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Una "scuola" di comunicazione inclusiva per lo staff del Mart e Centrale Fies: "Con il linguaggio si cambia il mondo. Chi produce cultura deve agire per la coesione sociale"

È stato inserito un percorso sulla comunicazione inclusiva, per superare pregiudizi e stereotipi, nei corsi di formazione per comunicatrici, mediatrici culturali, social media manager e uffici stampa del Mart di Rovereto e della Centrale Fies. I corsi si concentreranno anche sul web e sulle tecnologie digitali: "Siamo antenne ma anche parte attiva dei processi contemporanei"

Di Alice Baldo Liceo Rosmini di Trento - 03 aprile 2022 - 14:24

TRENTO. Un linguaggio inclusivo per chi produce cultura: anche questo farà parte del programma di formazione dello staff del Mart di Rovereto e della Centrale Fies.

 

È questa la sfida raccolta dalle professioniste dei due centri, "passare dal parlare a tutti al parlare con ognuno", dalle comunicatrici, mediatrici culturali, social media manager agli uffici stampa.

 

“Siamo consapevoli e convinte che i cambiamenti del linguaggio rappresentino i cambiamenti del mondo – dichiarano – è compito di chi si occupa di comunicazione aggiornarsi, monitorare le lente trasformazioni, analizzare il sentimento”.

 

I due grandi centri trentini di produzione artistica contemporanea hanno inserito all'interno dei corsi di formazione del loro staff un percorso sulla comunicazione inclusiva. Si tratta di quel tipo di comunicazione che riesce a superare le divisioni causate dalle differenze sociali, rispettando e tenendo conto di punti di forza e delle fragilità, senza discriminare ed escludere ma accogliendo invece la complessità e le molteplicità.

 

È compito di chi produce cultura agire ai fini della coesione sociale, dell’educazione interculturale, della promozione della cittadinanza attiva e dei diritti umani - spiegano – chi si occupa di comunicazione in questo ambito è portato a interrogarsi, a studiare ciò che accade. Siamo antenne ma siamo anche parte attiva dei processi contemporanei”. Idea in linea con alcuni degli obiettivi dell'Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, per esempio quello di fornire un'educazione di qualità, equa e inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.

 

“L’obiettivo di questo percorso è imparare a comunicare meglio, riconoscendo le istanze delle community con cui Mart e Fies possono interfacciarsi, instaurando nuove relazioni, mettendosi in ascolto”. L’impegno dei due centri è quello di instaurare relazioni, reali e virtuali, e produrre contenuti, testuali o visivi, che tengano conto della ricchezza delle società contemporanee.

 

Quando un'istituzione culturale comunica, in particolare sul web, non conosce tutti i destinatari e le destinatarie dei suoi messaggi e contenuti. I follower, oltre a rappresentare il nuovo potenziale pubblico,  possono differire dai pubblici profilati che abitualmente consumano cultura. Il web è uno specchio della realtà, essendo popolato quindi da diverse identità, appartenenze, orientamenti e culture.

 

“Ciò che impareremo verrà utilizzato con particolare attenzione nella web communication, che sempre più rappresenta il luogo nel quale si sviluppa buona parte del piano strategico di comunicazione”.

 

La Comunicazione inclusiva utilizza un linguaggio libero da pregiudizi e stereotipi, che tenga conto delle differenza, che agisca per creare cittadinanza e che favorisca l’inclusione e il riconoscimento di community e minoranze. Comunicare in maniera inclusiva significa anche realizzare contenuti accessibili, comprensibili e gentili. La comunicazione deve essere rivolta a quanti più soggetti possibili permettendone la partecipazione e l'identificazione, e favorendone anche l’inclusione e l'autonomia.

 

Questa settimana parte dello staff di Mart e Centrale Fies ha frequentato i primi due momenti  formativi di questo processo che comprenderà ulteriori formazioniautoformazione e ricerca, confronti e coinvolgimento delle community e del terzo settore. Oltre che sul linguaggio inclusivo, il corso si è concentrato sul web e sulle tecnologie digitali, mondi in cui design, politiche e strategie di gestione concorrono nel facilitare la navigazione e l’accesso autonomo alle informazioni.

 

Il primo incontro ha riguardato la comunicazione accessibile, destinata a raggiungere e coinvolgere persone che hanno una forma di disabilità temporanea, permanente o situazionale. Negli spazi del Mart è stata la Consulente Francesca Musolino, Communication and Accessibility manager certificata Cpacc (Certified professional in accessibility core competences), dalla Iaap, Associazione internazionale dei professionisti dell’accessibilità.

 

Nella seconda lezione alla Centrale Fies l’oggetto è stata la decolonizzazione del linguaggio. Per comunicare riconoscendo le voci e le istanze di alcune delle soggettività fino a oggi invisibili perché razzializzate e oppresse. L’aula è stata tenuta dalla ricercatrice e attivista Mackda Ghebremariam Tesfau’, dottoressa di ricerca in Scienze sociali, membro del direttivo di "Refugees welcome" e di "Razzismo Brutta Storia", Feltrinelli, nel board curatoriale di Centrale Fies.

 

 Il corso è stato seguito, in presenza o in collegamento, da 18 professioniste impegnate quotidianamente nella comunicazione, nella progettazione, nella promozione e nella mediazione culturale. La partecipazione è stata estesa anche a due volontarie del Servizio civile provinciale, il cui progetto di formazione è in corso negli uffici comunicazione delle due organizzazioni.

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