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Trento
25 aprile | 19:03

"Da uomo di pianura guardo con fascino alla montagna", intervista a Stefano Cisco Bellotti in concerto al Trento Film Festival con il tour "Riportando tutto a Casa"

Nel live, in programma sabato alle 20.30 in Piazza Mostra e che sarà preceduto da un'intervista con il critico musicale John Vignola, l'ex frontman dei Modena City Ramblers si esibirà con la sua band e con  gli "amici storici" della band per celebrare i trent'anni del disco d'esordio

TRENTO. Trent'anni di storia racchiusi in un concerto. Nell'ambito della 72esima edizione del Trento Film Festival questo sabato (27 marzo) alle 20:30, in piazza della Mostra a Trento, il protagonista assoluto sarà il cantautore Stefano "Cisco" Bellotti che, accompagnato dalla sua band e dagli "amici storici" dei "Modena City Ramblers", di cui per anni è stato il frontman, salirà sul palco per una tappa del tour celebrativo del trentennale del disco d'esordio "Riportando tutto a casa".

 

Dopo quella prima tappa artistica, sono numerose le canzoni e i dischi che negli anni hanno portato, ad ogni latitudine, il loro "combat folk" ispirato alla musica tradizionale irlandese e in grado di ridare senso e valore a quelle parole in musica troppo spesso "svuotate" della loro essenza.

 

Nel 2005 arriva una sliding door per il gruppo, con “Cisco” che sceglie di intraprendere la carriera da solista e che anni dopo, nell’ottobre del 2021, chiude un cerchio scrivendo il brano “Riportando tutto a casa” canzone omonima del primo disco che diventa simbolo della sua coerenza e del suo percorso.

 

Sul palcoscenico trentino, prima del live, il cantautore sarà inoltre protagonista di un'intervista a 360° con il giornalista e critico musicale John Vignola: un'occasione per un viaggio "personale" attraverso la musica irlandese, dagli U2 ai Cranberries e per ripercorrere le influenze irish folk della band.

 

Cisco Bellotti, ci racconta come nasce l'idea di questo concerto?

 

L'idea è nata quando, alla fine dello scorso anno, al teatro di Carpi ci siamo ritrovati per una data con tutti gli ex Modena City Ramblers, con la formazione che era quella dei due album iniziali "Riportando tutto a casa" e "La grande famiglia". Abbiamo parlato tra di noi e abbiamo deciso organizzare questo tour che vuole celebrare quegli anni e quel disco che è stato fondamentale per il nostro percorso.

 

Sul palco assieme a lei ci saranno tanti vecchi amici, e proporrete una scaletta "particolare".

 

Sarà una scaletta quasi esclusivamente con brani di quei primi due album che ci hanno visto lavorare a lungo assieme. Protagonisti saranno Luciano Gaetani, colui che ha dato il via al progetto artistico, Marco Michielini al violino, Roberto Zeno alla Batteria e “Kaba” Cavazzuti, ai quali si aggiungono Max Frignani alle chitarre, Enrico Pasini alla fisarmonica e alla tromba e Bruno Bonarrigo al Basso.

 

Ora che il tour sta volgendo al termine, quali sono le sue sensazioni e che risposte avete avuto dal pubblico?

 

È stato straordinario anche e soprattutto per la risposta del pubblico, con quasi tutti soldout: questo è un segnale per me di speranza perchè significa che ci sono ancora persone che hanno voglia di ascoltare quelle canzoni. Mi rendo conto che sono sono passate di generazione in generazione e i giovani le sentono ancora "loro". C'è anche però un aspetto che considero negativo, e cioè che certi brani non sono "invecchiati": penso a "Quarant'anni" in cui raccontavamo l'Italia malata e corrotta di oltre trent'anni fa e, a ben vedere, non siamo ancora riusciti a scrollarci di dosso certe tristi abitudini.

 

 

Facciamo un salto al 2005, quando la sua strada e quella dei Modena City Ramblers si divisero. Cosa accadde?

 

Fondamentalmente non ero più in pace con me stesso e mi sentivo nel posto sbagliato, e posso dire che era una cosa "tutta mia": mi sentivo lontano dal momento del gruppo e da questo è scaturita una naturale scelta artistica e di vita. Volevo fare nuove cose con nuovi musicisti, sentivo il bisogno di cambiare aria, ma a distanza di ormai quasi vent'anni mi è tornato il pensiero, e la voglia, di ritornare sui miei passi per rileggerli alla luce di un'età diversa, e questo mi fa star bene. Non sono più "arrabbiato" come allora, perchè ho capito che il mio percorso – con le esperienze, i ragionamenti, le cose riuscite e meno riuscite – era quello che era giusto intraprendere.

 

Ora, con questo live, può dire di aver riannodato un filo che forse non era mai stato reciso.

 

Ho fatto davvero pace con il mio passato: anche se le cose "in sospeso" non erano molte, mi sono riappacificato con il mio percorso artistico e anche con tutte le canzoni che non volevo più cantare. Questo mi ha aiutato molto e mi sento più tranquillo per proseguire nel mio percorso da solista, pur avendo sempre al mio fianco quel passato e perchè no, anche quei musicisti che hanno iniziato questo viaggio assieme a me.

 

 

Veniamo alle sue canzoni, un suo tratto distintivo è quello aver voluto sempre dare grande peso alle parole e alle storie. Come si intreccia questo con il panorama musicale contemporaneo?

 

Al di là degli etichette, credo che sia fondamentale, nella musica e nell'arte in generale, comunicare qualcosa: è questo quello che mi interessa, e anche come ascoltatore mi piace percepire quest'urgenza che non centra nulla con i singoli dell'estate e con lo scalare le classifiche. Il combat folk deve fare questo e lo potrebbero fare tutti i generi musicali, peccato è che oggi ai giovani artisti viene chiesto altro. Non voglio certo generalizzare, ma questo porta i giovani a porsi altri obiettivi rispetto ai nostri di allora.

 

Il tema del viaggio è sempre stato invece un cardine per lei, ma anche per i Modena City Ramblers.

 

I viaggi sono stati per noi fondamentali, a partire dai primi fatti in Irlanda dove abbiamo incontrato un mondo diverso da quello che conoscevamo, arrivando alla scoperta della cultura e della musica locale. Ma anche i viaggi in Africa e in Sudamerica, dove abbiamo dormito nelle tendopoli assieme ai profughi e visitato le bidonville, sono stati fondamentali per noi e tutto è poi emerso nei nostri dischi successivi.

 

E proprio l'Irlanda è il punto d'incontro tra questo live e l'edizione 2024 del Trento Film Festival.

 

La cultura, la musica e anche il modo di vivere irlandese ci hanno segnato profondamente e questo si connette direttamente al Festival, per questo ci saremo anche noi. Vorrei però fare una riflessione: l'Irlanda che abbiamo conosciuto noi al tempo ora non esiste più, ed ora è un paese super tecnologico e colmo di multinazionali. Al di là di questo rimane però un posto magico dove riusciamo a raccogliere energie e storie, per poi raccontarle nelle canzoni. Tornando al Trento Film Festival, vi confesso però che io e la montagna siamo due "entità" difficilmente compatibili, perchè sono un uomo di pianura (ride, ndr). La trovo però affascinante, così come mi colpisce chi sceglie di viverla abbandonando la comodità della citttà e della pianura, abbracciando uno stile di vita più connesso con l'ambiente naturale. Detto questo, da uomo "della bassa" guardo le montagne nei giorni belli quando il vento spazza via le nuvole: dalle mie zone vediamo le Alpi a nord e l'Appennino a sud, e ci sentiamo protetti da queste due entità che ci abbracciano a distanza.

 

Una confessione: tra tutte le canzoni che ha scritto, ce n'è una a cui è più legato?

 

"Ebano" è la canzone che amo di più di tutte, e a cui sono di conseguenza molto legato: la propongo in ogni concerto. È stato uno dei primi pezzi che ho sentito davvero vicino alla perfezione: le spiego, io cerco sempre di migliorare i miei brani, ma ogni volta che suono o ascolto "Ebano" sento dentro me che è difficilmente migliorabile. Un'altra canzone speciale è poi una delle ultime che ho scritto e che si intitola "Riportando tutto a casa": voleva essere il racconto di una storia di trent'anni fa e ogni volta che la suoniamo sembra davvero che sia stata scritta allora. La gente che non la conosce la va a ricercare nei primi dischi e non la trova (ride, ndr). Ha una forza narrativa e musicale che, in qualche modo, ha fatto centro.

 

E, come ascoltatore, quali sono i suoi riferimenti assoluti?

 

Su tutti le dico i "The Pogues", gruppo irlandese che ci ha ispirato e senza i quali non esisterebbero i Modena City Ramblers. Ma poi non si può non citare Bob Dylan: per chi fa questo mestiere è un'ispirazione imprescindibile ed è fondamentale l'ascolto e la ricerca sui suoi brani che definirei inarrivabili, e non è un caso se ha vinto il Premio Nobel.

 

Un'ultima battuta, dopo questo live che progetti ha in cantiere?

 

La cosa più imminente sarà un tour con Bandabardò: passeremo l'estate insieme, sarà un grande divertimento e una grande festa. Sto anche lavorando ad un nuovo progetto ma non voglio svelare nulla, perchè voglio che sia una sorpresa.

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