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“Sentinelle di pietra”, alla Batteria Roncogno va in scena il dramma di un 'Mato de guera"

Appuntamento domenica 6 agosto nel forte di Roncogno nei pressi del passo Cimirlo. L'iniziativa all'interno della rassegna organizzata dal Servizio attività culturali della Pat in collaborazione con la Fondazione Museo storico del Trentino e con il Centro Servizi Culturali S. Chiara

 

 

Pubblicato il - 05 agosto 2017 - 10:21

TRENTO. Prosegue con uno spettacolo in scena alla Batteria Roncogno, nei pressi del passo Cimirlo, vicino a Trento, la rassegna di eventi estivi “Sentinelle di Pietra” organizzata dal Servizio attività culturali della Pat in collaborazione con la Fondazione Museo storico del Trentino e con il Centro Servizi Culturali S. Chiara.

 

L’iniziativa, giunta alla terza edizione, si colloca nella cornice del più ampio progetto di valorizzazione e promozione dei Forti del Trentino quali strumenti di diffusione della conoscenza della storia e della cultura della pace attraverso la contaminazione delle arti.

 

Nell’ampio cortile antistante la casamatta in pietra che sorge sulle pendici del Monte Celva, domenica 6 agosto alle ore 18 andrà in scena "Mato de guera", uno spettacolo di “teatro della memoria” basato sulle testimonianze di un reduce di guerra. Si tratta di un monologo scritto da Gian Domenico Mazzocato e interpretato da Luigi Mardegan per la regia di Roberto Cuppone.

 

"Mato de Guera” è un testo sulla prima guerra mondiale e la cosiddetta Grande Guerra serve come spunto per una analisi della guerra tout court e sulla sua inutilità. Ambientato a Treviso, racconta la storia di Ugo Vardanega, approdato nel centro storico della città veneta dove vende la sua povera mercanzia su una scalcinata bancarella.

 

Il protagonista è uscito dal primo conflitto mondiale con la mente sconvolta dall’orrore del conflitto e la sua vita di reduce si divide tra la sua miserabile attività commerciale e i ricoveri forzati al manicomio, quando la sua follia riaffiora in maniera incontrollabile. 

Siamo negli a Trenta, verso la metà del decennio che corre verso il secondo conflitto mondiale, e dal suo piccolo osservatorio popolare Ugo si rende conto che sulla pelle di tutti i suoi compagni morti sul Grappa e sul Piave si sta consumando l’ultima, ignobile speculazione.

 

Sono questi, infatti, gli anni in cui si costruiscono i grandi ossari. Non  alla fine della guerra, ma venti anni dopo; dunque non per pietà e riconoscenza verso tanti ragazzi morti, ma per sostenere la retorica della nuova guerra che si sta preparando.

 

Riaffiora così in Ugo, terribile, la memoria della guerra. Combattuta su due fronti, come dice ad un certo momento: perché c’era da guardarsi dal nemico, ma anche dalla stupida intransigenza di uno stuolo di ufficiali italiani boriosi e impreparati che per ottenere disciplina angariavano i propri soldati ogni oltre limite.

 

E Ugo, in un momento di acuta pazzia, si lascia sfuggire che lui e un suo amico (del cui suicidio ha appena avuto notizia) uno di quegli ufficiali lo hanno ucciso

"Mato de Guera" getta uno sguardo anche sui profughi che si disperdono in mille rivoli in quel continente sconosciuto che è l’Italia: nemmeno sanno quanto sia lunga e scoprono alla fine che è “lunga una settimana di treno”.

 

Alla fine Ugo Vardanega si fa consapevole di essere affetto da una malattia incurabile: la memoria. E allora decide di ricordare tutto, senza infingimenti, senza fughe nella follia, in una lucida disperazione che sarà il suo fardello per tutta l’esistenza. 

Sono crude le parole di verità che ci consegna questo testo intenso e commovente, al quale l’attore Gigi Mardegan conferisce una forza incredibile di verità e di poesia. 

La Batteria Roncogno, dove domenica 6 agosto si terrà lo spettacolo, si può raggiungere da Trento dirigendosi verso Povo e raggiungendo poi il passo Cimirlo dove è possibile parcheggiare. Una passeggiata breve e poco impegnativa porta allo storico manufatto costruito fra il 1879 e il 1881, ammodernato nel 1904 e poi disarmato nel 1915 e utilizzato come magazzino.

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