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E' possibile vivere la montagna senza lasciare traccia? Presentato al Muse il docufilm "The Clean Approach"

Il documentario di Luca Albrisi e Alfredo Croce, dopo la tappa zero a Trento, farà il giro dei più grandi film festival italiani e internazionali. La pellicola investiga sul rapporto tra uomo e montagna dal punto di vista antropologico attraverso interviste e immagini maestose

Un'immagine tratta da "The Clean Approach" (Foto di Pillow Lab)
Di Cinzia Patruno - 06 aprile 2018 - 19:31

TRENTO. "The smaller we come to feel ourselves compared with the mountain, the nearer we come to participating in its greatness". E' con un frase del filosofo Arne Naess che si apre il documentario "The Clean Approach", presentato in anteprima al Museo delle Scienze di Trento prima del suo tour attraverso i principali film festival italiani e internazionali.

 

Una citazione - "Più ci sentiamo piccoli davanti alla montagna, più possiamo contribuire alla sua grandezza" - che raccoglie in sé il senso dell'intero progetto, un mediometraggio ideato e diretto da tre giovani alpinisti specializzati in discipline diverse che propongono un approccio più rispettoso e sostenibile alla montagna. Il film, nato dalla scrittura di Luca Albrisi, da lui co-diretto insieme ad Alfredo Croce, e prodotto da Pillow Lab in collaborazione con Associazione Humus, è il racconto del viaggio di quattro appassionati di "clean" outdoor attraverso le stagioni e attraverso alcune aree naturali protette, tra cui il Parco Adamello Brenta.

 

"Possono un paio di sci d’alpinismo o una splitboard contribuire a farci percepire come parte del tutto? E appoggiando le mani sulla roccia possiamo arrivare a intuire la nostra posizione nel mondo?". "The Clean Approach" (il trailer è visibile sul profilo Facebook The Clean Approach) parte da questi assunti e cerca di riscoprire il profondo rapporto tra uomo e natura. Soggetti spesso contrapposti, ma che sono parte di un tutto. "Se non saremo in grado - spiega Ugo Morelli, psicologo specializzato in scienze cognitive intervistato nel documentario - di riconoscere che siamo parte del tutto nel sistema vivente, noi non abbiamo futuro".

 

Un argomento non semplice da trattare, se partiamo del presupposto che se ne è parlato fin troppo e che fin troppo poco è stato concretamente fatto. D'altronde, ci si muove sulla sottile linea di un modello economico turistico, quello del vivere la montagna, faticosamente costruito negli anni (e con il quale il Trentino ha forse avuto più difficoltà rispetto ad altri territori).

 

Si parte inevitabilmente da un paradosso: il sogno di una natura incontaminata. Inevitabile è che, non appena l'uomo vi entra in contatto, la contamini. Siamo ben lontani dall'essere una specie ad impatto zero. In che modo allora l'amante della montagna può relazionarsi ad essa in modo non impattante?

 

Il documentario affronta questo dilemma in modo poetico e genuino attraverso diverse pratiche, dallo scialpinismo all'arrampicata, e immagini di notevole bellezza, regalo della maestosa ambientazione e merito di una regia calma e paziente, come i ritmi della natura. 

Un'etica estrema imporrebbe al vero amante della montagna (e dell'ambiente) di avvicinarsi in modo totalmente sostenibile. A partire dall'uso dell'auto. Anche i protagonisti del documentario ammettono la difficoltà di un comportamento totalmente sostenibile, ma esistono pratiche che dovrebbero essere condivise il più possibile con "il popolo della montagna" in un'opera di sensibilizzazione.

 

Già, perché la montagna è diventata di tutti. Grande è stato l'impegno negli ultimi anni per renderla più accessibile. Ora che lo è, bisogna passare attraverso una rieducazione, una sorta di "manuale per l'uso".

 

Gli spunti offerti da "The Clean Approach" non sono pochi, c'è necessità però di andare più a fondo. Dopo l'accessibilità, bisogna tornare a porre dei limiti. Concetto che, secondo l'antropologo roveretano Duccio Canestrini, è difficilmente accettato dall'homo sapiens, o facilmente interpretato come sottrazione piuttosto che come risorsa

 

Il film pone lo spettatore davanti alla scelta di una montagna vera, nuda e cruda come è sempre stata o di un ambiente "certificato", privo di rischi. Un discorso ampio che ha fortemente a che fare con il recupero di determinati valori che la società odierna ha sottratto all'uomo. Un uomo che percepisce se stesso come soggetto dominante e che ritiene egoisticamente che il territorio sia suo.

 

Colui che si avvicina alla montagna, secondo l'idealista "The Clean Approach", deve interagire con l'ambiente che sta esplorando attraverso uno scambio che è in grado di renderlo un soggetto consapevole dei limiti, che si traducono in una completezza dell'esperienza.

 

Il progetto, che in parallelo vede anche la realizzazione di una mostra itinerante di tele fotografiche e testuali, è stato realizzato grazie al contributo della Provincia e di sponsor privati quali Ferrino, Casse Rurali Trentine, Azienda per il Turismo della Val di Sole, Consorzio Turistico Pejo 3000 ed Elleerre. Il documentario inizierà il proprio tour attraverso alcuni dei principali film festival nazionali ed europei per poi divenire pubblico e liberamente fruibile a fine 2018

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