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| 09 mag 2017 | 06:56

Tra i profughi arrivati ieri a Trento anche una neonata di appena nove giorni. Un pullman di donne e bambini alla Residenza Fersina

Gli operatori emozionati e soddisfatti: "Un numero così elevato di bambini non c'era mai stato". Sono 12 i minorenni, alcuni di nemmeno un anno. Mentre alla Vela, tra le proteste dei leghisti, si sono trasferiti in venti: "Sono tutti in attesa di essere valutati dalla commissione"

TRENTO. Occhi grandi, bianchissimi e stanchi. Questi i visi dei piccoli richiedenti asilo arrivati in Trentino. Mentre alcuni profughi si spostavano negli appartamenti della Vela, alla residenza Fersina si svolgevano i controlli medici al nuovo contingente destinato alla nostra Provincia, circa una cinquantina di persone tra donne e bambini. 

 

Sono arrivati a Trento ieri mattina, sono sbarcati il giorno prima al porto di Augusta, Siracusa. Per mare, attraverso il Mediterraneo come molti prima di loro, come quelli che in quel mare sono morti. Sono poi stati imbarcati un'altra volta sui pullman che si sono diretti ancora più a nord, fermandosi davanti ai cancelli della Residenza Fersina. 

 

Donne e bambini. La più piccola si chiama Victory, di pochissimi giorni. "E' nata il primo maggio", ha detto la madre. E sarà nata forse qualche ora prima di prendere il mare, in terra libica. Oppure sulla barca, tra le onde, tra i corpi di altri migranti, stretta al seno della mamma.

 

Sono dodici i minori, alcuni appena nati, alcuni un po' più grandi. Una famiglia formata dalla mamma e dai tre figli. Loro sono del Mali. Un'altra famiglia con soltanto la mamma e i suoi tre bambini, uno di 16 anni e gli altri di cinque e sei anni. Loro sono del Camerun. Un'altra madre ha con sé due figli, arrivano dalla Sierra Leone


Poi altre mamme con un solo figlio, una coppia che di figli non ne ha, una donna incinta. "Tutti stanno bene - assicurano gli operatori - sono stati visitati qui alla residenza, dopo le visite di routine allo sbarco in Sicilia. I bambini sono stanchi adesso, sono provati dal viaggio - spiegano - sono piccoli: oltre a Victory che è la più piccola di tutti, ce n'è uno di cinque mesi, uno di appena un anno". 

 

Sono stanchi i bambini ma lo sono anche gli operatori, anche i volontari. "Oggi tra l'arrivo del pullman e gli spostamenti di alcuni ragazzi alla Vela abbiamo movimentato un centinaio di persone - affermano provati - ma siamo soddisfatti".

 

"E molto emozionati - confidano sorridendo con gli occhi - perché è la prima volta che accogliamo un gruppo così grande composto da donne e bambini. Abbiamo lavorato fin da subito per predisporre un'accoglienza particolare, inviandoli nel giro di poche ore nelle strutture adatte, nelle case-famiglia".

 

Si sono mobilitati tutti, gli operatori del Cinformi, quelli della Croce Rossa, i volontari. "Quello di ieri è stato un arrivo speciale - affermano - e già dal giorno prima avevamo capito che si trattava di donne e bambini. Per questo - spiegano - tutti sono stati allertati per gestire al meglio la situazione". 

 

Poi si sono trovati davanti i volti di questi piccoli. "Ce li litigavamo tra noi - dicono sorridendo gli operatori - facevamo a gara a prenderli in braccio". Li hanno imboccati, coccolati, perché di fronte agli occhi di un bambino è naturale provare un istintivo moto di protezione, di affetto e amore. 

 

Ma chi sono queste donne, queste famiglie che hanno attraversato il mare mettendo a rischio i loro figli pur di toccare le nostre sponde? "E' ancora presto per dirlo". Questo ci dicono i responsabili della Residenza Fersina che hanno predisposto l'accoglienza. "Passano parecchi giorni prima che un migrante inizi a raccontare il suo viaggio. Loro - solo due giorni fa - erano in mare, è ancora troppo fresco il ricordo".

 

"Quando timidamente chiediamo, rispettosi dei loro tempi, ci dicono questo: 'Io non voglio ricordare, io voglio dimenticare'". 

 

Succede spesso così, che chi ha subito violenza, chi ha visto gli amici morire, chi è passato da un evento traumatico, abbia bisogno di tempo per trovare il filo della narrazione della loro vita. Prima che il racconto sia portato fuori dal novero dei ricordi che fanno male passano i giorni, le settimane, i mesi. Così ci spiegano gli operatori, ed è del tutto comprensibile. 

 

"Queste persone sono in viaggio da mesi, sono passati per la situazione libica. Adesso stanno elaborando quanto successo - spiegano  - molti di loro hanno dovuto lottare per la sopravvivenza. Questo è un caso ulteriormente particolare in quanto le donne sono ovviamente protettive verso i loro piccoli e quindi sono molto chiuse. Superato un periodo di ambientamento entreranno maggiormente in contatto con noi, in questo momento i volontari sono l'ultimo dei loro pensieri".

 

In questa giornata, l'altra emergenza è stata quella della Vela, della nuova residenza nel sobborgo di Trento che ha suscitato le proteste di un gruppo di leghisti che anche oggi si sono radunati davanti alla struttura dell'ex studentato. Domani faranno anche un presidio per dire "Qui non li vogliamo". 


"La residenza della Vela è composta di 20 appartamenti - spiegano al Cinformi - e ora ne saranno utilizzati soltanto sette. Si tratta di una ventina di persone e la struttura sarà gestita dalla Croce Rossa". L'invio nel sobborgo di Trento di alcuni ragazzi serve per alleggerire la Residenza Fersina: "Ma non è assolutamente vero che lì mettiamo quelli ingestibili come qualcuno ha detto. I richiedenti asilo sono stati selezionati in ordine cronologico in base al loro arrivo, e sono quelli che a Trento sono arrivati tra il gennaio e il maggio dello scorso anno". 

 

Si tratta soprattutto di richiedenti asilo provenienti dall'Africa Subsahariana, di alcuni pachistani e di un iraniano. Quasi tutti in attesa di essere valutati dalla commissione che deve esprimersi sulla loro richiesta di asilo. "Il trasferimento è stato tranquillo - spiegano - sono stati accolti, prenderanno posto nelle loro stanze, cercheranno di ambientarsi. Si sono trasferiti autonomamente in autobus". 

 

 

 

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