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Festival di Venezia, dal Leone d'oro alla miglior regia della bolzanina Covi con il suo docufilm "Vera" nella sezione Orizzonti. Ecco i vincitori

Il premio più ambito, il Leone d'oro è stato assegnato alla regista Laura Poitras per il suo film "Tutta la bellezza e lo spargimento di sangue". Leone d’argento per l’italo americano Luca Guadagnino. La regista di Bolzano, Tizza Covi ottiene assieme al suo compagno e co-regista Rainer Frimmel il premio per la miglior regia nella sezione Orizzonti

Di Nereo Pederzolli - 11 settembre 2022 - 12:28
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VENEZIA. Il premio più ambito, per tre anni consecutivi, se lo aggiudica ancora una ‘leonessa’. L’oro è stato assegnato a Laura Poitras, regista americana di ‘Tutta la bellezza e lo spargimento di sangue’, due ore di collage di foto, testimonianze e battaglie civili dell’attivista per i diritti e fotografa di fama internazionale Nan Goldin, già dagli anni Settata divisa tra lavoro e azioni militanti contro le multinazionali del farmaco, oppioidi come OxyContin che solo in America hanno provocato mezzo milione di morti.

 

Leone d’argento per l’italo americano Luca Guadagnino, con la storia d’amore cannibale di ‘Bones and All’, film sul fallimento del ‘sogno americano’ che vede tra i premiati pure la protagonista Taylor Russel (Coppa Marcello Mastroianni) ‘oscurando’ in parte l’altro protagonista di questa truculenta storia, Timothèe Chalamet, già proiettato nel firmamento dei ciack internazionali, idolo delle giovanissime come pochi altri.

 

La Coppa Volpi se la sono conquistata rispettivamente Colin Farrel per ‘Gli spiriti dell’isola’, litigio tra sbornie e ballate di due scorbutici amici sulla desolata costa irlandese negli Anni ’20 ( premiato pure per la sceneggiatura) e Cate Blanchett, che in ‘Tàr’ interpreta il ruolo di una direttrice d’orchestra. Ancora un ruggito e doppietta al femminile: Gran Premio della Giuria  e Leone d’Oro per il futuro a ‘Sain Omer’, della regista francese di origini senegalesi Alice Diop, drammatica vicenda di un infanticidio, sorta di Medea africana.

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Ma Venezia non ha minimamente dimenticato Jafar Panahi, il cineasta iraniano più volte messo in carcere, condannato a 6 anni, per le sue battaglie contro soprusi del potere, che è riuscito a recapitare al Lido un lavoro - Gli orsi non esistono, Premio speciale della Giuria - realizzato clandestinamente, con il regista protagonista suo malgrado, costretto a rifugiarsi in villaggi remoti, in attesa del processo d’appello, ma attualmente ancora e nuovamente carcerato. Ecco allora la dedica immediata di Guadagnino: sono stati arrestati per sovversione, allora viva loro, viva la rivolta, viva il cinema!

 

Tutto questo in merito ai premi più ambiti dai film in concorso, con l’Italia praticamente a secco (Guadagnino è l’unico nome italiano in una competizione che ha visto in lizza ben 5 titoli del Bel Paese) stesso riscontro per i colossal presentati da Neflix, pure per le 22 opere supportate da Rai Cinema, compreso ‘Monica’, l’ultimo e applauditissimo (11 minuti!) del ‘nostro’ Andrea Pallaoro.

 

Ma un legame con le Dolomiti - e che bella sorpresa - viene da una regista di Bolzano, Tizza Covi. Assieme al suo compagno e co-regista Rainer Frimmel, viennese, hanno sbaragliato tutti i concorrenti della Sezione Orizzonti. Lo hanno fatto con ‘Vera’, docufilm con Vera Gemma, figlia del mitico ‘pistolero’ Giuliano, opera girata con maestria, delicatezza e tanta umanità, in una Roma che mischia la vera storia della Gemma, mix tra finzione cinematografica e presente, con le contraddizioni della realtà e i sogni di un (im)possibile riscatto sociale. Il duo Covi-Frimmel si fa premiare per la regia, mentre l’istrionica Vera Gemma è la miglior attrice di ‘Orizzonti’.

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Una 79esia edizione scandita da film che parlano d’identità, la diversità come valore, ma pure di violenze urbane, drammi sociali, di ribellione e coraggio, tra sfide e rivincite. Basti pensare che il Leone più prestigioso è andato ad un documentario, quello sulla lotta e la fermezza di Nan Goldin contro droghe e scriteriate operazioni artistiche pagate da i colossi del farmaco.

 

Premi tutto sommato in linea con le aspettative della vigilia, gusti e annotazioni meno contradditorie del solito, anche se non sono stati chiamati sul palco del Gran Galà dei vincitori registi o attori di straordinaria notorietà. Delusione per film molto osannati dalla critica, da ‘Bardo’ a ‘The Son’, da ‘Love Life’ a ‘The Whale’, senza tralasciare ‘Monica’ e specialmente ‘Blond’, la rievocazione della travagliata carriera di Marylin Monroe, film prodotto da Brad Pitt, uno dei vip più applauditi da chiassose ciurme di ragazze, ululati spesso isterici, tra una vera marea di giovanissimi fan pronti a impugnare gli smartphone per carpire selfie ad ogni divo (o presunto) che sfilava sul tappeto rosso. Difficile stabilire se questa chiassoso e fluido parterre giovanile sarà pronto a sedersi compostamente davanti alle proiezioni sul grande schermo.

 

Il Lido intanto omaggia film di denuncia ancor prima di quelli che con la spettacolarizzazione (e dosi di fantasia) cercano di coinvolgere il grande pubblico, sperando di richiamarlo al botteghino, sale di proiezione sempre più con sedie desolatamente vuote.

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Chissà se il poderoso Leone d’Oro sul sipario della 79esima edizione riuscirà a coinvolgere appunto anche i ‘non addetti’, quanti entrano nelle sale semplicemente per la curiosità di scoprire storie, valori, pure svago. E liberare buoni pensieri.

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