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Vallotomo, l'esperto dice che non c'è altra soluzione: "Ma è di parte". Si aspetta ora la perizia di un altro professore

Consiglio comunale straordinario, il professor Barla ha validato l'intervento della Pat. Attesa per l'altra perizia affidata a Giani dai proprietari delle fratte

Il dirigente del Dipartimento Protezione civile della Pat De Vigili e il geologo Barla
Di Donatello Baldo - 19 gennaio 2017 - 11:17

MORI. L'Auditorium è gremito, la platea attenta. Il tema non riguarda soltanto i proprietari degli appezzamenti sulle pendici di Montalbano, riguarda tutta la borgata. Il vallotomo è ormai il muro che divide, non soltanto il muro che dovrebbe proteggere le case di via Teatro dal possibile crollo del diedro che minaccia di rovinare a valle.

 

Divide tra favorevoli e contrari, tra coloro che vorrebbero difendere il paesaggio e coloro che con sicurezza dicono che non c'è altra soluzione. Divide anche la politica, con la minoranza che sposa le ragioni del comitato che si oppone alla costruzione dell'opera e la maggioranza che sostiene le soluzioni proposte dalla Protezione civile che anche ieri era presente in forze.

 

Come in forze erano presenti polizia e carabinieri, agenti della Digos, funzionari della questura con in testa la dirigente Orsingher: si temevano contestazioni (come se fosse vietato dalla legge esprimere la propria posizione con cartelli, striscioni, volantini). Il clima un po' più rilassato dell'ultima riunione quando il governatore Rossi fu contestato apertamente. Ma la divisione era palpabile anche ieri sera.

 

Si credeva che il nodo gordiano potesse essere tagliato dalla relazione “super-partes” del professor Giovanni Barla, geologo e ingegnere. “Parla la scienza, il caso è chiuso”, sembrava volessero affermare il sindaco Barozzi e l'assessore provinciale Mellarini. Ma nemmeno Barla è riuscito a convincere tutti della bontà del vallotomo.

 

Chiamato dalla Provincia, su richiesta del Comune, a relazionare sulla giustezza degli interventi messi in campo dal Servizio prevenzione rischi della Provincia autonoma di Trento, il professor Barla ha parlato un'ora e mezza davanti a tutto il Consiglio comunale riunito “coram populo” in seduta straordinaria all'Auditorium. In sostanza ha detto che altra soluzione non c'è, che il vallotomo “è la scelta più convincente”, che altre barriere para-massi non garantirebbero la tenuta e che la Pat si è mossa correttamente nella predisposizione della somma urgenza.

 

Il professore, con mille slide, ha illustrato nel dettaglio la situazione, ha mostrato che l'ammasso roccioso è spaccato il tre parti, che non crolla solo per un delicato equilibrio di forze, “un equilibrio limite”. Insomma, quel diedro sta attaccato alla montagna solo per un piccolo peduncolo alla base: “Ma se viene meno quel legame al piede quel volume viene giù”.

 

Per questo, secondo il professore, è stato giusto predisporre la somma urgenza. “È stata correttamente attivata la procedura – spiega Barla – perché in un caso come questo la persona che ha la responsabilità deve farlo assolutamente”. Nel senso che è obbligata, che non può aspettare. “Perché la realizzazione dell'opera deve essere fatta nel più breve tempo possibile”. E non esclude, il professore, lo sgombero dell'area.

 

Il consulente si è poi dilungato sulle possibilità che ha il vallotomo di intercettare i massi che potrebbero cadere. E da quel che dicevano le slide sembra che sia capace di contenere tutte le traiettorie ipotizzate di massi sia di uno che di dieci metri cubi. Massi rocciosi che se non si staccano prima a causa di “forza sismica, idraulica o per effetto della forza di gravità”, si staccherebbero grazie all'intervento di demolizione. Intervento che potrebbe avvenire con esplosioni controllate oppure meccanicamente, “su questo si potrà discutere”, dice il professore.

 

Vallotomo, ecco il rendering

 

Sono scartate tutte le altre ipotesi. “Ancoraggio, stabilizzazione, chiodatura sono operazioni complesse che comunque non risolvono il problema. Possono servire – spiega Barla – per la parte superiore del diedro ma non per la parte basale”. Niente da fare, “la parte superiore dev'essere demolita”. E per questo serve il vallotomo.

 

Barriere para-massi meno impattanti a livello paesaggistico? “Non avrebbero la stessa capacità di assorbimento dell'impatto”. Nel senso che non è garantito che possano resistere alla caduta delle rocce: barriera para-massi “non compatibile”, ha chiarito il professore.

 

Al Consiglio ha parlato anche Giuseppe Scaglione, paesaggista, docente dell'Ateneo trentino. Un intervento contestato, irriso dai presenti: “Quella della Protezione mi sembra un intervento soft”, spiegando che non sembra trattarsi di un intervento irreversibile. Anche Scaglione ha mostrato ai presenti delle slide. “In questa foto ecco un esempio di vallotomo – ha illustrato il professore – si vede che l'opera può essere abbellita, può diventare una zona dove fare una passeggiata...”.

 

Ovviamente tra il pubblico si inizia a mormorare. Qualcuno alza un po' la voce, altri ridono alle parole dell'esperto di paesaggi. “Il vallotomo non produce alterazione del paesaggio ma soltanto una trasformazione”, cerca di spiegare il professore che continua alzando un po' la voce per contrastare il mormorio: “Ci vuole coraggio, dobbiamo essere più creativi, fantasiosi”. Chiude così la sua breve relazione, torna al suo posto, si siede.

 

Le opposizioni, il Patt il Movimento 5 Stelle, rimangono della loro posizione. “Speriamo che sia data anche alla relazione del professor Gian Paolo Giani la stessa attenzione da parte di Comune e Provincia”. E si riferiscono all'incarico affidato ad altro professore da parte dei proprietari delle fratte. Un'altra relazione, un altro studio che nei prossimi giorni sarà presentato e depositato presso gli uffici provinciali.

 

Su richiesta delle stesse opposizioni il professor Barla si è detto disponibile al confronto. Un po' meno disponibili sembrano però il sindaco e l'assessore, i vertici della Protezione civile e tutti quelli che volevano che questa fosse la sola relazione, l'ultima parola della scienza, dell'esperto super-partes.

 

E sulla attribuzione della superiorità di questo esperto, dell'indipendenza della relazione di Giovanni Barla non tutti sono certi. Uno striscione aperto in fondo all'Auditorium da parte dei “resistenti” della “Tribù delle Fratte” scrive così: “Il prof. Barla è un giudice di parte”.

 

La questione, anche questa volta, non si chiude. Sulle fratte c'è ancora una “tribù” che tutti i giorni si raduna, che presidia le terrazze, che non ha nessuna voglia di spostarsi, di lasciare che la ditta incaricata costruisca il vallotomo. Un gruppo di persone che resiste, che è difficile convincere che non ci sia nessuna soluzione che riesca a coniugare la bellezza del paesaggio con la sicurezza delle case sottostanti.  

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