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| 09 gen 2019 | 17:35

Se l'attrice anima la marionetta che la anima

Torna venerdì 11 la Bella Stagione del Portland a Piedicastello e sul palco arriva il pluripremiato "Talita Kum". Musica, atmosfere e movenze danno corpo al lavoro intenso di Valeria Sacco che indaga l'animo umano senza aver bisogno di parole per suggerire una storia fatta di espressione corporea a fantasia

di Redazione

TRENTO. La Bella Stagione del teatro Portland ricomincia dall'inedito e dell'inconsueto, in perfetta linea con la proposta spesso fuori dagli schemi e dalle sicurezze  del piccolo ma vitalissino spazio a Piedicastello. Venerdì 11 sul palco arriverà uno spettacolo delicato e potentissimo, diverso da quelli che normalmente trovano spazio nella programmazione curata da Andrea Brunello.

 

 Il 2019 si apre con uno spettacolo di teatro di figura dove musica, atmosfera e movenze proprie del teatro danza omaggeranno l'animo umano. "Talita Kum" il titolo del pluripremiato spettacolo della compagnia Riserva Canini in collaborazione con Campsirago Residenza. Immaginato e creato da Marco Ferro e Valeria Sacco che sono della produzione rispettivamente anche regista e protagonista della piéce che si può anche raccontare quale immersione nel silenzio utile ad "auscultare" l'anima e l'inconscio: un passo verso l'interiorità e l'anima di ciascuno di noi, un gioco d'ombra senza parole dove esperessione corporea e "fantasmi inconsci" danno vita ad una favola nera visionaria incredibilmente conturbante.

 

 Dalle note di regia si legge: "Talita Kum nasce da una visione, complessa e insieme lineare, come lo sono certi sogni del pomeriggio. È uno spettacolo nato senza parole che nel silenzio ci ha suggerito una storia. E noi le abbiamo dato vita seguendo la rotta di un viaggio che assomiglia molto a una febbre, a un mancamento, a uno di quei momenti in cui le energie si esauriscono e si confondono dentro i nostri incomprensibili confini.

 Lo spettacolo ruota attorno a due figure: quella di una creatura coperta di nero, dalle fattezze umane, che abita un luogo notturno e interiore. E quella di una donna, immersa in un sonno profondo che si direbbe infinito. Poi, in un sentore d’allarme, la creatura nera emerge: ci sono delle tracce da seguire e delle voci, vicine e lontane, che si mescolano tra loro. Tra queste, una musica: è una musica che chiede di essere danzata, come il fluire incessante della vita."

 

 Altre note raccontano anche: "In scena un’attrice sola. Si ha la sensazione di assistere ad uno spettacolo con due interpreti, in realtà tutto accade grazie ad una sola persona. La marionetta anima l’attrice. O meglio, l’attrice anima la marionetta che la anima. E’ a partire da questa visione, e da tutto ciò che è capace di evocare, che lo spettacolo prende avvio. L’intenzione è di mettere il corpo umano nella condizione di essere creduto marionetta e di far credere marionetta ciò che è vivente: di far vivere al pubblico l’istante in cui la vita si manifesta, appare, comincia, o riprende.

 

 Durante lo spettacolo lentamente il gioco si rivela, l’illusione si dissolve, ma gli occhi dello spettatore continuano a vedere vivo quel che la ragione ha compreso essere marionetta. Ed esattamente questo è il nostro desiderio e la nostra scommessa: mettere la vita nella condizione di essere osservata nel suo esserci e non-esserci, nel suo fluire e nel suo mancare e, insieme allo spettatore, vivere questo mutare grazie al potere illusionistico e artigianale degli strumenti del teatro di figura. Una tecnica innovativa di manipolazione, dunque, al servizio di una volontà poetica e di una narrazione."

 

 

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