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Il ruolo educativo di cinema e televisione al centro dell'incontro di Educa Immagine. "Agli adulti il compito di accompagnare i più piccoli"

Nel webinar della rassegna Educa Immagine, inserita in cartellone nel festival Educa, dedicato al ruolo educativo dell'audiovisivo, si è parlato di televisione e cinema come mezzi per educare i più giovani. Il vicedirettore di Rai Cultura Gianfranco Noferi: "Tutti hanno bisogno di musica, spettacolo, storie, e i media ci danno nutrimento in questo senso. Il problema è la dieta"

Pubblicato il - 22 novembre 2020 - 12:25

TRENTO. La tv può aiutare nell’educazione dei più piccoli? La risposta è da anni al centro di dibattiti, con diverse scuole di pensiero che si sono scontrate rispetto agli effetti che la televisione può avere sui più giovani. Secondo quanto emerso nell’incontro tenuto in forma rigorosamente digitale organizzato da Educa Immagine (la cui direzione artistica è affidata a Trentino Film Commission, con il sostegno del piano Cinema per la scuola del Miur e del MiBact e il contributo della Cassa rurale di Rovereto) nella rassegna Educa la risposta è un netto e inequivocabile: “”.

 

La tv non solo insegna, ma educa. È uno strumento che ha enormi potenzialità formative ed educative, la chiave, come spesso accade, è l’uso che se ne fa. Per guidare verso un uso positivo di questo mezzo è necessario che siano gli adulti ad accompagnare i più piccoli e i ragazzi nell’educazione all’immagine, a scuola come in famiglia.

 

È noto infatti come i bambini siano grandi consumatori di video, non solo in televisione. Le immagini sullo schermo, però, rappresentano solo un mero intrattenimento o possono svolgere un ruolo più profondo, anche educativo? A partire da questo interrogativo, lanciato dalla vicepresidente del consorzio Consolida (promotore del festival Educa assieme a Provincia di Trento, Università di Trento, Comune di Rovereto, con il supporto scientifico di Fondazione Bruno Kessler, Fondazione Demarchi, Iprase e il sostegno di Federazione trentina della Cooperazione e delle Casse rurali trentine) Francesca Gennai, sono quindi intervenuti degli esperti, concordi appunto nel considerare la televisione come un utile dispositivo educativo.

 

“A partire dagli anni ‘90 – ha ad esempio ricordato Cosimo di Bari, ricercatore dell’Università di Firenze e docente all’Università di Parma - si sono contrapposte due scuole di pensiero: quella che faceva capo a Karl Popper di una TV come mattina maestra, e quella invece del professor Morcellini, che la tv possa fare bene ai bambini. Se pur contrastanti entrambi filoni finivano per sottolineare come la tv non solo insegni, ma educhi, nel senso che alimenta la nostra cultura. E questo vale anche per gli altri media. Per dire se educhi bene o educhi male, bisogna andare oltre le generalizzazioni. È comunque noto ormai a livello internazionale come attraverso i media passi non la realtà, ma una rappresentazione della realtà, per questo c'è bisogno di adulti che aiutino i bambini a comprendere questa distinzione”.

 

Per il formatore di “Schermi e lavagne” del Dipartimento educativo della Fondazione Cineteca di Bologna Simone Fratini, “il cinema è stata la prima rappresentazione della realtà audiovisiva ed è uno strumento di conoscenza, un dispositivo che può aiutarci nell'incontro con l'altro, ad entrare in contatto con un mondo che non è il nostro. Conoscere il linguaggio, le regole sintattiche del cinema e delle immagini consente di essere più consapevoli e di sviluppare uno spirito critico. E i luoghi per questa formazione sono la scuola e la famiglia”.

 

Al centro della riflessione è finita anche la definizione di “nativi digitali”, espressione che rischia di risultare fuorviante se si pensa che i bambini non abbiano necessità dell’accompagnamento degli adulti per poter utilizzare correttamente la televisione. Il loro ruolo educativo nell’avvicinamento all’audiovisivo funziona anche con i “piccolissimi”, a patto che i media non di trasformino in una sorta di “cuccio digitale” che calma o “parcheggia” i bambini, distraendoli completamente.

 

Per questo di Bari ha sintetizzato i suoi consigli in tre punti, che si possono chiamare “tre A”: Autoregolazione (non solo imporre regole ma accompagnare il bambino affinché diventi in grado di autoregolarsi), Alternanza (gli schermi devono essere una delle esperienze che il bambino/la bambina hanno nel corso della giornata), Accompagnamento (stare accanto ai bambini e trasformare ciò che si è visto in disegni o altre storie).

 

Alle “tre A” proposte dal ricercatore, il vicedirettore di Rai Cultura e responsabile di Rai Scuola Gianfranco Noferi ha aggiunto la metafora del nutrimento e della dieta. “Tutti hanno bisogno di musica, spettacolo, storie, e i media in tal senso ci danno nutrimento. Il problema è semmai la dieta: se si mangia solo spazzatura - documentari violenti, fiction scadenti, film banali - questa dieta non produce buona educazione”.

 

Dove e come gli adulti possono imparare ad orientarsi? “In Italia ci sono molti percorsi per la genitorialità che non investono però sul tema dell'educazione all'immagine. Una via da percorrere è la collaborazione tra famiglie e nidi e scuole d'infanzia, dove invece si sta progressivamente diffondendo formazione e pratiche educative su questi temi”.

 

Noferi ha poi ricordato l’articolato sforzo compiuto dalla Rai in collaborazione con il Miur nel produrre materiali ad hoc, sfruttando i suoi sterminati archivi e mettendo a disposizione materiale didattico durante il lockdown. Il tutto per raggiungere anche bambini e ragazzi che non possiedono strumento tecnologici a casa o che li devono condividere con i propri famigliari.

 

Ma al di là della pandemia, la Rai e i ministeri puntano su questa strategia. Un ulteriore segnale è il Piano Cinema per la Scuola ricordato da Frattini. “Fino a poco tempo fa l'educazione all'immagine era lasciata alla libera iniziativa degli insegnanti, da 3 anni con questo piano Miur e Mibact sostengono iniziative di formazione all’immagine e la diffusione di figure professionali specifiche all'interno dei percorsi scolastici”.

 

Il programma del festival Educa è consultabile a questo link, così come quello della rassegna dedicata all’audiovisivo Educa Immagine.  

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