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Le torri di prigionia nella mostra che apre il tribunale

Da venerdì la storia sociale e della giustizia in città trova un riassunto nell'esposizione promossa dal Museo Storico. Per la prima volta il palazzo si apre alla cittadinanza in questa veste. Condannati, incorreggibili,  piano urbanistico della "Madruzza" e molte altre scoperte nel percorso tra progetti, costruzioni e modifiche

Pubblicato il - 25 ottobre 2017 - 07:24

TRENTO. Apre al pubblico venerdì 27 ottobre, alle ore 10, “Dentro. La trasformazione delle prigioni di Trento nell'Ottocento”, una mostra della Fondazione Museo storico del Trentino, realizzata con il contributo del Comune di Trento presso il Palazzo di Giustizia di Trento (Largo Pigarelli 1) che per la prima volta si apre alla cittadinanza in questa veste.

 

 L'esposizione racconta uno dei grandi cambiamenti che investono la città nelle seconda metà dell'Ottocento: il mutamento nell'amministrazione della giustizia e nella progettazione delle carceri sono tasselli di una serie di importanti modificazioni istituzionali e urbanistiche.

Fin dall'epoca medioevale, a Trento, come in altre città europee erano le torri il luogo della prigionia. Collocate dentro la città, erano edifici inospitali e trascurati, che garantivano solo l'isolamento dei detenuti. A metà Ottocento l'Impero asburgico dà il via a una riforma dell'amministrazione della giustizia e comincia una campagna di costruzione degli edifici pubblici, facilmente riconoscibili ai sudditi che abitano il suo vasto territorio, per portare in ogni angolo dell'Impero la presenza fisica dello Stato.

 

 Contemporaneamente Trento si trasforma: viene spostato l'alveo dell'Adige e progressivamente vengono abbattute le mura. La città può espandersi verso ovest e verso est,vengono progettate nuove vie e nuovi edifici, che corrispondono allo stile e alle funzioni di una città che vuole modernizzarsi nella forma e nelle funzioni.
In città i due processi si incontrano proprio nel caso del Tribunale e del carcere, che vengono costruiti nella nuova area "alla Madruzza", risultato dell'abbattimento delle mura a est della città, e al centro di un nuovo sistema viario, segnato dalla costruzione di via Grazioli.

 

  La mostra, ospitata in una sala del Tribunale che per la prima volta si apre alla cittadinanza in questa veste, è arricchita da fotografie, documenti e progetti originali.
L'allestimento si presenta al visitatore in modo suggestivo: otto alte “torri” scure propongono, al loro interno, materiali originali e testi
che aiutano a comprendere il cambiamento in atto in città nel corso del XIX secolo. Ogni installazione offre una stretta finestra, una sorta di feritoia, da cui è possibile ammirare e leggere i materiali conservati all'interno. La grafica trasforma l'interno delle torri in uno scrigno sempre diverso, dove si mescolano sorpresa e conoscenza.

 Il percorso della mostra

I torre: La trasformazione delle prigioni di Trento nell'Ottocento
La prima installazione propone una chiave interpretativa dell'intera mostra ed espone due documenti originali: il Codice de' delitti e delle gravi trasgressioni politiche, del 1804 e un esempio della notizie a stampa, prodotte dal commissariato superiore di polizia di Trento il 14 aprile 1849, in cui si leggono le descrizioni delle persone ricercate, la descrizione di oggetti rubati e altri curiosi dettagli.

II torre: Le torri
Nel corso dell'Ottocento, a seconda del tipo di delitto commesso, il colpevole finiva in una delle torri usate a Trento come prigioni: nella Torre di piazza Duomo, in Torre Vanga o in Torre della Tromba. Questa sezione propone delle foto delle torri un tempo utilizzate come prigioni, ritratte in epoche diverse come erano visibili dall'esterno.

III torre: Le tracce dei prigionieri nelle torri
In misura diversa, tutte e tre le torri portano i segni dei loro abitanti: scritte, disegni, nomi, insulti sono ancora leggibili sulle pareti. I davanzali di Torre Vanga sono ricoperti di frasi incise al di fuori delle sbarre, nomi di prigionieri sono leggibili sulle pareti della Torre di piazza Duomo, ma è Torre della Tromba a presentarsi come un vero e proprio libro di storie criminali. Il viaggio della mostra nella scoperta delle torri cittadine procede al loro interno: alcune immagini delle scritte ancora conservata in Torre della Tromba sono qui eccezionalmente riprodotte per dare un'idea di quale incredibile scrigno di sentimenti, pensieri e invettive essa sia.

IV Torre: La giustizia
Nell’ottobre del 1813 l’attuale territorio trentino confluisce in modo definitivo e uniforme nell’orbita austriaca. Tra le molte conseguenze, dal 1814 entra in vigore il codice penale austriaco del 1803. Il memoriale del condannato Giacomo Gadotti, del 1862, e il Supplemento settimanale del Giornale del Trentino ci riportano in quel particolare clima giuridico. Di fronte all'installazione si trova il grande quadro di Giovanni Pock (Starno, Boemia, 1786 – Milano, 1842) che ritrae una seduta della corte di giustizia austriaca di Trento, riunita a Palazzo Pretorio, in un salone allestito con una tribuna a emiciclo, poi smantellata e non più visibile.

V Torre: Il trattamento dei condannati nelle torri e Allontanare gli incorreggibili
Il codice di procedura penale approvato nel 1803 stabiliva tre tipologie di carcerazione: semplice, dura e durissima. La detenzione può essere anche inasprita da una serie di esacerbazioni: il lavoro pubblico (riservato ai maschi, da aggiungersi a quello già previsto in ogni struttura carceraria); i colpi di bastone (per gli uomini adulti) o di verghe (per le donne e i ragazzi minori di 18 anni); il digiuno periodico o limitato a qualche giorno; il bando una volta terminato il periodo detentivo; la berlina, che consiste nell’esposizione del condannato al «pubblico spettacolo».
Le pene detentive più lunghe di un anno venivano generalmente scontate in carceri o case di lavoro forzato sparse per tutto il territorio della monarchia asburgica. Dagli archivi locali risulta che le donne trentine venivano mandate principalmente a Schwaz, in Tirolo, mentre i maschi a Lubiana. Lo statuto della casa di lavoro forzoso femminile San Martino presso Schwaz mostra le particolari condizione della permanenza in quell'istituto.

VI torre: La pena di morte
In Austria la pena di morte era stata abolita dal codice di Giuseppe II (1787) ma viene definitivamente reintrodotta dal codice penale del 1803 anche se per pochi delitti: alto tradimento, omicidio, incendio doloso e falsificazione di banconote (quest'ultima è tolta dall'elenco nel 1852).
Un'installazione volutamente scura, spoglia e austera ospita una sentenza di condanna a morte, eseguita a Trento nel 1823.

VII torre: Il piano urbanistico “alla Madruzza”
La zona dove viene costruito il tribunale e il carcere fa parte della trasformazione di Trento: le mura che ancora oggi si possono vedere nella vicina piazza di Fiera, continuavano lungo quello che ora è il viale alberato che costeggia via Francesco d'Assisi. Nel 1871, il piano di ampliamenti “alla Madruzza” prevede l'abbattimento di quel tratto di mura e fa sì che il centro urbano si apra a una zona agricola. Su questa campagna viene collocato il nuovo e imponente edificio dell'Imperial Regio Tribunale e del carcere, vengono tracciate nuove vie per raggiungere le caserme “alla Madruzza”, costruite negli stessi anni (1883-1886) e ancora parzialmente visibili lungo via Barbacovi. Un'eccezionale fotografia scattata da via Venezia mostra il grande cantiere del Tribunale circondato da campagna e una planimetria del progetto originale ci riporta in quel momento di trasformazione.

VIII torre: Il palazzo del Tribunale e il carcere
L’edificio del nuovo palazzo di giustizia e del carcere viene realizzato tra il 1877 e il 1883, realizzato, su progetto preliminare del trentino Ignazio Liberi, dall’architetto viennese Karl Schaden, autore di numerosi edifici civili e amministrativi in tutta la Monarchia.

 
 Negli anni che intercorsero tra i primi lavori di progettazione e l’effettiva realizzazione del fabbricato, il tribunale di Trento corregge e modifica il progetto allo scopo di adattarlo alla realtà locale e al profilo sociale dei detenuti: si discute, ad esempio, la capienza dell’edificio, ritenuto inizialmente troppo piccolo per i circa 100 carcerati che in media scontavano la loro pena in città, soprattutto alla luce dello scopo anche educativo che la detenzione si prefiggeva in quanto luogo di «correzione, lavoro ed istruzione».

Al centro della sala, un grande tavolo a croce unisce le “torri” e mostra alcune delle decine di planimetrie su carta e lucido recentemente ritrovate nell'archivio della Corte d'Appello: documenti originali che ci portano quasi a sentire i rumori del grande cantiere che tra il 1877 e il 1883 animò la zona, trasformandola da campagna a sede del palazzo dei giustizia e del carcere.

 

Presso il Palazzo di Giustizia di Trento (Largo Pigarelli, 1)
Aperto dal lunedì al venerdì dalle 10 - 18.30; sabato 10 -14; chiuso domenica e festivi.
Ingresso libero

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