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Quando la finzione può divorare la realtà

La Bella Stagione del Portland propone venerdì 18 uno spettacolo originale ed intrigante che ha vinto il prestigioso premio In Box Blu per il teatro fuori dagli schemi. "Its App to you" è il gioco interattivo che invita uno spettatore alla soluzione di un giallo coinvolgendo dall'inizio alla fine il pubblico che scarica un'applicazione ed è parte della performance.

Pubblicato il - 16 gennaio 2019 - 10:11

TRENTO. In scena al Portland venerdì 18 gennaio alle ore 21.00 , "It's app to you" della compagnia Bahamut. Immaginato, diretto ed interpretato da Leonardo Manzan che dividerà il palco con Andrea Delfino e Paola Giannini, lo spettacolo ha vinto nel 2018 il prestigioso premio In-Box Blu assegnato dall'omonima rete teatrale che seleziona e promuove alcune delle esperienze produttive più interessanti della scena emergente italiana con il fine ultimo di dare visibilità a tali compagnie le cui opere presentano un alto livello artistico. 

 "It's app to you" viene presentato al pubblico come un gioco teatrale, una realtà virtuale ed immersiva. Un gioco che chiamerà direttamente in causa il pubblico invitandolo a "scaricare" l'app che consentirà di partecipare alle indagini che condurranno alla risoluzione di un omicidio. Una semplice applicazione da scaricare sul cellulare per muovere e governare il personaggio virtuale. Ma qual è il confine tra la finzione e la realtà? Se la virtualità si rivelasse più reale di quanto credi?


 Dalle note di regia si legge: "Un teatro. Un videogioco interattivo. Un omicidio da risolvere. 46 si risveglia in una stanza, sul pavimento una pistola e del sangue, è appena stata assassinata ma ha ricordi confusi. Non le resta che scoprire l’assassino e vendicare la sua morte. “It’s app to you” l’applicazione che 47, spettatore inconsapevole selezionato dalla platea, deve scaricare per connettere il proprio smartphone al videogioco e poter guidare 46 nello svolgimento delle indagini. Le indagini cominciano, indizio dopo indizio, ma sembra una storia senza capo né coda: nessun sospettato, nessuna prova.

 

 Tutto sembra portare 47 ad una sola sentenza finale: 46 si è suicidata. Così, per risolvere il gioco ed uccidere l’assassino, non può fare altro che uccidere nuovamente 46. Una trama che si morde la coda, destinata a ripetersi all’infinito. La finzione è molto realistica e tra il giocatore e la realtà virtuale esiste ormai un legame che rende la scelta più complicata del previsto. Scelta che però non può essere elusa in alcun modo.

 

 La partita però non termina, la missione non è compiuta. Algoritmo, che dalla regia detta le regole del gioco e muove i fili a proprio piacimento, decreta il “Game Over”. Il gioco ricomincia daccapo. Stesso caso, stesse indagini, ma stavolta qualcosa è cambiato: 47 si scopre all’interno del gioco, giocatore e contemporaneamente personaggio della storia. Le nuove indagini parlano chiaro: 47 è diventato l’ assassino. Portando a termine la prima partita si è macchiato dell’omicidio di 46. Algoritmo, dalla regia, si gode lo spettacolo di sua creazione. La finzione, come spesso accade, ha divorato la realtà. Lo scopo del gioco rimane lo stesso: uccidere l’assassino."

 

 

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