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Belluno
23 marzo | 10:15

Il coro Arcobaleno, un esempio di eccellenza nell’educazione dei giovani: “Dobbiamo fare rete se vogliamo salvare i ragazzi”

Limana ha due fiori all’occhiello nella cura dell’educazione e dello sviluppo dei giovani: la biblioteca, che in questi giorni propone la 28esima edizione di Fantalibrando, e il coro Arcobaleno, i cui fondatori raccontano a Il Dolomiti la loro ricetta per affrontare il disagio giovanile. Da 42 anni, infatti, Catia e Luciano lavorano per trasmettere a bambini e ragazzi valori ed esperienze, attraverso e oltre il canto. 

 

LIMANA. “Spesso ci chiedono come riusciamo a conciliare tra loro età così diverse, visto che al momento il più piccolo del coro ha 4 anni e il più grande 16: è la musica che lo fa! Tuttavia, chi iscrive i bambini al coro sa che deve anche fargli fare un percorso di crescita, perché il fine ultimo non è il concerto ma una trasmissione di valori che richiede tempo”. Queste le parole con cui Catia e Luciano descrivono il coro Arcobaleno, nato 42 anni fa e da allora punto di riferimento per bambini e giovani del territorio

 

Da pochi anni (a volte mesi) di vita all’adolescenza: Limana ha due fiori all’occhiello nella cura dell’educazione e dello sviluppo. Da un lato la biblioteca, che ha in Fantalibrando, rassegna di letteratura per bambini e ragazzi in questi giorni alla sua 28esima edizione, uno dei suoi eventi più rappresentativi, e dall’altro il coro Arcobaleno, i cui fondatori raccontano a Il Dolomiti la loro ricetta per affrontare il disagio giovanile sempre più pervasivo (qui alcuni dei dati di Belluno).

 

A partire dall’abuso delle moderne tecnologie, tra le cause principali oggi di isolamento. “Siamo sempre molto attenti - affermano - all’uso degli smartphone, che non sono da demonizzare in quanto tali, come non lo era la televisione: il problema è educare a un loro uso consapevole. Nel coro abbiamo tante situazioni diverse, compresi bambini con situazioni familiari difficili, problemi di apprendimento o disabilità anche importanti. Tra le regole che diamo a tutti però c’è il divieto del cellulare: i ragazzi devono imparare a rimanere fermi, ascoltare e confrontarsi. Concentrarsi su quello che si sta facendo aiuta tutte quelle situazioni: dal bambino iperattivo che impara come qui l’allenamento sia stare fermi, spesso la cosa più difficile, a quello molto timido che inizia ad aprirsi cantando davanti ai genitori. Ognuno insomma affronta i suoi limiti con l’aiuto del gruppo”.

 

L’educazione oltre il canto: dare importanza a ognuno

Ogni anno il coro Arcobaleno sviluppa un tema diverso attraverso le canzoni, ma anche con viaggi, incontri, esperienze di vario tipo. “Non facciamo mai cose frivole - proseguono Catia e Luciano - ma trasmettiamo sempre qualcosa che vada oltre le canzoni. Ogni anno c’è un progetto diverso: abbiamo incontrato i sopravvissuti del Vajont, lavorato con la prefettura sul valore della bandiera italiana ed europea, approfondito l’importanza del lavoro contadino e del cibo naturale, cercando il più possibile di valorizzare il territorio. Recentemente volevamo far conoscere le Olimpiadi sotto ogni punto di vista, quindi attraverso le canzoni i bambini hanno imparato la storia, il significato dei colori, il sacrificio degli atleti, così quando le vedranno in televisione sapranno tutto.

Inoltre, siamo ambasciatori dell’acqua con l’associazione Insieme si può. In questo modo il nostro cantare diventa un mezzo per costruire il cambiamento: raccogliendo dei soldi dentro una scatola a forma di mattone, ad esempio, i bambini hanno contribuito a raccogliere i fondi per un pozzo in Uganda e si sono resi conto di cosa potevano concretamente fare. Di cori che cantano bene ce ne sono tanti: a livello musicale, grazie anche all’aiuto di una professionista, prendiamo il massimo da ogni bambino, ma la parte più importante è quella formativa ed educativa. Il bello è quello che c’è dietro lo spettacolo: abbiamo 55 iscritti e uniamo i valori alla bellezza del canto”.

 

Fare rete e (ri)costruire una comunità per “salvare i ragazzi”

“In tutto questo - concludono - il problema principale è che nei genitori c’è spesso poca attenzione. Gli insegnanti sono molto attenti, ma non si può delegare tutto alle istituzioni. A maggior ragione in questo momento storico del 'provo' e 'cambio': si cambiano gli oggetti, ma anche i rapporti umani. I giovani cercano continuamente esperienze, soprattutto sessuali, molto forti per rispondere a un bisogno di emozioni sempre più grandi. Tuttavia, quando poi c’è bisogno di costruire un rapporto duraturo e serio non sanno come fare, perché a monte manca qualcuno che glielo abbia insegnato. Secondo noi c’è bisogno di fare rete, di trovarsi fisicamente per condividere e discutere: genitori, parroco, comune, biblioteca, gruppi sportivi, coro. Dobbiamo chiederci com’è la situazione e cosa possiamo fare tutti insieme per risolvere i problemi: è solo così che si possono salvare i ragazzi. 

A Limana abbiamo tanti bambini ed è un tesoro enorme, dovuto soprattutto al costo contenuto di abitazioni e affitti. Dobbiamo quindi approfittarne per compiere un cammino insieme, che parte dal ritrovarsi e discutere di sport, bullismo, anoressia e obesità, e tutto ciò che li riguarda. Eppure nessuno, salvo i giornalisti, ci ha mai contattati, nonostante sia come se noi avessimo una fotografia reale della situazione perché la viviamo quotidianamente. 

Abbiamo sempre detto che ci occupiamo anche di educazione, ma siamo convinti che pochi lo abbiano capito. Quando facciamo un concerto, ad esempio, abbiamo bisogno di coprire le spese ma fatichiamo a trovare degli sponsor. Qui a Limana abbiamo l’aiuto di ditte importanti e solitamente chi contribuisce lo fa perché ha figli all’interno e, quindi, crede nell’importanza dell’educazione dei giovani della sua comunità. Coprire le spese, infatti, permette di usare tutto quello che raccogliamo dalle famiglie per fare beneficenza, facendo vivere ai bambini un'esperienza importante e costruire ricordi belli della propria infanzia. Se il territorio non capisce questo, allora c’è qualcosa che non va”.

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