Santa Maria come distretto culturale in fermento. Alla corniceria c’è il surrealismo pop di Civettini
Tra le tante iniziative culturali che hanno luogo nel quartiere di Santa Maria a Rovereto, trova spazio la mostra del pittore trentino Luciano Civettini, nata in seno alla collaborazione di diverse realtà locali. Negli ultimi tempi, il quartiere, che di per sé rimane poco noto ai più, si sta ritagliando un ruolo di laboratorio culturale della città. È qui che molti artisti trovano terreno fertile per fruttuose collaborazioni

ROVERETO. Se nel capoluogo trentino il nome del quartiere di Santa Maria evoca storie legate a un'integrazione culturale difficile e spesso fallimentare, a Rovereto lo scenario cambia drasticamente. Gli ultimi anni, infatti, per quello che una volta portava il nome di Borgo di San Tomaso, sono trascorsi all’insegna di una felice contaminazione. Riunite sotto l’egida del Distretto Santa Maria, l’associazione che punta a promuovere la rete culturale e commerciale del quartiere, associazioni ed esercenti collaborano per dare vita a molte iniziative.
Tra queste, l’ultima novità offerta è la mostra del pittore trentino Luciano Civettini. Artista riconosciuto internazionalmente, Civettini ha all’attivo anche un’esposizione nell’ambito della cinquantaquattresima edizione della Biennale di Venezia. Inoltre, le sue opere, spesso legate al surrealismo pop italiano, sono presenti all’estero in enti sia pubblici che privati come la Kunstverein di Bielefeld e la Deutsche Bank di Lipsia. Oggi, l’artista torna a esporre proprio in Santa Maria, teatro del suo debutto avvenuto ormai 25 anni fa.
Una nota biografica, questa, che si rispecchia nell’approccio stesso di Civettini all’arte, attraverso il quale grandi nomi del passato si fondono e confondono in una visione intimistica, maggiormente legata al vissuto dell’artista. Il carnet di opere esposte rappresenta un lavoro di raccolta e selezione durato oltre tre anni, nel quale Civettini omaggia alcuni grandi artisti come Monet, sia con l’interpretazione dei loro soggetti più caratteristici che attraverso la raffigurazione diretta dei maestri stessi.
L’esposizione, curata dallo spazio di sperimentazione e produzione artistica nato in seno al Distretto - la Scuola di Sant’Osvaldo - e che porta il titolo Imboscata a tarda sera. Monet. Fantasmi, anemoni e ninfee, è organizzata in due luoghi diversi, la Chiesa di Sant’Osvaldo e Corniceria Santa Maria.
Il visitatore che si addentrerà quindi nel quartiere oltre il fiume Leno, prima di poter godere delle opere, non potrà non notare le tante realtà presenti nel quartiere, che, tessendo relazioni tra di loro, contribuiscono a creare il giusto humus culturale utile al fiorire di nuove occasioni a favore di tutta la comunità. A caratterizzare poi la via di Santa Maria, oltre alle tipiche facciate in stile orientale della Casa dei Turchi, anche il famoso Registro Storico Vespa, capace di organizzare il primo raduno storico internazionale di appassionati, la chiesa sconsacrata di Sant'Osvaldo, il circolo anarchico la Nave dei Folli, il bar del Circolo Operaio e, per l’appunto, la storica Corniceria, dove la mostra resterà fruibile al pubblico fino a inizio novembre negli orari di apertura del negozio.
Quello della sera, attorno a cui ruota tutto il lavoro di Civettini, è tema caro all’artista. Non è però da intendersi come momento di termine o chiusura, bensì come augurio per un risveglio poetico a cavallo tra ombre e penombre. Le opere, dove sono impressi i giochi delle tinte scure e dei mezzitoni, sono lì a ricordarci che è proprio nel buio che anche la più piccola luce può assumere un grande valore. Difficile resistere alla tentazione del riconoscerci un invito, forse, a guardare oltre. Un parallelismo con il contesto odierno, scuro e disarmante, dove restano tuttavia piccoli lumi ai quali affidare la nostra poesia.


















