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Collassa la differenza tra generazioni

Questa sera, 27 febbraio, la stagione teatrale di Pergine propone il monologo "Nel nome del padre" di e con Mario Perrotta che veste nello stesso personaggio i panni di tre genitori diversi tra loro per estrazione, provenienza geografica e lavoro.Tutti e tre di fronte al muro del rapporto con i figli

Pubblicato il - 27 febbraio 2019 - 09:57

PERGINE. Torna la stagione del Teatro di Pergine che questa sera, 27 febbraio, propone il monologo "Nel nome del padre" di e con Mario Perrotta, prodotto dallo Stabile di Bolzano. «Un padre. Uno e trino. Niente di trascendentale: nel corpo di un solo attore tre padri, diversissimi tra loro per estrazione sociale, provenienza geografica, condizione lavorativa. A distinguerli gli abiti, il dialetto o l’inflessione, i corpi ora mesti, ora grassi, ora tirati e severi. Tutti e tre di fronte a un muro: la sponda del divano che li separa dal figlio, ognuno il suo.

 

 Il divano, come il figlio, in scena non c’è. I figli adolescenti sono gli interlocutori disconnessi di questi dialoghi mancati, l’orizzonte comune dei tre padri che, a forza di sbattere i denti sullo stesso muro, smussano le differenze per ricomporsi in un’unica figura, senza più tratti distintivi se non le labbra rotte, incapaci di altre parole, circondate dal silenzio, l’unica cosa che resta, insieme ai resti del padre». (Mario Perrotta) .

 

 «Il nostro tempo è il tempo del tramonto dei padri. La loro rappresentazione patriarcale che li voleva come bussole infallibili nel guidare la vita dei figli o come bastoni pesanti per raddrizzarne la spina dorsale si è esaurita. I padri smarriti si confondono coi figli: giocano agli stessi giochi, parlano lo stesso linguaggio, si vestono allo stesso modo. La differenza simbolica tra le generazioni collassa.

 

  In questo contesto di decadenza emerge forte un’esigenza di nuove rappresentazioni del padre. […] Il linguaggio dell’arte – e in questo progetto di Mario Perrotta che ho scelto di accompagnare, il linguaggio del teatro – può dare un contributo essenziale per cogliere sia l’evaporazione della figura tradizionale della paternità, sia il difficile transito verso un’altra immagine – più vulnerabile ma più umana – di padre della quale i nostri figli – come accade a Telemaco nei confronti di Ulisse – continuano a invocare la presenza». (Massimo Recalcati)

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