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''Félicette'', la storia della prima gatta mandata nello spazio diventa un albo illustrato

Scritto dalla giornalista trentina Elisabetta Curzel, illustrato con tecniche di stampa d’arte da Anna Resmini e pubblicato dalla pluripremiata casa editrice milanese Topipittori il libro celebra la memoria di una gatta speciale e permette ai lettori più giovani un primo, delicato contatto con temi importanti quali la ricerca scientifica, la sperimentazione sugli animali e l’ambizione umana

Pubblicato il - 01 giugno 2020 - 15:36

TRENTO. In questi giorni, mentre l’esplorazione spaziale torna a far parlare di sé, esce un libro dedicato a un episodio poco noto al grande pubblico: la storia di Félicette, il primo gatto inviato nello spazio. L’episodio risale al 1963, un periodo che vedeva Stati Uniti e Urss sfidarsi anche sul fronte delle conquiste scientifiche e tecnologiche. In mezzo a tali scontri si ritrovò Félicette, una gatta mansueta recuperata dagli scienziati nelle strade di Parigi.

 

Félicette nello spazio ci andò davvero, come già aveva fatto pochi anni addietro la cagnetta russa Laika. E Félicette è la protagonista che dà il titolo a un albo illustrato, per lettori dai 7 anni in su, scritto dalla giornalista trentina Elisabetta Curzel, illustrato con tecniche di stampa d’arte da Anna Resmini e pubblicato dalla pluripremiata casa editrice milanese Topipittori. Un albo illustrato che celebra la memoria di una gatta speciale e permette ai lettori più giovani un primo, delicato contatto con temi importanti quali la ricerca scientifica, la sperimentazione sugli animali e l’ambizione umana.

 

Come specifica una pagina della Nasa dedicata agli studenti, “agli albori dell’esplorazione spaziale non si sapeva se gli esseri umani potevano sopravvivere a un viaggio fuori dai confini terrestri; utilizzare gli animali era quindi il modo migliore per scoprirlo”. Tanto, erano solo animali, si pensava all'epoca. Al giorno d’oggi, nessuno direbbe mai “tanto, sono solo animali”. Dagli anni di Félicette ci separano cambiamenti culturali profondi, che hanno ridisegnato il rapporto dell’uomo con la natura e con gli altri esseri viventi. Per quanto la strada da fare sia ancora lunga e piena di intralci, concepire l’animale come essere meramente funzionale all’uomo è un pensiero ormai sorpassato.

 

Anche le agenzie spaziali e i centri di ricerca hanno cambiato atteggiamento. Oggi gli animali vengono utilizzati nella ricerca spaziale solo se considerati assolutamente necessari; i ricercatori preferiscono fare ricerche con modelli di computer o coinvolgendo direttamente gli astronauti. Sempre nella stessa pagina, la Nasa sottolinea che attualmente “Le norme per la ricerca sugli animali sono più stringenti di quelle [adottate] per l'utilizzo di persone nella ricerca. Perché le persone possono dare il loro consenso. Gli animali non possono obiettare”. Dagli anni di Félicette, il cambiamento si misura anche negli standard etici e scientifici adottati da molti Paesi.

 

Ma allora quali sono i confini della ricerca? A cosa serve l’esplorazione spaziale? Com’è vedere il mondo con occhi diversi da quelli umani? ''Félicette'' invita a riflettere raccontando una storia memorabile che non fornisce indiscutibili responsi. Il libro (32 pagine, 20 euro) è disponibile alla vendita sia in libreria che online.

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