''L'orso fissa dei limiti ricordandoci che non siamo i padroni assoluti, ma specie tra altre specie'', ecco ''il predatore'' romanzo noir di Marco Niro
Romanzo d’esordio come solista per lo scrittore Marco Niro, co-fondatore del collettivo Tersite Rossi, Il predatore è un noir di montagna che indaga sulla difficile relazione fra l’uomo e gli animali selvatici, fra l’orso e una comunità alpina messa a nudo davanti alle proprie paure e fragilità. Consegnato all’editore già nel 2021, ben prima dei più recenti e tristi fatti di cronaca, con questo romanzo l’autore sembra, con largo anticipo, descrivere l’attualità

TRENTO. La recente sospensione, sebbene consensuale e temporanea, della proficua collaborazione letteraria tra Mattia Maistri e Marco Niro, fondatori del collettivo di scrittura Tersite Rossi, non è passata sotto traccia e inizia a far parlare di sé. È proprio Marco Niro, giornalista ed esperto di comunicazione ambientale, a fare la prima mossa, uscendo allo scoperto con la pubblicazione de Il predatore per i tipi di Bottega Errante Edizioni.
Presentato in anteprima al pubblico della libreria due punti di Trento, Il predatore è un libro che fa già discutere. L’utilizzo, poi, del genere noir e del filone della narrativa d’inchiesta - cifra stilistica proveniente dall’esperienza di Tersite Rossi - per raccontare la difficile relazione tra essere umano e animali selvaggi, rende questo libro uno strumento unico utile a indagare la realtà di tutti i giorni.
Tersite Rossi si è sempre occupato di problematiche politico-sociali, cosa ti ha spinto ora a scrivere di ambiente?
Dei due Tersite Rossi, sono sicuramente io quello appassionato di ecologia. Non fosse altro che per deformazione professionale. Negli anni, infatti, mi sono specializzato in comunicazione ambientale. C’è da dire che, fino a oggi, nei romanzi scritti con il collettivo Tersite Rossi, non era emerso a pieno il tema ambientale e ho quindi colto questa occasione per cimentarmi nell’impresa di dargli una propria centralità. Diciamo che ho fatto mio l’invito promosso dall’antropologo Amitav Ghosh, quello di dare spazio all'elemento non umano all’interno delle proprie narrazioni. Questo perché punti di vista slegati dall’antropocentrismo possono offrire la chiave per risolvere alcuni dei problemi attuali.
Hai scelto l’orso come figura centrale, perché la questione orso è così emblematica?
Innanzitutto, l’orso è un simbolo di biodiversità, un indicatore dello stato di salute dell'ambiente e, quindi, anche un tassello per la conservazione della specie, la nostra. Allo stesso tempo, è simbolo del limite, che come specie umana abbiamo perso di vista. È evidente che, in un posto dove ci sono gli orsi, certe cose non si possono fare, e, in qualche modo, l'orso fissa così dei limiti, ricordandoci che non siamo i padroni assoluti, ma specie tra le altre specie. Più che sull’orso, il romanzo è incentrato sul rapporto che c’è tra noi e la fauna selvatica, e su come questo si sia evoluto in modo distorto. Infine, l’orso è anche simbolo della diversità. Può essere paragonato all'immigrato, al deviante, a tutto ciò che, a livello di umanità, risulta diverso e fastidioso.
Quello attorno all’orso è un discorso sempre più polarizzato, come se ne esce?
I fatti della scorsa primavera non hanno certo aiutato e, anzi, hanno esacerbato i toni tra le due tifoserie. Banalmente, forse, se ne esce seguendo chi ha studiato. Ad esempio, ascoltando gli zoologi, che hanno molto da dire, ma normalmente non sono granché considerati, né da una parte né dall'altra. La posizione scientifica è quella che vede la tutela come via maestra ed essenziale. Dopodiché, gli stessi zoologi ammettono la possibilità di sopprimere gli esemplari altamente problematici. Non può essere un tabù. Il problema semmai è che tali scelte vanno prese da esperti, mentre nella pratica tutto viene demandato a una politica incompetente, che prende decisioni di pancia, e ciò non può che portare a scelte sbagliate.
Ci saranno polemiche, sei pronto ad accusare tutti i colpi che ne seguiranno?
In realtà, nel tempo ho maturato l'idea che i destinatari dei nostri j'accuse hanno molto pelo sullo stomaco ed è molto difficile che ne rimangano colpiti. Solitamente, si creano veri e propri muri di gomma, questa volta, però, è probabile che desti più attenzione, per via che il tema è quello dell’orso. È importante sottolineare, anche se sarà difficile da credere, che questo non è un romanzo scritto per cavalcare l’attualità. L’ho consegnato all’editore nel 2021, ben prima dei fatti di cronaca. Eppure, chi leggerà oggi Il predatore non potrà fare a meno di pensare che io abbia preso spunto direttamente da quei fatti, e lo dico perché io stesso ho constatato esterrefatto che nella realtà le cose sono andate proprio così, quasi identiche a come le avevo immaginate nel romanzo. Quasi, per fortuna. Chi lo leggerà, capirà cosa voglio dire. E a quel punto forse non mi crederà.
Il libro è la narrazione di una montagna al di fuori dello stereotipo, cosa vuol dire?
Ormai in montagna ci vivo da vent’anni, anche se le mie origini sono di pianura. La pubblicazione di questo romanzo è stata, forse, un modo per segnare e legittimare la mia cittadinanza nelle terre alte. Col tempo ho guardato con interesse a quel filone che è la narrativa di montagna. A mio avviso, c'è volontà di riappropriarsi di un ambiente, quello montano, che per troppo tempo è stato visto come una sorta di luna park, letto attraverso lenti che non oggi funzionano più. La scelta del genere noir, poi, è già di per sé caratterizzante e si allontana dallo stereotipo. Infine, c’è la scelta del tema: la denuncia del modello, distorto, che ha preso piede ultimamente, portato avanti da chi dice di volersi battere per la montagna, ma che in realtà finisce per distruggerla. In questo, la narrativa d'inchiesta praticata con Tersite Rossi mi è stata da modello.
Perché scrivere un libro, qual è il ruolo della letteratura?
Perché è come funzioniamo. Raccontare storie ci ha permesso di distinguerci dal resto degli animali e, inoltre, c’è un grande vantaggio. Attraverso l’immedesimazione del lettore e le tecniche narrative, si permette al pubblico di avvicinarsi a temi che altrimenti non avrebbe approfondito. Non si può pretendere che tutti leggano saggi scientifici, ma un romanzo può essere un buon gancio. Ciò che non aiuta, sono le dinamiche dei social, che aumentano il rumore di fondo. La superficialità non è mai la soluzione, è necessario fare dunque uno sforzo e approfondire.












