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"Bob Dylan premio Nobel? Ora vi spiego perché"

Intervista ad Andrea Cossu ricercatore di sociologia all'Università di Trento che ha scritto il libro "It Ain’t Me Babe: Bob Dylan and the Performance of Authenticity": "Per noi fan è stata una sorpresa immensa. Lui con le sue canzoni trasmette 200 anni di storia americana"

Di Luca Pianesi - 14 ottobre 2016 - 18:16

TRENTO. "Appena sveglio mi sono ascoltato Desolation Row, un manifesto poetico del simbolismo, poi mentre sono andato all'Università ho sentito un pezzo del '75 Shelter From The Storm e in pausa, tra una lezione e l'altra, Spirit on the Water, un brano recente ma che è un perfetto esempio di come tutta la sua musica si poggi su tradizioni antichissime. Di quanta cultura è intrisa ogni sua canzone". Gli avevamo chiesto quali sono i tre brani di Bob Dylan che sceglierebbe come più rappresentativi della sua opera e Andrea Cossu ci ha risposto sorridendo "impossibile scegliere, posso dirvi quelli che ho appena ascoltato".

 

 

Lui è uno dei massimi esperti in Italia di Bob Dylan. E' un super appassionato di tutto ciò che riguarda il cantautore americano fresco vincitore del Premio Nobel per la Letteratura. Cossu, classe '75, ricercatore in sociologia presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento, nel 2012 ha pubblicato It Ain’t Me Babe: Bob Dylan and the Performance of Authenticity (Boulder: Paradigm; ristampa 2015, London: Routledge). Un libro, dove ha ricostruito la carriera di Dylan a partire dal ruolo centrale della performance, con particolare attenzione ai processi di costruzione della reputazione artistica nel contesto della interazione dal vivo tra il cantautore e l'audience, il pubblico.

 

E da ieri è in festa. "Non ce l'aspettavamo - racconta - ho passato la serata a consultare i forum di appassionati di tutto il mondo ed è stata una sorpresa per tutti noi, non c'era stato nessun sentore della cosa. Tra l'altro già nel '96 era ventilata l'ipotesi di una sua candidatura al premio (il professor Gordon Ball del Virginia Military Institute ed alcuni altri accademici lo avevano proposto alla Reale Accademia) ma era stata presa come una buotade, una presa in giro. E invece venti anni dopo ce l'ha fatta. Adesso non so davvero cos'altro possa vincere. Ormai è nell'olimpo dei miti assoluti".

 

Ed effettivamente con il Nobel per la Letteratura Dylan ha letteralmente sbancato dopo che aveva già vinto il Grammy Award alla carriera nel 1991, il Polar Music Prize nel 2000, il Premio Oscar nel 2001 per la canzone ‘Things Have Changed’, dalla colonna sonora del film Wonder Boys, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe, il Premio Pulitzer nel 2008, la National Medal of Arts nel 2009 e la Presidential Medal of Freedom nel 2012. "Io l'ho seguito in 34 concerti - prosegue Cossu - da quando avevo 16 anni. E a 19 l'ho anche incontrato dal vivo: è stato un semplice ciao, hi, ma per il ragazzo che ero è stato comunque un momento bellissimo. E i miei studi principali partono proprio dalla sue straordinarie performance. Il suo valore non è solo nella capacità che ha di scrivere testi stupendi, è anche nel come li vive sul palco, come li cambia ogni volta e li adatta alla performance, è nel rapporto che crea con la platea. La sua capacità di essere sempre e comunque autentico e di andare oltre gli anni. Perché un suo testo non puoi mai incardinarlo in un preciso momento storico, tolti i suoi 2 anni 'politici'. E questo è effettivamente un aspetto che secondo me giustifica perfettamente il Nobel per la Letteratura, perché lui rende viva e riesce a trasmettere cultura essendo tra l'altro, l'ultimo depositario di una tradizione musicale che condensa in sé oltre 200 anni di storia americana, dal folk al blues, dal rock al pop. E' un mito assoluto".  E ora anche un premio Nobel. 

 

 

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