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La sfida al limite di immersione si trasforma nel recupero segreto dei corpi intrappolati, 'Diving into the unknow' al Trento Film Festival

La pellicola in concorso del regista finlandese Juan Reina, candidata ai premi, racconta il tentativo della più lunga immersione subacquea della storia. Il film affronta la tragedia e l'evoluzione dei legami di amicizia

Diving into the unknow
Di Tiberio Chiari - 30 aprile 2017 - 23:34

TRENTO. La proiezione 'Diving into the Unknown', film in concorso del regista finlandese Juan Reina, ha ufficialmente aperto il sessantacinquesimo Trento Film Festival.


Un film dove è subito chiaro che la montagna è inseparabile dal concetto di limite e l'esperienza che accompagna il limite è sempre catartica. Catartico è ciò che purifica interiormente e porta a una contemplazione comprensiva e superatrice della colpa o delle passioni.

 

Catartico in psicoanalisi è quello che aiuta a liberarsi dalle angosce del subcosciente.

 

Questa definizione potrebbe bastare per descrivere l'avventura umanissima e claustrofobica che è  'Diving into the Unnknown'.

 

Per introdurre comunque l'azione che anima questa pellicola bisogna ricordare che il regista avrebbe dovuto documentare la più lunga immersione sottomarina mai effettuata nella storia della speleologia subacquea, in Norvegia, a -130 metri di profondità, in un ambiente ostile e inesplorato.

 

Questa spedizione organizzata da un team di speleo-sub finlandesi si conclude in tragedia. Due cadaveri rimangono intrappolati nel fondo della caverna, incastrati esanimi nella roccia.

 

La tragedia trasforma inoltre radicalmente il film che diventa a sua volta un'esperienza estrema: raccontare la storia di un'amicizia travolta dall'incidente e dalla sua evoluzione. Presto infatti le autorità abbandonano l'idea di una missione di recupero e i tre sopravvissuti decidono di organizzare una missione segreta che possa porre fine, anche esistenzialmente, a quella tremenda esperienza. 

 

La morte dei compagni diventa inoltre la possibilità di una presa di coscienza da parte dei sopravvissuti della loro parte psichica sommersa, di quella parte del loro inconscio che non dominano totalmente e che li costringe a cimentarsi in un'attività che definiscono sport, ma che tra di loro tutti sanno essere una dipendenza.

 

Una dipendenza vitale comunque, che li mantiene in equilibrio, una dipendenza che li domina ma che devono imparare a dominare perché non si impossessi definitivamente di loro.

 

Un documentario dalla forte immediatezza simbolica che, partendo da un ambiente inconsueto, quello del ventre della montagna, delle sue caverne, esplora con efficacia quell'ambiente psicologico che lo sport nelle sue declinazioni più estrema spesso non riesce a raccontare, ma che silenzioso lo domina.

 

La prossima proiezione 'Diving into the Unknown' sarà al cinema Modena, martedì 2 maggio alle 21.15.

 

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