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Clown e sciamani che esaltano l'anima

Questa sera al Sociale la stagione Altre Tendenze del Centro Santa Chiara porta in scena le visioni di felliniana memoria di Pippo Delbono con il suo spettacolo "La gioia", un lavoro sul sentimento più bello e misterioso in un viaggio dentro le diverse fasi delle emozioni pieno di intensità e di sorprese

Pubblicato il - 12 marzo 2019 - 08:31

TRENTO. Il palco del Teatro Sociale di Trento è pronto ad accogliere questa sera, 12 marzo, PIPPO DELBONO. All'interno della stagione Altre Tendenze del Centro Servizi Culturali S. Chiara, il noto attore e regista ligure presenterà la sua ultima fatica teatrale: «LA GIOIA». Uno spettacolo sul sentimento più bello e misterioso, un viaggio verso quest’esaltazione assoluta che Pippo Delbono (nuovamente a Trento dopo aver proposto il suo «Vangelo» nel 2016) vuole portare avanti insieme alla sua Compagnia, anche dopo la recente scomparsa di Bobò, suo fedele compagno di scena da più di vent’anni.

 

 Lo spettacolo è prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione – Teatro Nazionale. Sul palco, oltre a Delbono, saliranno: Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Margherita Clemente, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Zakria Safi, Grazia Spinella, e con la voce di Bobò. Sullo sfondo, la colorata composizione floreale creata da Delbono insieme all’artista dei fiori Thierry Boutemy.

  Per fare uno spettacolo sulla gioia occorre attraversare gli stati d’animo e i sentimenti più estremi, passando per l’angoscia, la felicità, l’entusiasmo e il dolore, per poi assistere, d’un tratto, all’esplodere della gioia. Dopo aver realizzato spettacoli di grande successo (“La rabbia”, “Guerra”, Racconti di giugno”, “Orchidee”, solo per citarne alcuni), per la sua ultima fatica teatrale, Pippo Delbono ed il suo straordinario gruppo di attori/performer hanno deciso di intraprendere un viaggio verso quest’esaltazione assoluta, dando vita ad uno spettacolo molto colorato e floreale, ricco di suoni e immagini.

 Un viaggio verso il sentimento più bello e misterioso, la “gioia” appunto, che prosegue anche dopo il vuoto lasciato dalla recente scomparsa di Bobò, fedele compagno di scena di Pippo Delbono, a partire dal loro incontro avvenuto nel 1995 nel manicomio di Aversa. Protagonista di molti spettacoli, icona poetica e anima del teatro di Delbono, Bobò continuerà però ad essere una presenza-assenza dentro e fuori la scena anche in questo nuovo viaggio.

  «La gioia» diventa così un grande circo animato da clown che ballano, sciamani che liberano anime con la follia e bizzarri personaggi di felliniana memoria. Sullo sfondo, la colorata composizione floreale creata dallo stesso Delbono insieme a Thierry Boutemy, artista dei fiori normanno di stanza a Bruxelles e abituato a lavorare in lungo e in largo per il mondo. Sul palco gli attori salgono con le proprie storie, prendono il pubblico per mano e lo fanno diventare un compagno di viaggio, parte di una comune ricerca inesauribile. Un cammino alla ricerca infinita della gioia, fatto di storie personali, maschere, danze, clownerie e memorie. Così, se ogni replica è la tappa di un viaggio, ogni frammento che compone lo spettacolo diventa un singolo passo.

 

 Il viaggio non si arresta mai, così come la girandola caleidoscopica di sentimenti e immagini. Ogni replica regala una sorpresa, a chi decide di mettersi e seguire il ritmo della compagnia e di questa ricerca infinita della gioia.

 «La gioia» ha debuttato l’1 marzo 2018 a Bologna, ricevendo fin da subito importanti riscontri da parte della critica. «Con questo spettacolo Pippo Delbono conquista arrivando dritto all’immaginazione, al sentimento, in un’epoca in cui tutti siamo chiusi in un diffuso narcisismo. – ha scritto Massimo Marino sulle pagine de Il Corriere di Bologna – Apre spazi di ascolto, sbriglia la fantasia, sussurra di bandire la paura. Racconta come la gioia sia possibile anche in fondo ai pozzi più oscuri. Come ci sia bisogno, oltre ogni naufragio, di trasformare le sbarre plumbee delle gabbie in festoni di fiori. Di colorare il palcoscenico e la mente con la tristezza e l’allegria di Pierrot, con gli umori del mondo oltre le sue crudeltà». 

 

 

 

 

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