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Le miniere d'argento (e la storia) del monte Calisio accessibili grazie ad un'app

Grazie al progetto europeo VirtualArch, le miniere del monte Calisio - noto, sin dall'antichità, anche con il nome di monte Argentario - torneranno accessibili. Ecomuseo, Soprintendenza e Fbk insieme per valorizzare il sito archeologico "sommerso". Nuove tecnologie (3D, realtà aumentata, video, realtà virtuale) e nuova cartellonistica permetteranno ai visitatori di immergersi - letteralmente - nella storia

Di Arianna Viesi - 23 settembre 2019 - 17:33

MONTE CALISIO. VirtualArch (Archeologia virtuale - Visualizzare per valorizzare), questo il nome del progetto europeo che ha coinvolto anche la nostra provincia e che punta a promuovere la valorizzazione del patrimonio archeologico "sommerso". Che si tratti di città letteralmente sommerse, di siti fagocitati dalla vegetazione o di insediamenti minerari, poco cambia. L'obiettivo è quello di rendere questi luoghi "invisibili" accessibili grazie (anche) alle nuove tecnologie. L'Europa ha stanziato circa due milioni di euro per un piano che coinvolge Italia, Austria, Germania, Slovenia, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia (QUI SITO). Il progetto è stato presentato questa mattina presso la sede Apt di Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi. 

 

Grazie a VirtualArch, e grazie alla stretta collaborazione tra Ecomuseo Argentario, Soprintendenza provinciale e Fbk, le miniere del monte Calisio prenderà quindi nuovamente vita.  

 

Il monte Calisio, alle porte di Trento, è noto sin dall'antichità per i suoi giacimenti minerari. Non a caso, nei documenti, spesso si trova la dicitura Mons Argentarius - in riferimento al prezioso minerale che vi si poteva trovare. Antica miniera durante il Medioevo, compare anche nel cosiddetto Codex Vangianus, uno dei manoscritti più preziosi custoditi nella nostra città. A partire dal 1215 il principe vescovo Federico Vanga raccoglie, in questo codice, una serie di atti relativi a beni e diritti della chiesa trentina. Una delle sezioni del volume è dedicata proprio al regolamento dell'attività estrattiva: si tratta del cosiddetto Liber de postis Montis Arçentarie, uno dei primi statuti minerari in Europa.

 

Il testo, in latino, presenta numerosi termini di chiara origine tedesca. Questo potrebbe indicare la presenza di minatori provenienti da regioni germanofone. Il monte Calisio, in questi secoli, faceva parte del Distretto di Pergine dove aveva sede il giudice minerario, garante delle concessioni e delle relative imposte. Come attestano documenti e evidenze archeologiche, le miniere dell'Argentario vennero sfruttate soprattutto tra 1100 e 1200 con una progressiva riduzione nei secoli successivi. La crisi dell'attività estrattiva fu dovuta, probabilmente, all'esaurimento delle vene più ricche e alla scoperta di nuovi giacimenti nella vicina Val dei Mocheni. A fasi alterne, alcune miniere furono riaperte e l'ultima attività risale al secolo scorso.

 

Alla ricerca storica e archeologica, è seguito quindi un programma di valorizzazione del territorio. Come? Grazie alle nuove tecnologie (3D, realtà virtuale, realtà aumentata, video), ma anche grazie ad apparati didascalici tradizionali come la cartellonistica (che è stata completamente rinnovata). Si è molto lavorato su un'applicazione interattiva che sarà a breve online. La app, una volta scaricata, sarà consultabile lungo i percorsi già realizzati dall'Ecomuseo Argentario: testi e filmati aiuteranno a scoprire l'attività mineraria del Calisio. Sono state ricostruite in 3D le principali attività di estrazione del minerale. Sono stati progettati e stampati 18 pannelli, in cui sono illustrate varie tematiche connesse allo sfruttamento minerario antico, alla geologia, al Codex Vangianus, alle tecniche di estrazione e agli strumenti adoperati.

 

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