Dall’elfo nero della serie del Signore degli Anelli alla 007 donna? L’esperto: “Alla base esigenze produttive che vengono 'imposte' (giustamente) dall'opinione pubblica''
Il trailer della nuova serie sul Signore degli Anelli di Amazon Prime Video è stato duramente criticato sul web per la decisione di includere nel cast, per il ruolo di un elfo, un attore nero, rompendo con le rappresentazioni fatte in precedenza e, secondo alcuni fan, con quanto riportato da Tolkien nei suoi libri: il Dolomiti ha contattato Andrea Valmiori, della redazione del portale online di critica cinematografica Longtake, per discutere della questione e approfondire il tema dell'inclusività nel panorama delle produzioni odierne

TRENTO. “La peculiarità di questo settore è che poche persone sono in grado di parlare a milioni di spettatori in tutto il mondo: inizialmente Hollywood ha anticipato le sensibilità di buona parte del pubblico, con la volontà di includere in film e serie alcune minoranze. Oggi quella volontà è diventata necessità”. Insomma, spiega a il Dolomiti Andrea Valmori, laureato in storia del cinema e responsabile della formazione e news per il portale online di critica cinematografica Longtake, quello dell'inclusività è un tema sempre più focale per le produzioni odierne, soprattutto per “nuovi” protagonisti come Netflix o Amazon Prime Video. Proprio la nuova “mega-serie” sul Signore degli Anelli, prodotta dal servizio di video on demand di Jeff Bezos, ha offerto nelle ultime settimane l'ultimo spunto per approfondire il tema della inclusivity nel panorama attuale. Nel trailer de “Gli anelli del potere” infatti (in uscita il 22 settembre) è apparso per alcuni secondi un elfo interpretato da un attore nero, il portoricano Ismael Cruz Córdova. Una scelta che ha di fatto rotto con le rappresentazioni portate sullo schermo in precedenza e, secondo alcuni fan, con quanto riportato da Tolkien nei suoi libri, scatenando critiche in qualche modo simili a quelle viste negli scorsi anni, quando era emersa l'ipotesi che nella saga di James Bond la successiva 007 potesse essere una donna.
“Quello a cui stiamo assistendo in questa fase – spiega il giornalista di Longtake, che sul suo sito conta ben 25mila schede e recensioni di film da tutto il mondo – è un rapportarsi delle necessità produttive con le esigenze che vengono per così dire 'imposte' dall'opinione pubblica. Un trend che, nella scia del terremoto creato dallo scandalo Weinstein e del movimento #MeToo, ha visto gli stessi Academy Awards premiare sempre di più quei film in cui erano trattate certe tematiche, legate al concetto di inclusività. Nonostante si trattasse di un fenomeno palese, inizialmente non è stato esplicitato: poi però, nel 2020, gli Oscar hanno fatto un ulteriore passo in avanti, stabilendo ufficialmente dei nuovi requisiti per favorire l'equa rappresentazione di origine, genere e orientamento sessuale. In sostanza, a partire dal 2024 per essere candidabili i film dovranno rispettare questi nuovi standard”. La tendenza insomma è chiara, sottolinea Valmori, ed i nuovi player di mercato come Netflix e Amazon “si sono affacciati proprio nel momento in cui queste esigenze iniziavano a diventare più forti, avendo quindi più facilità d'introdurle nelle loro produzioni”. Per quanto riguarda la nuova serie del Signore degli Anelli, continua l'esperto: “Si tratta di un caso in cui si convogliano due macro-fronti: la necessità puramente rappresentativa di includere realtà, minoranze e generi nel contesto di un blockbuster di grandissimo consumo, con il budget più alto mai stanziato”.
Entrando nello specifico delle critiche sulla serie, dice Valmori: “Gli attacchi sono arrivati perché, nella prassi degli adattamenti visti finora (primi fra tutti quelli famosissimi di Peter Jackson), era impensabile rappresentare un elfo scuro di pelle, anche se, dicono alcuni fan di Tolkien, nei libri non è specificato che debbano necessariamente essere di carnagione chiara. A mio parere in ogni caso, più che discutere sulla scelta effettuata sarà importante vedere come verrà contestualizzato il personaggio. Il punto fondamentale della vicenda è però che Amazon non poteva esimersi dall'assemblare un cast e una produzione che adottasse i criteri dell'inclusività. Oltre all'elfo per esempio, è stata scelta un'attrice nera anche per rappresentare una nana e si è cercato di portare avanti questa politica su più fronti. Ad un primo sguardo potrebbe sembrare una decisione forzata, ma analizzando la questione con un minimo di attenzione risulta normale (e giusto) che delle minoranze possano avere le stesse possibilità di lavorare in una serie del genere. Senza contare che va sempre tenuta in considerazione la possibilità dei produttori stessi di adattare la storia d'un libro di decine di anni fa alle esigenze culturali di oggi”.
Si tratta in ogni caso di una discussione molto complessa e per la quale Hollywood è (letteralmente) finita sotto i riflettori in più occasioni. “Il cinema americano è sempre stato aperto al nuovo – continua l'esperto – in particolare alle sensibilità europee. Su molte tematiche i produttori sono stati degli anticipatori, ma nell'ultimo periodo la volontà di inclusione e di rappresentazione delle minoranze è diventata necessità”. Lo stesso processo sta avvenendo anche dall'altra parte dell'Atlantico, dove proprio l'anno scorso “i premi dei grandi festival sono andati, non casualmente, a film di registe donne”. Come detto, tra gli episodi passati che rientrano in questo contesto, c'è anche l'evoluzione della saga di James Bond: “E' interessante parlarne – dice Valmori – proprio in virtù dell'esito che questa dinamica ha avuto nell'ultimo film, nel quale è stata rappresentata una 007 donna e nera. Nella pellicola è stata più volte tematizzata la discussione legata al numero, slegando quindi il personaggio di James Bond dalla sigla 007: il primo è rimasto il canonico uomo bianco britannico, la seconda invece è stata interpretata da un personaggio nuovo. Il tema della inclusivity in questo caso è quindi stato gestito in maniera furba e intelligente, riportando la polemica su un binario di sensatezza e rispetto della fonte primaria, cioè i libri”.
Al di là comunque di quanto stanno portando avanti in questa fase Netflix e Amazon Prime Video, conclude Valmori: “Qualsiasi produzione si sta muovendo verso una maggiore inclusività, puntando ad arrivare ad una sorta di equilibrio. Le critiche che arrivano, soprattutto dall'Europa, sono legate ad un utilizzo 'indiscriminato' di questa sensibilità. Diciamo che, tutto sommato, si tratta di una dinamica ricollegabile per certi versi anche alla tendenza attuale al sequel, al remake, allo sfruttare in qualche modo prodotti già lanciati fin dagli anni 80. Ed i problemi per quanto riguarda gli adattamenti nascono proprio perché prodotti 'datati' (figli di sensibilità ormai in qualche modo superate) si mescolano con il contemporaneo e con le sue esigenze. Nelle storie ex novo di domani vedremo nuovi ruoli disegnati su personaggi attuali, senza necessità di 'adattarli' alla contemporaneità”.














