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A Trento arriva il Dvce: ma la pelle è nera e ora va a caccia di like

Giovedì alla Libroteka e al Bar Fiorentina incontro con Stefano Antonucci disegnatore del fumetto-caso dell'anno "Quando c'era LVI" un mix corrosivo di politica, storia e satira antifascista

Pubblicato il - 31 ottobre 2016 - 19:34

TRENTO. Il Dvce è tornato ma non è più lui, anche se resta Lui. La camicia è nera, ma è nera anche la pelle. Il suo debutto è stato "a testa in giù" come a testa in giù fu il suo epilogo. Giovedì alla Libroteka di via Mazzini di Trento alle 16 e a seguire al Bar Fiorentina, appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati di fumetto: arriva Stefano Antonucci (classe '87) autore di "Quando c'era LVI" uno dei casi editoriali dell'anno. A ruba finora le copie della mini serie - quattro le uscite previste, tre quelle già disponibili - pubblicata da Shockdom e che Antonucci, ai disegni, ha realizzato con Daniele Fabbri, sceneggiatura, (insieme i due hanno realizzato anche la trilogia "Gesù" e "V for Vangelo") e con Mario Perrotta ai colori.

 

Un fumetto dall'alto profilo artistico, culturale e satirico "Quando c'era LVI" e non poteva essere altrimenti: in un corrosivo mix di politica, storia e satira antifascista si racconta di come un gruppo di nostalgici del terzo millennio riporti in vita Benito Mussolini per affidargli di nuovo le sorti di un Paese che, in fondo, lo ama ancora. Con l'aiuto di un ex ufficiale nazista esperto di genetica, Mussolini torna in vita, ma qualcosa va storto: il Dvce è sì ritornato, ma non è più lo stesso. Per cominciare, ha la pelle nera.

 

Ed è bastato questo, più la copertina del primo numero che ritrae Mussolini impegnato nel saluto fascista, ma a testa in giù, a scatenare le ire dei veri nostalgici. Dice Antonucci: "Vogliamo tornare ad un tipo di fumetto che in Italia ha avuto una grande tradizione, partita da Frigidaire, passando per Cannibale, il Male e tutta la controcultura degli anni Settanta, che si scagliava ferocemente sui tabù sociali, colpendo i nervi scoperti della società contemporanea. Il ruolo politico della satira e del fumetto è proprio quello di scandalizzare, altrimenti non è efficace, e dev'essere satira di qualità, che non si ferma alla superficie delle cose ma va al nocciolo del problema". E così il Mussolini dei tempi moderni nel fumetto diventa Youtuber, chatta, si veste da gangsta e come i politici di oggi va a caccia di like sui social. E le rubriche che accompagnano il fumetto sono altrettanto corrosive: disimpara l'inglese col Duce, l'oroscopo di Benny, moschettolibro (la versione nera e italica di facebook).

 

"Eppure le persone - dice  Antonucci - non dovrebbero prendersela per la copertina, ma per quello che c'è dentro. Anche se non parliamo direttamente di Mussolini, ma lo utilizziamo come pretesto per fare satira sui temi attuali. La nostra ispirazione: usare il linguaggio accessibile del fumetto per comunicare idee satiriche, feroci e sovversive". Sembrano esserci riusciti. Giovedì a Trento grazie alla Libroteka, mecca del fumetto a Trento, e al bar Fiorentina, l'occasione di un incontro ravvicinato - firma delle copie compresa - con il disegnatore che della corrosività ha fatto bandiera.

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