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Quando finiscono le guerre non sempre arriva la pace, a Riva la mostra sui conflitti nel mondo

Abbiamo visitato la mostra ‘NO WAR – NO PEACE’ a Riva, accompagnati dal suo progettista, Raffaele Crocco e dai due curatori: Claudia Gelmi e Andrea Tomasi. Inoltre è stata annunciata l’uscita del nuovo Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo

Di Tiziano Grottolo - 04 agosto 2018 - 12:38

RIVA. Un percorso virtuale tra le guerre passate e presenti, uno sguardo su quel che accade nel mondo, lontano dai riflettori dei mass media, la fragilità della pace raccontata con i conflitti degli ultimi anni terminati ma non veramente conclusi. A Riva del Garda fino al 4 novembre è possibile visitare la mostra ‘NO WAR – NO PEACE’, nata dalla collaborazione tra Museo Alto Garda (MAG) e l'associazione 46° Parallelo - Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo.

 

“Questa collaborazione che abbiamo voluto con l’Atlante delle Guerre – spiega Claudia Gelmi, curatrice della mostra – che poi ha dato vita all'eposizione ‘No War – No Peace’ è l’aspetto più contemporaneo del progetto ‘Guerre e pace. 1918-2018’ che si sta dispiegando lungo tutto l’anno. Il 1918 – continua Gelmi – ha determinato la fine di una guerra ma non ha determinato una pace effettiva, quindi ci siamo chiesti cosa significhi la fine di una guerra. E quanti conflitti sono ancora oggi in questo stato di ‘No War – No Peace’, ne guerra ne pace”.

 

La mostra, che si trova al piano terra della Rocca di Riva del Garda, è un percorso virtuale tra le guerre passate e presenti con particolare attenzione verso quei conflitti che non trovano spazio sui mass media. L’obbiettivo è quello di porre l’accento sulla fragilità della pace perché, come riportato dalla mostra, sono decine le guerre cessate negli ultimi anni che non hanno però portato ad una pace effettiva. Inoltre ci sono le fotografie e le installazioni video. Su un maxi schermo vengono proiettate le interviste al professor Giovanni Scotto, che parla di ciò che è rimasto nei territori dell’ex Jugoslavia dopo il conflitto, mentre nella seconda intervista prende parola la professoressa Chantal Meloni che racconta la guerra portata avanti con i ‘droni killer’. Infine gli scatti esposti lungo il percorso della mostra sono del fotoreporter Fabio Bucciarelli. 

 

Con Raffaele Crocco, che ha progettato la mostra ed è il direttore ‘dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo’ abbiamo anche parlato dell’imminente pubblicazione del nuovo volume (l'Atlante delle Guerre) che è arrivato alla sua ottava edizione. Alla pubblicazione hanno lavorato una quindicina di persone e rispetto agli anni passati saranno presenti alcune novità: “Il nuovo Atlante – spiega Crocco – sarà un mix tra il vecchio formato, composto dalle schede conflitto e da analisi approfondite, e la novità delle infografiche che analizzano vari temi più particolari”.

 

Ma le attività dell’associazione 46° Parallelo non si fermano all’Atlante delle guerre: esiste infatti un sito internet che raccoglie i contenuti dell’Atlante, vengono prodotti inoltre documentari e curate mostre, oltre agli incontri culturali che avvengono in giro per l’Italia. Tutte queste attività vengono autofinanziate attraverso una raccolta fondi che ogni anno mette insieme circa 40.000 euro per finanziare le varie attività e le pubblicazioni.

 

La guerra è effetto non è causa – afferma Crocco – la guerra arriva là dove ci sono le ragioni, la guerra è l’effetto dei problemi che non si risolvono. Questo per noi significa aver spostato il punto di vista, sempre però mantenendo un punto fermo: far parlare le vittime”. E conclude – “Noi siamo partigiani, rivendichiamo il diritto di essere di parte, siamo contro la guerra e ci schiereremo sempre dalla parte delle vittime della guerra, chiunque siano. In una guerra la demarcazione tra ‘buoni’ e ‘cattivi’ è sempre molto difficile da capire invece le vittime le riconosci sempre”.

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