Colapesce a San Martino per lo show Demoniaco dell’artista Buldini: “Il demone di oggi è l’ansia per il futuro”
Domenica 14 maggio Colapesce si è esibito al festival di quartiere Il Fiume che non c’è, musicando, insieme al polistrumentista e sperimentatore Mario Conte, i visuals dell’artista Tommaso Buldini, nello show esoterico “Demoniaco”. A lato dello show, Colapesce e Buldini si raccontano in un’intervista in esclusiva per il Dolomiti

TRENTO. Si è da poco conclusa la tredicesima edizione de Il Fiume che non c’è, la più importante festa del quartiere di San Martino, in pieno centro a Trento. Quest’anno, il Comitato organizzatore della tre giorni cultural-popolare ha voluto puntare su un nome di primo piano per l’evento di chiusura. Si tratta di Lorenzo Urciullo, meglio noto come Colapesce, decimo classificato, in combinata al collega Dimartino, nella graduatoria finale di Sanremo 2023, e vincitore, inoltre, del Premio della Critica ‘Mia Martini’ e del Premio Sala Stampa ‘Lucio Dalla’.
Chi meglio di lui a rappresentare lo spirito del festival, dato che proprio Italo Calvino - a cui era dedicata questa edizione del Fiume che non c’è - ha reinterpretato la leggenda siciliana di Colapesce nella sua opera Fiabe Italiane. Ad accompagnare Colapesce c’era Tommaso Buldini, pittore e visual artist che ha già animato alcuni video del duo Colapesce Dimartino come quelli dei singoli Luna Araba e Noia Mortale. Sul palco Sanmartinese del caffè letterario La Bookique, oltre al polistrumentista Mario Conte, che dialogava con Colapesce nella sonorizzazione del live, a dar vita allo spettacolo ‘Demoniaco’ abbiamo trovato anche Plastikhaare, il progetto delle performer bolognesi Giulia Querin e Rachele Tinkham. A lato dell’esibizione, Colapesce e Buldini si sono concessi a un'intervista in esclusiva per il Dolomiti. L'occasione è stata quella per parlare del loro spettacolo, certo, ma anche di cosa vuol dire essere giovani artisti oggi e dello spazio, troppo risicato, riservato alla cultura.
Partiamo da voi, cosa lega il vostro lavoro?
Buldini: Nasce tutto con il lavoro di Colapesce e Mario Conte nella realizzazione dell’album Antico. Un disco che ho ascoltato veramente tanto. È stato creato insieme all’ex pastore musicista e attore teatrale Alfio Antico specialista dell’antica arte di suonare i tamburi. Da lì, viste le varie passioni in comune, mi è venuta l’idea di fare qualcosa di simile insieme.
E che si è tradotto in questo spettacolo: uno show esoterico. Siete entrambi interessati al mondo dell’intangibile?
Buldini: Ho approfondito il tema dell’intangibile anni fa, poi però l’ho lasciato da parte, fino ad ora che sta riemergendo. Sono convinto che ci sia un collegamento tra l’arte, sia essa musicale o visuale, e qualcosa d’altro. Qualcosa che va al di là del percettibile.
Colapesce: Anche la musica è piena di qualcosa di demoniaco. La musica stessa è un luogo dove tutto è molto intangibile.
Son passati quasi dieci anni dall’uscita del tuo secondo album: Egomostro. Quali sono i mostri di oggi?
Colapesce: A livello generale, penso che il demone d’oggi sia una certa strana ansia per il futuro. Altri demoni possono poi essere i traumi psicologici, magari infantili, che uno è chiamato ad affrontare. Un “mostro” a livello musicale, invece, è Neil Young. Per me resta sempre una fonte d’ispirazione. Tommaso, invece, guarda al cinema, per lui è Roman Polanski.
È stato definito uno show delirante, esoterico e luciferino, come mai tanta attenzione ai mostri?
Colapesce: I mostri affascinano, non c’è niente da fare. Per me i mostri hanno a che fare con il gioco, una dimensione che mi porto dietro fin da bambino e a cui sono molto legato.
Buldini: I mostri sono poi seducenti e a tratti anche erotici. Chiaramente, non manca il concetto di paura che si lega alla figura del mostro. Tanti aspetti, questi, che lo rendono un soggetto adattabile a molte forme di espressione.
A chi vuole diventare un musicista che consiglio date?
Colapesce: Guarda, oggi è veramente un casino, tanto che io quasi lo sconsiglio. Questo, da intendersi, se lo vuoi fare in maniera autonoma e non da gregario del settore, perché è una strada piena di sofferenze. Se poi sei un artista e senti questo fuoco che ti brucia dentro, non ci puoi fare molto. Se ce l’hai non ti abbandona, allora non mollare. Sicuramente studiare e apprendere le tecniche sono aspetti importanti, ma è una fase iniziale. Da lì in poi, ognuno fa le sue sintesi, porta e rielabora le proprie esperienze.
Buldini: Io consiglierei poi di chiarirsi le idee e farlo portando avanti un progetto fino alla fine. Questo è il modo migliore per prendere le misure e testarsi. È tutto un percorso fatto di fallimenti. Personalmente considero il fallimento come una cosa da celebrare. Dobbiamo ricordarci che i fallimenti sono di tutti. Prendi ad esempio la biografia di Ingmar Bergman.
Colapesce: Un giovane che vuole fare l’artista oggi: è una strada piena di difficoltà, soprattutto se vuoi fare l’indipendente e portare le tue idee, ma l’esperienza anche se impegnativa va fatta va vissuta
Lorenzo, qual è l’aspetto che caratterizza di più la tua quotidianità lavorativa?
Colapesce: L’elemento veramente fondamentale è la costanza: pure Nick Cave, con la sua vita di eccessi, in realtà va tutti i giorni in studio a scrivere! La stessa frustrazione di non fare apparentemente niente è parte del lavoro.
Su quale aspetto culturale, invece, serve investire?
Colapesce: Che sia techno, pop, o dance non importa. Non c’è un prodotto culturale su cui puntare e uno da escludere. Se si investe in cultura va già bene così, no? Io, ad esempio, vengo da un paesino che conta 7000 abitanti. Considera che senza macchina quasi non ci si arriva. Quando vivevo lì, mi sono organizzavo in prima persona per far arrivare i gruppi che mi piacevano. Ho imparato che uno deve attivarsi direttamente, senza aspettare chissachì o affidarsi alle speranze che qualcuno lo faccia per te. Il privato, oggi, svolge una funzione fondamentale nell’agevolare la cultura. Certo, a meno di un’istituzione illuminata, ma i casi non sono così frequenti.
Serve arrangiarsi quindi…
Colapesce: La vedo un po’ come una fortuna. Chi si lamenta e basta, forse non ci crede così tanto. Se hai voglia di fare qualcosa, la fai.
Buldini: E poi, una volta che fai veramente qualcosa, nessuno ci va…
Colapesce: Esatto, proprio così.
Alla classica domanda di commiato su quali progetti stiano bollendo in pentola per i due artisti, non si sbottonano. Per Buldini, però, sembra essere in arrivo una collaborazione con la galleria d’arte contemporanea del quartiere, Cellar Contemporary, che ha curato la realizzazione dell’evento per conto del Comitato San Martino.












