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Festival di Venezia, annata di grandi film nelle sale e di ''presenzialisti'' sul red carpet. Mondi a confronto comunque da applausi

In questi giorni sul tappeto rosso del Lido sta sfilando di tutto dagli attori e registi ai personaggi più o meno sconosciuti da reality (con tanto di proposta di matrimonio ad uso telecamere) ma nelle sale si stanno vendendo anche dei grandi film. Ecco quali sono quelli per ora imperdibili

Di Nereo Pederzolli - 08 settembre 2022 - 19:03

VENEZIA. Apparire, l’importante è apparire. Specialmente nei paraggi del ‘tappeto rosso’, che - e non siamo bacchettoni… - sembra arrossire dalla vergogna davanti le bordate isteriche di orde giovanilistiche inneggianti attori più famosi sui social che per la loro bravura interpretativa. Starlette, influencer, nomea di ‘presenzialisti’ più o meno ‘cliccati’: dalla coppia Ignazio MoserCecilia Rodriguez, a tutta una serie di improvvisate comparse (o comparsate) compresa la spettacolarizzazione di una richiesta di matrimonio.

 

Per un ‘’ a favore dei riflettori, appunto dei tanti ‘mi piace’ sui social, come l’annuncio tra Alessandro Basciano e Sophie Codegoni, scambio d’anello rievocando trascorsi televisivi, il Grande Fratello come tutor. E tanti altri episodi più inerenti al gossip che al valore del messaggio culturale abbinato alla rassegna del Lido. Non sono mancate altre ‘comparsate’ dal sapore politico. Certamente quella tra il leghista più in auge e la sua fidanzata - figlia d’onorevole forzista - anche se Matteo Salvini s’è presentato in papillon per ‘dar spalla’ alla sua compagna Francesca Verdini in veste di ‘producer’ di un docu-film su Franco Zeffirelli.

 

Telefonini branditi come spade, per colpire - a colpi di click - tutto quanto sfili sulla passerella, indipendentemente dai legami con i film inseriti nel calendario delle proiezioni. Un pubblico ondeggiante, una marea in visibilio. Più attento alle esibizioni di personaggi a corollario della rassegna piuttosto che alla qualità delle opere in Concorso. Una moltitudine di appassionati che - stando alle statistiche - dovrebbero smentire la cronica diminuzione di spettatori davanti il grande schermo. Finora oltre il 60% degli italiani, infatti, nel 2022, non è mai entrato in una sala di proiezione. Osservando la calca davanti il Palazzo del Cinema e sui vialoni del Lido, perdono valore le statistiche e si contrappongono appunto la spettacolarizzazione della tifoseria rispetto alle tematiche di questa 79.esima edizione veneziana.

 

Il livello dei film è elevato, per i più esperti cinefili addirittura ‘ incredibile’. Sicuramente una rassegna che lascia a spazio a intrigate questioni sociali, proponendo immagini di moderno cannibalismo in sinergia con temi irrisolti - dall’omosessualità, la trasformazione di genere, alle repressioni scaturite da forme reazionarie, più fasciste che bigotte - spaziando tra cinema di stampo internazionale e i canoni del ‘bel girato’ Made in Italy. Inutile soffermarsi sulle variegate sfumature. Basta citare anzitutto i registi italiani, da Luca Guadagnino a Gianni Amelio, senza tralasciare Emanuele Crialese e - non per campanilismo - il ‘nostro’ Andrea Pallaoro. Sensibilità diverse, stili e regie altrettanto personali. Che rendono onore al cinema con la ‘C’ maiuscola, in netta contrapposizione con il continuo vocio di giovani presenti e a corollario del ‘tappeto’ sfoggiando ‘mise’ volutamente scenografiche, tralasciando (pare) l’interesse per l’arte cinematografica, soffermandosi quasi esclusivamente su e come meglio apparire.

 

Torniamo ai film, a quelli che stanno finora raccogliendo più convinti riscontri.

 

In ordine sparso, la citazione più doverosa è riservata a ‘The Wahle - La balena’, poderoso lavoro di Darren Aronofsky, protagonista un professore con la sua obesità, che si redime per la figlia. A proposito di figlia: Saint Omar, film col titolo di una città francese dove si svolge un processo - lasciando spazio a libere sentenze finali - contro una ragazza senegalese accusata di aver ‘liberato’ la sua figlioletta annegandola in mare. Da non perdere assolutamente è “The Banshees of Inisherin” (tradotto in “Gli spiriti dell’isola”, di Martin McDonagh). Mastodontica interpretazione di Brendan Gleason e Colin Farrel, ambientato in una sperduta isola irlandese, anni ’20, l’amicizia, da tenere a mani strette e in tutti i sensi.

 

Poi ecco ‘Monica’ di Andrea Pallaoro, una figlia che torna a casa dalla madre morente dopo tanti anni d’assenza. Uscita come ‘il monello di famiglia’ rientra ‘monella’, dolcissima e fragile, ma contemporaneamente orgogliosa del suo radicale cambiamento. Tema d’identità anche per Crialese, mentre Amelio insiste più sul processo subito dal ‘professore delle formiche’ Aldo Braibanti per plagio piuttosto che per il suo orientamento sessuale, docente incompreso anche dai suoi compagni di partito, in un epoca che anche L’Unità non osava affrontare la questione, definendo l’imputato ‘un invertito’. Intanto sugli schermi vengono proiettate le ultime opere in concorso. Compreso ‘Blonde’, tre ore di suadenti immagini di una Marylin Monroe, ricostruzione cinematografica prodotta da Brad Pitt, pellicola per certi versi che è un colossale gossip (il potere politico che approfitta dalla fragilità della diva) sulla solitudine della bionda più famosa della Settima Arte.

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