"A Trento un live estivo per stare insieme" gli Eugenio in Via di Gioia si raccontano, dagli esordi a agli alberi piantati a Paneveggio: "La rivoluzione? Si è integrata nell'amore"
La band torinese sarà protagonista al Trento Live Fest powered by Eurospin venerdì 4 luglio e si racconta a il Dolomiti: "Un live che cavalca l'energia estiva, per arrivare in modo diretto al pubblico. Il nostro ultimo disco? Abbiamo capito che si può gridare al cambiamento e contemporaneamente lavorare su se stessi"

TRENTO. Dagli esordi live "sulla strada" al successo nei club e sui grandi palcoscenici, dalla voglia di affrontare temi di stretta attualità, come quelli ambientali e sociali, alla "scoperta" fatta con l'ultimo disco L'amore è tutto, e cioè che "il cambiamento può essere raccontato anche guardando dentro di sé" e interiorizzando quella "rivoluzione" raccontata nel lavoro precedente, appunto Amore e rivoluzione.
La band torinese Eugenio in Via di Gioia – che sarà protagonista, assieme a Tananai, venerdì 4 luglio alla Trentino Music Arena al Trento Live Fest powered by Eurospin – si racconta a il Dolomiti in un' intervista a 360° in cui Eugenio Cesaro, Emanuele Via, Paolo Di Gioia e Lorenzo Federici ripercorrono il filo rosso della loro "avventura artistica" che li ha portati a diventare, in oltre 13 anni di attività, uno dei progetti musicali più apprezzati in Italia: tra dischi di successo, tour sold-out e milioni di ascolti, il loro "marchio di fabbrica" è stato quello di riuscire a parlare alle nuove generazioni, facendosi inoltre promotori di iniziative "concrete" per "spostare l'asticella" nel presente che viviamo.
Due tra tutte? Quando si trovarono in Piazza San Carlo a Torino insieme a 150 ragazzi e ragazze, 4000 gessetti e 3000 metri di scotch di carta per scrivere per terra la piú grande dichiarazione d’amore verso il nostro Pianeta e poi, e quella più "vicina" al Trentino, quando scelsero di trasformare il brano "Lettera al prossimo" prima in una piattaforma digitale di discussione e poi in una campagna di crowdfunding che ha portato alla piantumazione di una foresta collettiva a Paneveggio, area colpita dalla tempesta Vaia.
Dopo aver spento le luci dei club in cui siete stati protagonisti in primavera, arriverete a Trento nel pieno del vostro "L'Amore è tutto Summer Tour", un live che definite simile ma diverso. In che senso?
Sarà un concerto da un lato simile a quello proposto nei club in primavera, ma al contempo anche molto diverso: ci siamo infatti accorti che l'energia che si scatena durante l'estate è completamente diverse e così abbiamo selezionato alcuni dei nostri brani più allegri, divertenti e ballabili e così è nata la scaletta. Ma non solo, senza svelare troppi dettagli possiamo anticipare che abbiamo semplificato anche la scenografia. L'obiettivo? Arrivare al pubblico nel modo più semplice e diretto possibile, cercando di cavalcare quella voglia tipicamente estiva di stare insieme, ballando e divertendosi.
La base sarà comunque il vostro ultimo disco, che si fa portatore di riflessioni "importanti" invitando quasi a compiere un viaggio interiore. Centrale ancora il concetto "amore", questa volta però senza rivoluzione. Cos'è cambiato?
Sembrerebbe che ci siamo persi la rivoluzione (ride, ndr) ma non così. Abbiamo voluto portare avanti il tema, ma con un leggero cambiamento: l'idea è che la rivoluzione sia "integrata" all'interno dell'amore, come se a tre anni dall'ultimo lavoro avessimo maturato questa consapevolezza. L'abbiamo fatto mantenendo il nostro stile di vita, capendo che si può manifestare il proprio disappunto gridando al cambiamento, e contemporaneamente lavorare su se stessi. E così è uscito un disco particolarmente introspettivo, che dichiara come si può "combattere" amando, e portando sé stessi nel mondo. È un po' come avviene per un genitore con il proprio figlio, può sgridarlo ma può anche provare a lasciare il buon esempio: ecco, i pezzi che sono usciti penso possano lasciarci dei messaggi su tematiche attuali, senza però "sgridarci".
E la prima traccia del disco Un'altra America è quasi un piccolo manifesto di questo pensiero.
Parte da un'idea: ci siamo accordi che la nostra quotidianità è straordinaria anche nel suo essere semplice, dalle giornate in studio ai pranzi insieme, all'esplorazione del mondo musicale senza staccarci appunto dalla nostra semplicità. Giocando in metafora, è come guardare il mondo attraverso una lente rivolta verso di noi: questo ha portato ad una sorta di catarsi che è stata condivisa da altre persone, comprese quelle che non fanno la nostra vita, ma hanno lo stesso approccio. Un'altra America è appunto la metafora per eccellenza: siamo abituati a pensare alla "scoperta dell'America" come qualcosa di scontato e banale, in realtà in ogni momento si può scoprire appunto un'altra America sulle strade in cui camminiamo ogni giorno, basta solo guardarle con occhi diversi. Il brano poi si delinea come un dialogo botta-risposta tra un io adulto e un io bambino, che sfocia in questa consapevolezza.
Parlando di temi e consapevolezze, in anni di carriera avete saputo affrontare argomenti di stringente attualità, dalla questione ambientale alle più importanti sfide sociali: è quasi una una missione?
No, possiamo dire che non abbiamo mai avuto quest'obiettivo e non ci sentiamo assolutamente portatori di una missione specifica. Piuttosto è come se fossimo delle antenne che captiamo urgenze collettive che si proiettano nelle parole e nella musica, ma anche nella nostra vita. Trattiamo sì temi contemporanei, e questo anche per il fatto che molte delle nostre canzoni nascono direttamente suonando in strada, osservando quello che accade proprio intorno a noi. Pensiamo però che l'arte debba raccontare la bellezza, e se questa bellezza veicola dei messaggi questo è sicuramente un valore aggiunto.
E il "gioco" a cui avete abituato il vostro pubblico è un continuo danzare sul crinale tra la leggerezza e autoironia, e le tematiche serie che scegliete di affrontare.
I momenti di grande autoironia nei live equivalgono al mettersi completamente a nudo per alleggerirsi di un peso, liberando di conseguenza anche le persone che abbiamo di fronte - ci permetta il gioco di parole - dal peso di farlo e anche di un possibile giudizio. Parallelamente c'è però la voglia di affrontare la complessità, provando a tessere le fila di quello che accade, senza però cadere nel nichilismo. Facciamo una riflessione: se la nostra generazione aveva bisogno di mettere in ordine la complessità, pensiamo che i giovanissimi abbiano bisogno di leggerezza poetica, di ritrovare la bellezza nelle piccole cose, ed è proprio questo il senso del nostro ultimo disco.
Venendo al vostro percorso, la vostra ascesa è stata incredibile: dalla strada siete arrivati ai grandi palcoscenici, senza mai "perdere" la vostra caratteristica originaria. Qual è il segreto?
Se da un lato non è facile, dall'altro possiamo dire che è semplice. Basta rimanere "centrati": in un mondo che vorrebbe sempre farci pensare che se fossimo diversi forse saremmo migliori, noi pensiamo che se fossimo diversi e migliori alla fine non saremmo più noi stessi. Il desiderio è quello di essere autentici, poi che piaccia o non è un aspetto secondario: se accade è una piacevole conseguenza, ma non certo un obiettivo. Raccontiamo le nostre urgenze, tutto qui: la risposta del pubblico è la stessa di quando abbiamo iniziato in strada e questo ci rende in qualche modo unici, così come le persone che ci seguono. Quello che emerge, sia nel piccolo che nel grande live, è sempre la voglia di stare insieme. Abbiamo creato in quest'ottica due format: "Cibo in tour", dove le persone che vengono ai nostri live portano del cibo tipico delle loro zone e lo condividono con gli altri presenti, e quando possibile anche con noi, quasi come un grande picnic. Poi c'è "Tour Operator", in cui le persone che altrimenti verrebbero da sole ai nostri concerti possono contare su macchine comuni per spostarsi, e il bello è che da qui sono nati amori e amicizie incredibili.
Tornando al disco, una curiosità: ci spiegate perché avete scelto di associare le canzoni ad un mazzo di tarocchi?
Tutto nasce da un incontro fatto a Palermo, con la giovane attrice Eleonora De Luca: lei ci ha fatto i tarocchi in una serata tra musica e parole, e ci siamo innamorati di quel momento. Le carte sembravano infatti raccontare in metafora le nostre nuove canzoni, molto introspettive rispetto ai lavori precedenti. Così ci è venuta l'idea di creare un mazzo di carte attraverso il quale le persone potessero approfondire i loro significati non attraverso l'udito, ma attraverso la vista.
A proposito di significati e messaggi, una vostra grande capacità è stata quella di realizzare vari progetti in grado di concretizzarli. Uno su tutti legato al territorio trentino: la piantumazione di una foresta collettiva a Paneveggio, nell'area colpita dalla tempesta Vaia.
Esattamente, abbiamo scelto di trasformare il brano "Lettera al prossimo", invece che in un video, in un'azione concreta che lasciasse un seme alle future generazioni. Abbiamo promosso prima una piattaforma digitale e poi una raccolta fondi che in breve tempo è stata completata: li abbiamo destinati per far rinascere il bosco di abeti rossi di Paneveggio danneggiato dalla tempesta Vaia. Perché questa scelta? Abbiamo pensato ai molti professionisti che vi operano e che avrebbero potuto curare gli alberi anche dopo la piantumazione, sapendo i primi anni di vita dell'albero sono fondamentali. Il pensiero è poi andato alla musica, dal momento che gli abeti rossi della zona sono la stoica "base" per la costruzione di strumenti eccezionali, come i famosi Stradivari.
Prima di salutarvi, sappiamo che siete già al lavoro in studio e che potrebbero esserci nuove idee in arrivo. Potete anticiparci qualcosa?
Possiamo dire che non siamo sicuramente fermi: siamo ancora carichi dalla realizzazione dell'ultimo disco e in studio stanno prendendo forma nuove idee. Siamo molto felici perché di solito ci vuole più tempo, ma siamo soddisfatti di quello che sta uscendo e posso dire che a breve arriverà nuova musica. Non vogliamo "spoilerare" nulla però, come si dice, rimanete connessi.












