raggiunto l'apice quando l'uomo, per rafforzare la propria posizione e influire sulla vulnerabile donna, ha finto in più occasioni di parlare in radio con altri colleghi delle Forze dell'ordine .

 

Riuscito nell'intento di farsi anticipare la somma di 500 euro per sostenere alcuni fantomatici costi amministrativi e poter così sbloccare le pratiche, C.D. è sparito nel nulla, rendendosi irreperibile. La donna non riuscendo più a mettersi in contatto con l'uomo e in preda allo sconforto, si è recata personalmente in tribunale per chiedere informazioni direttamente al pubblico ministero Fabio Biasi, il quale, ovviamente estraneo ai fatti, ha fatto scattare le ricerche e gli approfondimenti del caso.

 

La vicenda risale al periodo marzo-aprile 2014 e ieri il giudice Corrado Pascucci, dopo aver sentito accusa e difesa e un testimone oculare presente al momento della firma di alcune pratiche falsificate e non corrispondenti al vero, ha condannato l'uomo per i capi d'imputazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

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