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Trento
09 giugno | 19:53

"Bob Dylan e Troisi? Mi hanno fulminato" il cantautore Mazzariello si racconta, da Sanremo Giovani al Trento Live Fest: "Punzecchio la musica fine a sé stessa"

Il cantautore Mazzariello sarà protagonista al Trento Live Fest powered by Eurospin venerdì 27 giugno e si racconta a il Dolomiti: "Vidi Bob Dylan cantare Mr. Tambourine Man al Newport Folk Festival e mi dissi che era quello che volevo fare. Sono cresciuto con la chitarra e ho sempre desiderato declinare in musica e parole la realtà, in modo intimo anche davanti al grande pubblico"

TRENTO. L'amore per Bob Dylan, cristallizzato nell'emozione nel trovarsi di fronte il video di Mr. Tambourine Man live Newport Folk Festival del 1964, e il "colpo di fulmine" per Massimo Troisi. Ma anche l'esperienza a Sanremo Giovani e il racconto dei suoi primi Ep, fino all'ultimo singolo Nostalgia e Karaoke in cui, "senza voler criticare nessuno", sceglie di "prendere un po' in giro" la musica troppo "d'intrattenimento e fine a sé stessa".

 

Il giovane cantautore Mazzariello, classe 2001, si racconta a il Dolomiti in vista del live che lo vedrà protagonista venerdì 27 giugno al Trento Live Fest 2025 powered by Eurospin assieme a Diodato e Lucio Corsi e in cui – accompagnato da Matteo Domenichelli (basso e tastiere), Luca Taormina (batteria) e Daniele Ferreri (suoni) – proporrà una scaletta in grado di ripercorrere le tappe del suo "giovane" ma già delineato percorso artistico, dall'esordio acustico con Ufficio oggetti smarriti a cui è seguito l'ep Antisommossa, a cui fanno da cornice vari apprezzati singoli.

 

I tratti dell'identikit artistico di Mazzariello? Uno stile se vogliamo unico, dalla voce incerta e cangiante e in grado di dipingere immagini in musica, con un'attenzione particolare al "peso" delle parole, foriere di una visione introspettiva che cifra però anche la complessità della contemporaneità, cantata con leggerezza e mai con superficialità.

 

 

Mazzariello, il tour che la vedrà protagonista a Trento prende il nome dal suo ultimo singolo Nostalgia e Karaoke, che definisce la sua "canzone d'amore fritta". Partiamo da qui?

 

La canzone prende ispirazione dal fatto che a mio avviso, nel tempo, si è un po' persa la voglia di comunicare dei messaggi attraverso le canzoni, e la voglia di mettere in risalto determinate tematiche che invece varrebbe la pena trattare. L'aggettivo "fritto" è utilizzato volutamente, senza voler assolutamente criticare nessuno, per descrivere quel tipo di canzone "pop italiana" che rappresenta solamente una distrazione pura. In questo singolo ho voluto quindi punzecchiare quella musica fine a sé stessa, in modo affettuoso diciamo, ma per affermare una mia forte convinzione: viviamo in un tempo complesso in cui non credo sia costruttivo, artisticamente parlando, solamente l'intrattenimento.

 

Si può dire che questa riflessione si innesti perfettamente sul suo percorso artistico: nei primi due ep ha scelto rispettivamente di guardare dentro sé stesso, lanciando poi uno sguardo deciso alla contemporaneità.

 

Posso dire che entrambi rappresentano quasi delle piccole "fotografie tascabili" che raccontano il mio percorso fino ad oggi, la mia evoluzione artistica. Ufficio oggetti smarriti è un guardarsi dentro attraverso il filtro della musica acustica: sono e nato e cresciuto con la chitarra in mano e ho sempre desiderato declinare in musica e parole la realtà, in modo intimo anche davanti al grande pubblico. In quel disco emergono le influenze dei miei maestri ispiratori e, per citare un esempio, a colpirmi in modo incredibile fu il video di Bob Dylan che al Newport Folk Festival del 1964 canta "Mr. Tambourine Man" accompagnandosi con la sola chitarra: allora mi dissi, con il dovuto rispetto, che era quello che anch'io volevo fare, trovando la chiave "acustica" per riportare quello che ho dentro e il mio vissuto. Antisommossa è poi la continuazione naturale di questo percorso, a cui però si aggiunge un briciolo di "cazzimma", con sonorità elettriche più decise e uno sguardo all'indie alternativo internazionale. Questo perché è un lavoro che rivolge la sua attenzione all'esterno e alle situazioni a cui assistiamo, e credo che questo richiedesse un cambio di prospettiva dal punto di vista musicale, pur non mutando il mio modo di guardare alle cose.

 

E i brani di questi due lavori, diversi e complementari, confluiranno nel live di Trento: ci anticipa qualcosa?

 

Posso dirvi, senza spoilerare nulla, che la scaletta sarà suddivisa in tre momenti che pescano appunto dalle mie "parentesi" musicali: dalla prima fase completamente acustica a quella successiva , e naturalmente si aggiungeranno degli inediti. Sarà un modo per raccontare il mio percorso artistico e sarò accompagnato da Matteo Domenichelli al basso, Luca Taormina alla batteria e Daniele Ferreri ai vari suoni. Alla base posso dire che ci sarà il divertimento del suonare live, che è sempre quello a cui tendo quando scrivo canzoni: alcuni pezzi, in quest'ottica, sono stati riarrangiati in modo più dinamico e frizzante.

 

Raccogliamo l'assist, che valore dà alla dimensione live?

 

I concerti appresentano per me la prova del nove di tutta la mia attività: il mio modo di scrivere e di approcciarmi alla musica "prende vita" sul palcoscenico e lì comprendo anche la reazione del pubblico, e questo mi permette di continuare a lavorare con consapevolezze maggiori. C'è poi l'aspetto "umano" perché mi permette di legare con le persone: questo avviene soprattutto nei momenti acustici in cui si concretizza un contatto diretto con il pubblico, come se riuscissi a guardarlo direttamente negli occhi.

 

Ha partecipato lo scorso anno anche a Sanremo Giovani, che significato ha avuto quest'esperienza per lei?

 

Un'esperienza unica, bella e anche divertente: posso dire di aver vissuto tutte le emozioni del mondo della musica, dalla tensione alla gioia, comprendendo inoltre il valore culturale e nazional popolare di Sanremo. Questo in virtù dell'effetto che ha suscitato la mia partecipazione nelle persone a me vicine, in primis famigliari e amici, che si sono riuniti sempre per vedermi, esultando ad ogni step positivo. Diciamo che ho capito la frase "Perché Sanremo è Sanremo", non è solo un modo di dire. Al di là di ciò, ha rappresentato uno step di crescita artistica importante.

 

Tornando alle sue canzoni, un elemento ricorrente è la sensazione che lei sia sempre "in fuga" da qualcosa, forse dalle emozioni. Lo avverte?

 

Assolutamente sì, è sicuramente una caratteristica presente e me ne sono reso conto proprio raccontandomi in varie interviste. È come se ci fosse quasi la volontà di "scappare" con la mente, per comprendere meglio e rincorrere i vari significati dei brani, che spesso capisco appieno solo dopo averli scritti. Un tema che emerge spesso è poi quello della sconfitta, nella sua accezione positiva: quella che riesce a toglierci il peso delle responsabilità, portandoci ad affrontare la realtà in modo più leggero, senza però ma sfociare nella superficialità, ed il riferimento è proprio al mio ultimo singolo.

 

È vero che da giovanissimo fu "folgorato"da Massimo Troisi?

 

Confermo, me lo fece "conoscere" mia madre attraverso dei video su YouTube e rimasi fortemente colpito: soprattutto per il suo modo di approcciarsi alla vita, soprattutto alle cose negative. Il risultato? Quasi come se vedendolo avessi ricevuto una pacca sulla spalla da un amico. A colpirmi e a "influenzarmi" è poi è stata la "musicalità" nel suo modo di parlare e nel raccontare le cose. C'è poi un altro aspetto importante: il concetto di risata, da lui incarnato, mi ha sempre affascinato, questo perché è un modo pluridimensionale per approcciarsi alla vita, dal momento che contiene in sé sia il riso che il pianto. Insomma, tutto lo spettro delle emozioni. 

 

Parlando di maestri ispiratori, ma rimanendo in ambito musicale, chi l'ha segnata più di altri e perché?

 

Bob Dylan su tutti, con la sua aura di poeta e cantautore: già da giovanissimo è riuscito a intrecciare nelle sue canzoni vari temi tra cui la protesta e la politica, per poi passare anche ad altri generi, sopportando anche il peso di molte critiche. Poi ci sono i Coldplay, soprattutto album come Parachutes e A Rush of Blood to the Head per la loro caratteristica acustica che si intreccia però a melodie e sonorità "nuove": questi mi hanno portato a scoprire poi gruppi cardinali come i Radiohead e i Bon Iver. Il terzo nome è invece molto "pop" e si tratta di Ed Sheeran, con la sua grande capacità di trasmettere emozioni con la sua chitarra. Un'ultima menzione d'onore me la concede? Le dico gli Oasis.

 

Prima di salutarla, ci svela i suoi progetti futuri? Più direttamente, dobbiamo aspettarci un album?

 

Al momento sto lavorando ad un ep ma non le nego che il mio desiderio è quello, prima o poi, di pubblicare un album. Ora però la mia concentrazione è rivolta al tour, e a lavorare con grande attenzione sul fronte dei live.

 

 

 

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