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Trento
19 dicembre | 17:57

L’arte sciamanica di Poggianella incanta i principali musei trentini

Fondazione Sergio Poggianella, Mart, Muse e Mets, mettono a fattor comune le proprie esperienze nel presentare al pubblico una mostra sulla figura dello sciamano dall’approccio multidisciplinare. Un vero e proprio viaggio che accompagna il visitatore ad approfondire l’arte sciamanica al di là dei tanti stereotipi e luoghi comuni che affollano l’immaginario dello stregone

di Francesco Cestari

TRENTO. Nell’arco di oltre vent’anni, la Fondazione Sergio Poggianella ha raccolto numerosi oggetti e opere d’arte legate al mondo dello sciamanesimo. Tanti sono stati i viaggi, soprattutto lungo la direttrice che unisce Siberia, Mongolia e Cina, che hanno portato il fondatore Sergio Poggianella ad approfondire gli studi sul campo e ad aumentare la propria collezione.

 

Dal 2000, quando il noto curatore e membro accademico dell’ISARS - l’International Society for Academic Research on Shamanism si reca per la prima volta in Siberia, la collezione è cresciuta di molto arrivando ad accogliere oltre 100 esemplari tra reperti e corredi sciamanici originali. Un vero e proprio patrimonio culturale, quello curato da Poggianella, che viene ora presentato nella mostra ‘Sciamani. Comunicare con l’invisibile’ realizzata in collaborazione con i principali musei della Provincia Autonoma di Trento: il MUSE – Museo delle Scienze di Trento, il Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e il METS – Museo etnografico trentino San Michele.

 

Questa collaborazione, unica nel suo genere, è per Poggianella “un modo per ossigenare i musei e ridare vita alle loro esposizioni, che altrimenti resterebbero semplici collezioni di oggetti statici". Un modo nuovo per fare rete e impostare l'attività museale, che ha già portato nuovi sviluppi anche a livello accademico. Elisabetta Flor, coordinatrice al Muse, conferma i molti legami tra l’approccio artistico e archeologico. “Parlare di sciamanesimo - continua la scienziata - con registri non prettamente scientifici, ci ha arricchito molto. Inoltre, è stato possibile analizzare il Dna degli animali utilizzati per produrre gli oggetti sciamanici, un approccio creativo non tradizionale che ha portato risultati anche scientifici”.

 

A caratterizzare l’esposizione delle opere e dei reperti è l’approccio multidisciplinare, di cui il Muse si è già fatto sostenitore in altre occasioni. Lo stesso Presidente del Muse, Stefano Zecchi, commenta così l’iniziativa: “inizialmente mi chiedevo se organizzare una mostra di questo tipo potesse aggiungere valore a livello di comunicazione scientifica. Le prime perplessità sono però state vinte dalla visione - tipica peraltro dello sciamanesimo - di unire ambito terreno e spirituale, e quindi scientificità e umanesimo, sull’onda di quanto già fatto in occasione dell’esposizione Anima Mundi a luglio 2023.

 

Inaugurata sabato 16 dicembre, su più appuntamenti tra il Mets, il Muse e il Palazzo delle Albere, Sciamani è un viaggio nel mondo dello sciamanesimo composto da più tappe. Ognuna delle otto stazioni che formano il percorso prevede l’esposizione del filone di ricerca secondo una particolare lente, dalle scienze cognitive all’etnografia, dalla biologia all’archeologia, per concludere con un focus dedicato all’arte contemporanea. A unire come un fil rouge, che guida il visitatore lungo i diversi approfondimenti, è la collezione Poggianella, i cui elementi vengono messi in dialogo con i contributi di alcuni artisti e fotografi contemporanei chiamati ad affrontare lo sciamanismo in chiave moderna.

 

Per Gabriele Lorenzoni, curatore del Mart, che insieme all'antropologo Massimiliano Mollona ha curato la parte artistica "si è trattato di un duro lavoro di cernita. Abbiamo identificato artisti che nel loro lavoro si sono distinti per aver affrontato lo sciamanismo con profondità di ricerca senza mai scadere nello stereotipo modaiolo o prestare il fianco a fascinazioni new age". La selezione delle opere proposte prende le mosse dall'artista-sciamano per eccellenza Joseph Beuys e si apre al panorama internazionale con artisti di rilievo. Tra gli artisti presenti, anche la sudcoreana Si On, che da oltre dieci anni conduce una personale ricerca sulle tematiche sciamaniche. Nella parterre di artisti selezionati, troviamo infine anche alcuni esponenti trentini come David Aaron Angeli, Federico Lanaro, Pietro Weber e il collettivo Mali Weil, che da anni esplorano il legame tra mondo naturale, figura umana e simbologia.

 

Oltre alla multidisciplinarietà e allo studio approfondito della materia, è la relazione con gli elementi naturali e l'aspetto più ecologico a caratterizzare tutta l'esposizione. Lo sciamano, infatti, rappresenta colui che guarda alla realtà terrena come qualcosa da cambiare, e, spesso, da guarire. Parallelamente, la mostra rimanda alla ricerca di un futuro, climatico, più desiderabile. La mostra delle opere sarà visitabile da domenica 17 dicembre a fine giugno 2024 al METS e all’interno delle sale dell’antica villa-fortezza rinascimentale Palazzo delle Albere, che, per l’occasione, riaprirà i battenti dopo un periodo di chiusura.

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