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| 21 feb 2023 | 18:26

Via ''grasso'' o ''nano'' dai racconti di Roald Dahl, l'analisi del condirettore del Centro studi Erickson: "Adattare un libro ad un'epoca significa farlo vivere più a lungo"

La decisione della "Puffin Books" di ristampare i libri di Roald Dahl con un linguaggio "più inclusivo" ha dato il via a un vero e proprio dibattito. Il condirettore del Centro studi Erickson: "Il continuare a raccontare una stessa storia dà la possibilità di attualizzarne il linguaggio, rendendolo più vicino alla sensibilità di una determinata epoca. Così, si dà la possibilità a un racconto di continuare a vivere"

Via grasso'' o nano'' dai racconti di Roald Dahl, l'analisi del condirettore del Centro studi Erickson

TRENTO. Modificare e ristampare i libri di Roald Dahl con un linguaggio "più inclusivo", bandendo termini come "grasso" o "nano", ritenuti offensivi. È stata questa la decisione della casa editrice "Puffin Books", pronta a pubblicare dei nuovi volumi "sicuramente più al passo con i tempi", anticipa Dario Ianes, psicologo dell'educazione e condirettore del Centro Studi Erickson, a Il Dolomiti.

 

Celebri romanzi dell'autore britannico Roald Dahl come "La fabbrica del cioccolato" o "James e la pesca gigante" verrano presto ristampati dalla "Puffin Books", cambiando alcune delle parole dei testi originari ritenute oggi potenzialmente "offensive o non inclusive, come grasso, piccolo o nano". I personaggi si trasformeranno quindi in uomini, donne o bambini "di corporatura massiccia o di bassa statura", descritti "con un linguaggio più vicino alla sensibilità dei giorni nostri", fa notare Ianes.  

 

"Come in tutti dibattiti, anche qui ci sono due grandi posizioni che si combattono - premette il professore universitario -. C'è chi sostiene che un'opera letteraria vada mantenuta così com'è e magari proposta al pubblico con approccio critico o consapevole. Dall'altro lato stanno invece coloro i quali sostengono che, giacchè le storie vengono continuamente ri-raccontante, queste vadano narrate, quando necessario, con un linguaggio attualizzato e adattato".

 

Se da un lato termini ritenuti offensivi potrebbero quindi servire al lettore contemporaneo per dialogare criticamente con l'opera, dall'altro c'è chi ritiene che sia meglio provvedere ad attualizzare un testo, "dandogli nuova vita".

 

'Testimoni' della narrazione riproposta e modificata ne sono tutti quei racconti tramandati in primis grazie alla trasmissione orale, "come l'Odissea, ri-raccontata e riscritta centinaia di volte - prosegue Ianes -. Personalmente sono dell'idea che si debba anzitutto distinguere grandi capolavori senza tempo da fiabe o libri per ragazzi e bambini: nessuno si sognerebbe mai di toccare Dante Alighieri o Shakespeare, ed è giusto che così sia".

 

Ben diverso è invece il discorso che vale per la narrativa per l'infanzia, "storie che hanno la possibilità di essere narrate con un linguaggio che di volta in volta cambia, fatto di termini adattabili, pur rimanendo fedeli a trama e personaggi: se definisco un personaggio "di corporatura massiccia" anziché "grasso" non tradisco il racconto e magari riesco anche a renderlo più vicino alla modernità, garantendogli vita più lunga".

 

Il rischio, altrimenti, ipotizza lo psicologo dell'educazione e condirettore del Centro Studi Erickson, "potrebbe essere quello di perdere qualche storia che, caratterizzata da termini ritenuti troppo 'lontani', potrebbe risultare non più interessante per bambini e ragazzi d'oggi, ma anche per gli stessi adulti". 

 

"Come già detto, io propenderei per la seconda opzione: se un editore pensa di cambiare un libro per renderlo più contemporaneo, non fa altro che prendere consapevolezza del fatto che il linguaggio (e la sensibilità delle persone) cambi nel tempo. Ciò non deve tuttavia diventare un'ossessione o dare il via a una vera e propria cultura della cancellazione non ragionata e messa in pratica a prescindere. L'attualizzazione va pensata e fatta guardando al singolo caso, cercando di essere tanto critici quanto flessibili". 

 

Un "interessante problema", quello sollevato dal 'caso Roald Dahl' sull'impatto che la terminologia possa avere sul bambino e che, inevitabilmente, apre un altro capitolo tutto da sondare: oltre ai singoli termini, non sarebbe forse indispensabile curare anche i concetti? "Il fatto che esistano varianti di storie in cui il lupo non è più cattivo lascia intendere che ci sia chi, la questione, se l'è già posta". 

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