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Commedia cupa per crepare dal ridere

Dopo il debutto a Roma arriva domani, venerdì 30, al teatro di Pergine "Una mano mozzata a Spokane" prodotto da Aria Teatro con in scena Fontanari, Arcuri, Anselmi e Bousso. Un testo scritto magistralmente dal britannico McDonagh per una psyco dark comedy che si annuncia irresistibile

Pubblicato il - 29 novembre 2018 - 09:50

PERGINE. Dopo il debutto a Roma, (tre giorni dal 26 al 28 al Festival Trend per le nuove tendenze) gioca in casa Denis Fontanarii, anima double face di Aria Teatro, (attore e direttore artistico a Pergine). Domani, venerdì 30, arriva sul palco pergiense "Una mano mozzata a Spokane" per la rassegna Stage&Chips, post aperitivo culturale che chiama a teatro i ragazzi con un prezzo di favore e soprattutto conn proposte favorevoli alle loro sensibilità. Il lavoro è tratto da un testo di Martin McDonagh  per la regia di Carlo Sciaccaluga. Con Fontanari sono in scena Alice Arcuri, Andreapietro Anselmi e Maurizio Bousso. La produzione è di AriaTeatro 

 

 

 «La commedia è esilarante a dir poco, e le premesse aiutano: in una camera d’albergo Carmichael, un sicario di mezz’età a cui manca la mano sinistra, lascia un messaggio sulla segreteria telefonica della madre per rassicurarla sulla propria salute. Da questo momento in poi inizia una vicenda claustrofobica (l’azione si svolge nella stessa stanza dall’inizio alla fine), violenta, una dark comedy in pieno stile McDonagh. Quest'ultimo - irlandese, considerato uno dei più importanti commediografi viventi - è autore tra l'altro di "Tre manifesti ad Ebbing, Missouri dal quale è stato tratto un film pluripremiato nei festival internazionali.

 

 Il misterioso uomo è alla ricerca della propria mano sinistra da 27 anni. Due giovani innamorati, un ragazzo di colore e una bionda, spacciatori da quattro soldi, tentano di vendergli una mano sottratta al museo di storia naturale, provocando la furia di Carmichael, sotto lo sguardo di uno stralunato e inquietante concierge, ex galeotto, i cui interventi rischiano di far precipitare la vicenda.

 

 Il teatro di McDonagh - spiega il regista - è teatro. È azione, relazione, incidente, che sia comico o drammatico, non è mai una conferenza sull’uomo. E così, ridendo, sulla via verso casa, dopo aver assistito allo spettacolo, sentiamo con sorpresa che, senza volerci istruire, il genio anglo-irlandese di McDonagh ci ha insinuato qualcosa nello stomaco». 

 

 La commedia a tratti è cupissima; violenza e morte, razzismo e ignoranza dominano la scena per lunghi tratti, ma è raro non ridere per più di un paio di minuti di fila. In maniera significativa, il violento, ignorante, razzista, comico Carmichael ha subito un’amputazione da ragazzino e la storia che racconta per giustificarla appare incredibile. Con ogni evidenza, lo scrittore britannico McDonagh evoca un’immagine tipica della scienza psichiatrica: chi ha subito un’amputazione nel corso del processo di formazione della propria identità, e non sa accettarla, riverserà il proprio odio verso il mondo nel tentativo di riattaccare al proprio corpo l’arto perduto. E quella di Carmichael, è la storia di una lotta impossibile.

 

Ecco come TeatriOnline ha parlato dello spettacolo. Tradotta e diretta da Carlo Sciaccaluga, Una mano mozzata a Spokane è una dark comedy del 2010, la prima di McDonagh ad essere ambientata negli Stati Uniti, a Spokene, nello stato di Washington e contiene tutti gli elementi archetipici della scrittura e del cinema del plrupremiato drammaturgo e regista britannico: una feroce e surreale black Comedy era l’applaudito In bruges, piccolo gioiello cinematografico, così come Tre manifesti a Ebbing, Missouri, drammatica storia di una lotta personale di una madre contro la polizia locale candidato agli Oscar, non si sottraeva a un completo equilibrio fra violenza, dramma e umorismo macabro.

 

 L’umorismo nero è la cifra stilistica di McDonagh in ogni sua opera: anche nella commedia in scena al Belli racconta di violenza e di morte, ma senza rinunciare alla comicità, all’umorismo nero di una vicenda surreale e claustrofobica interamente ambientata in una stanza d’albergo. La scrittura di Martin McDonagh è sempre avvincente, alterna dramma e commedia senza mai voler insegnare nulla, senza mai senza sentirsi in obbligo di offrire spiegazioni, piuttosto scatenando nello spettatore o nel lettore una continua volontà di riflettere sull’uomo mettendo in moto la la coscienza con una sapiente alternanza dramma e commedia. 

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