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"Levico Terme incontra gli autori", è il turno di Tamara Lunger la prima donna a tentare il Nanga Parbat in invernale

Venerdì 4 agosto presenterà "Io, gli ottomila e la felicità. I miei sogni tra amore per la montagna e sfida con me stessa" (Rizzoli, 2017). Dialogherà con Anna Facchini, presidente Commissione Cultura della Sat, all'interno della rassegna di montagna, vita e poesia organizzata dalla Piccola Libreria e dalla Biblioteca Comunale di Levico Terme

Pubblicato il - 01 agosto 2017 - 09:40

LEVICO TERME. "Essere la prima donna a scalare un 8 mila in una prima salita invernale. Era uno dei miei sogni più belli, anche se, nel tentativo di realizzarlo, mi è stato regalato molto, molto di più". Sono le parole di Tamara Lunger, la giovane e fortissima alpinista altoatesina che nel febbraio 2016 ha tentato con Simone Moro la vetta del Nanga Parbat in invernale.

 

Venerdì 4 agosto, alle 21, in Piazza della Chiesa presenterà "Io, gli ottomila e la felicità. I miei sogni tra amore per la montagna e sfida con me stessa" (Rizzoli, 2017). Dialogherà con Anna Facchini, presidente Commissione Cultura della Sat, all'interno di “Levico Terme incontra gli autori”, rassegna di montagna, vita e poesia organizzata dalla Piccola Libreria e dalla Biblioteca Comunale di Levico Terme.

 

Tamara Lunger è una delle più grandi alpiniste e scialpiniste viventi, che nel 2016 ha tentato in invernale con Simone Moro di raggiungere la vetta del Nanga Parbat “il gigante di ghiaccio” in Pakistan (8.126 m).  Quella volta Simone Moro raggiunse la vetta mentre lei, a soli 70 metri dalla cima, rinunciò. 

 

Stava male e ascoltò la “voce interiore” che le diceva di scendere, con la consapevolezza che, se invece fosse andata oltre per amor di gloria, avrebbe poi avuto bisogno d’aiuto per scendere, magari mettendo in pericolo i compagni di cordata.

 

Ma chi è questa donna capace di imprese finora tentate solo da uomini? Che cosa la spinge a sfide estreme? In questo libro Tamara si racconta parlando dell’impresa del Nanga, ma scavando molto anche nel proprio mondo e dentro di sé.

 

Ne scaturisce una personalità dirompente che, cresciuta a profondo contatto con la natura, abituata fin da piccola a mettersi alla prova nello sport, coltiva la passione per l’alpinismo come un modo per trovare se stessa.

 

Certo, essere una donna in un ambiente finora quasi solo esclusivamente maschile ha un prezzo: al campo base bisogna farsi valere, dimostrare che si è capaci di sforzi 'da uomini' e magari anche tenere a bada alpinisti "che sembrano marinai appena scesi da una nave".

 

Ma Tamara, forse anche grazie a un pizzico di follia davanti ai pericoli, vive l’alpinismo come un modo per migliorarsi costantemente, essere in armonia con il cosmo. Per lei la sfida in montagna ha infatti anche qualcosa di spirituale, la avvicina a Dio. E le dona la felicità. Leggere queste pagine, ora avventurose ora meditative, è come fare un’iniezione di energia pura.

 

Nata a Bolzano nel 1986, figlia di un noto scialpinista italiano, ha vissuto tutta la sua vita sulle montagne. Forse per questo è stato inevitabile che la montagna avesse una così forte influenza nella sua vita, e diventasse la sua passione. Nel 2014 raggiunge la vetta del K2 come seconda donna italiana nella storia dell'alpinismo.

 

Fin da quando era piccola, Tamara ha praticato tanti diversi sport, anche l'atletica leggera (due volte vice-campionessa italiana nel lancio del disco), ma la sua vera passione, la montagna, è rimasta negli anni invariata. Nel 2002 inizia a praticare lo scialpinismo e a cimentarsi nelle sue prime gare.

 

Come membro della squadra nazionale è riuscita a vincere titoli importanti: tra questi quello di campionessa italiana nel 2006 e 2008, di vice-campionessa nel 2007, ha vinto la Pierra Menta nel 2007 e nel 2008 e anche il titolo di campione del mondo sulla lunga distanza sempre nel 2008.

 

Dopo questo periodo di gare di sci-alpinismo ha avuto bisogno di nuove sfide in alta montagna. Già all'età di 14 anni aveva il sogno di scalare un ottomila e da sempre una certa idea di come doveva essere. E nel 2009, con la sua prima esperienza alpinistica in Nepal, poté confermare a sé stessa che quell'idea era corretta. Da allora, le cose sono state chiare a Tamara: "Questa è la vita che voglio, niente di diverso".

 

Da allora le sue imprese diventano sempre più impegnative: sale sul Manaslu (Himalaya in Nepal, 8.163 m), scala in K2 (Karakorum in Pakistan 8.611 m), il Peak Lenin (Kirghizistan, 7.143 m) percorre per 150 il Karakorum, sale sul il Kahan Tengri (Kazakistan, 7.010 m), sul Lhotse (Himalaya in Nepal, 8.516 m), il Cho Oyou (Himalaya in Cina, 8.122m).

 

Nel 2016 compie la più grande impresa della sua vita: tenta con Simone Moro di raggiungere la vetta del Nanga Parbàt in Pakistan (8.126m), “il gigante di ghiaccio”, come prima donna al mondo che scala in invernale un 8.000, ma a un centinaio di metri dalla vetta è costretta fermarsi per problemi di salute.

 

Anna Facchini, che dialogherà con Tamara, è stata per molti anni presidente delle Commissione tutela ambiente montano della SAT. Attualmente è presidente della commissione cultura e biblioteca. È anche membro del Comitato di gestione del Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino, membro dell'Osservatorio del paesaggio presso Step, membro del collegio dei sostenitori della Fondazione Dolomiti-Unesco, il tutto sempre in rappresentanza di SAT.

 

 

 

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