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| 24 ott 2019 | 10:34

Nudo, (ma vestito) Brunello recita l'iraniano che svela il copione solo all'ultimo minuto

Domani, venerdì 25, al Portland apre la "Bella Stagione" con l'esperimento  che ha per protagonista il dirAttore artistico della rassegna. Nessuna regia, nessuna prova e un testo che arriva sul palco in busta chiusa. "White rabbit red rabbit" è andato in scena così per mille volte in tutto il mondo con interpreti di fama internazionale e nazionale che si sono cimentati nella sfida

TRENTO. Mica una bazzecola. Vai sul palco nudo, anche se vestito. Ci vai senza una regia che detti tempi e modi della tua prosa. Ci vai, di conseguenza, senza aver provato nulla se non la voglia di provarci. Ci vai, sul palco, con un probabile ingorgo tra patema ed eccitazione.

 

 Sì, perché ti viene in mente l’inevitabilità dei paragoni. Molti eccellenti. La stessa sfida l’hanno condotta infatti, per mille e più volte fino ad oggi, attori internazionali del calibro di Woophy Goldberg e registi culto come Ken Loach. E pure una schiera di italiani di livello indubitabile: Baliani, Catania, Costa, Piccolo, Pisu e molti, molti altri.

 

 Alla lista domani sera s’aggiungerà Andrea Brunello, direttore artistico e organizzatore del Teatro Portland che nello spazio di casa inaugurerà la “Bella Stagione” di un’offerta ancorata allo spettacolo che seppur minimale negli allestimenti vuole essere di grande impegno civile.

 Brunello si cimenterà dunque nell’esperimento da palco inventato dall’iraniano Nassim Soleimanpour. Esperimento andato in scena in venti lingue e con una folla di “singoli protagonisti”.

 

 Se è vero che il bisogno di libertà riesce a volte a frantumare le coercizioni, l’autore irananiano che come troppi altri fu prigioniero in patria ha scovato il modo di far viaggiare nel mondo le sue idee anche senza essere presente. “White rabbit,  red rabbit”  è quindi una storia umana e politica affidata agli attori che di volta vin volta sono chiamati a dare colore, intensità e comunicatività ad un testo che scoprono solo una volta saliti sul palcoscenico, aprendo una busta chiusa e improvvisando un’interpretazione sulla scorta della loro esperienza e della loro diversa sensibilità.

 

 Il che dovrebbe portare – così è successo fino ad oggi – ad un’infinità di versioni dello scritto dell’iraniano. Nel “regolamento” creativo che caratterizza l’esperimento teatral-sociale vi è infatti la clausola più importante. Chi ci prova non deve aver mai visto non solo il copione ma nemmeno altre rappresentazioni di quel copione. Intrigante dunque questo avvio di “Bella Stagione” al Portland.

 

 Ed è davvero un peccato che il debutto cada in contemporanea con altre interessante proposta dei teatri professionali trentini, ovvero la “prima” a Pergine dello spettacolo su Hemigway di Trento Spettacoli/Off e anche la commedia all'italiana a Villazzano.

 

 Vabbè, il pubblico che segue con crescente interesse le stagioni “altre” che animano la scena trentina se ne farà una ragione. Scegliendo. Ma il problema delle sovrapposizioni, purtroppo, rimane. Detto questo, meglio tornare al coniglio bianco e al coniglio nero di Brunello. Tornando ad un’essenzialità scenica che prevede solo una sedia, un leggio e due bicchieri. E tanto dovrà bastare perché la scena va riempita del “mestiere dei sentimenti”.

 

 C’è politica, ovviamente, nelle parole di Soleimanpour – che oggi vive a Berlino – ma il testo non è politico. Il contenuto è metaforico. L’obiettivo è il dialogo tra palco e platea – (che al Portland sono praticamente un tutt’uno logistico e ideale) – per abbattere censure, confini fisici e confini mentali.

 

 Per Brunello e per il Portland un doppio scopo: la prova d’attore perché un copione dell’ultimo minuto non è uno scherzo ma anche una sorta di vademecum valoriale che si esprimerà nei contenuti non certo “comodi” degli altri spettacoli che di venerdì animeranno la “Bella Stagione”.

 

 

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