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A Rovereto arriva Gregorio Fracchia, geniale chitarrista di 22 anni amato da Mina e fra i ventenni più noti d’Italia per Repubblica

Il giovane giovedì si esibirà in ''Dialoghi in musica'' porterà sul palco il genio di Andrés Segovia: "Perché tutto il repertorio che un interprete d’oggi si trova ad affrontare deriva dall’impegno e dalla ricerca di Segovia: ha fatto la storia della chitarra". Chiacchierata sul futuro della musica con l'interprete torinese

Di Martina Nardo (Liceo Prati) - 24 luglio 2018 - 17:06

ROVERETO. Ha solo 22 anni ma ha già ottenuto il placet di Mina che addirittura tre anni fa, ascoltando la sua chitarra lo definì, su VanityFair ''un ragazzo dalla tecnica invidiabile, gli auguro il meglio e sento che arriverà''. Giovedì 26 luglio alle 20.45 sarà lui ad animare il cortile di Palazzo Alberti di Rovereto son i suoi “Dialoghi in musica”, evento musicale gratuito nato in collaborazione con l’associazione WAM che va ad ampliare il calendario di “Rovereto Estate Musica”. Di chi stiamo parlando? Del giovane talento della musica classica Gregorio Fracchia: classe 1996 e un curriculum invidiabile fra concerti in Spagna e in Italia e 4 dischi pubblicati. Chitarrista torinese trova anche il tempo di dedicarsi alla carriera saggistica, pubblicando per l’Università del Salento “Smart phonè” e di tenere per il “Corriere della Sera” un blog intitolato “La nuvola del lavoro”, oltre alle interviste per Radio 24 nella rubrica “Musica Maestro!”.

 

Un ragazzo impegnato sia nella carriera musicale che in quella letteraria con una passione per la filosofia, ma che mantiene i piedi per terra “il talento nella musica è oggettivo, ma non basta”, spiega sulla sua pagina internet; queste le caratteristiche per venire annoverato fra i ventenni più noti e di successo d’Italia per D-Repubblica, inserto de “La Repubblica”. Fracchia nella serata di Rovereto, insieme alla musicologa Angela Romagnoli, porterà sul palco il genio di Andrés Segovia, per fare un omaggio al grande interprete spagnolo, che è anche indiretto protagonista del suo più recente romanzo, edito da Mondadori “L’altro suono dell’ombra”, un giallo incentrato attorno alla figura di un chitarrista omonimo.

 

Ed è proprio Fracchia a spiegarci che Andrés Segovia, è stato colui che ha influenzato più di tutti i chitarristi moderni. Un’eredità notevole per il mondo della musica, il cui successo ha stimolato la composizione di nuovi brani e lo sviluppo tecnico del suo strumento, la chitarra. “Tutto il repertorio che un interprete d’oggi si trova ad affrontare deriva dall’impegno e dalla ricerca di Segovia: ha fatto la storia della chitarra” spiega Gregorio. E parlando in anteprima del suo romanzo ci dice che è stato naturale scegliere il nome di quello che è stato per lui “il primo e forse ultimo grande chitarrista” che così tanto lo ha influenzato per costruire il protagonista del suo libro.

 

Segovia è la storia della chitarra, ma il futuro? Per Fracchia la prospettiva non è ottimistica: manca innanzitutto un’educazione musicale per le nuove generazione e così non ci si può stupire se i ragazzi di oggi preferiscano generi elettronici, ci spiega, in cui si abusa dell’utilizzo di autotune a discapito delle vere capacità artistiche del musicista, e nei licei prolifera l’ignoranza in fatto di cultura musicale.

 

Colpa delle istituzioni quindi che puntano sempre di meno sulla cultura, ma questa tendenza è anche l’immagine riflessa di una società basata sull’utilizzo della rete; “non ci si può stupire se le nuove generazioni ascoltano ciò che trovano facilmente in rete e su YouTube”. Quindi queste le due componenti per cui nell’arco di 40/50 anni la musica classica rischia di scomparire.  Ma questa visione poco rosea per il futuro della musica non è solo quella di Gregorio, ma anche quella della cantante, Mina: “la musica è finita, scrisse la grande cantante, - spiega il giovane -. In principio non capì, poi intraprendendo la carriera musicale, a malincuore ho compreso cosa intendesse dire con quella frase”.

 

Ma di questa crisi non ne risente solo l’industria discografica, in cui la difficoltà ad emergere è sempre più alta anche per veri talenti, lo è anche in quella letteraria. “Pubblicando il mio primo romanzo mi sono reso conto che le maggiori vendite si registrano con chi ha la possibilità di avere una grande visibilità sulla rete, ad esempio gli youtubers”. “Ormai bisogna farsi protesi dei media, in tutti i campi” questa la conclusione di Gregorio. 

 

Sempre più ascolto della rete e meno ascolto attivo della musica” conclude Gregorio, "disincentivano coloro che vogliono intraprendere la carriera musicale": e quindi fare il concertista in questa società diventa “una sorta di flagellazione un suicidio meditato”. Non rimane, dunque, che sperare che eventi culturali come “Dialoghi in musica” riescano a sovvertire questi pronostici e ad attrarre anche un pubblico di Millennials affinché fra 50 anni veramente non si rischi di non sapere più cos’è la musica classica.

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