Dal "Tuca Tuca" in cinese da Fiorello al nuovo singolo "Tutto Buio", intervista alla cantautrice Isotta Tom: "Ho imparato a guardare dentro me"
Il nuovo singolo della cantautrice roveretana narra l'incontro tra due persone tra cui la tensione emotiva è altissima. Isotta Tom: "Sensibilità significa accorgersi di ogni piccolo dettaglio, il buio che canto è generativo e rappresenta quell'ignoto che ci spaventa e che ci rende vulnerabili"

TRENTO. "Ci scriviamo a matita, come evitare i guai". Potrebbe essere racchiuso in un verso il nuovo singolo "Tutto buio" della cantautrice roveretana Isotta Tom, uscito in questi giorni e che arriva dopo i precedenti "Il genio" e "Sola o forse no".
Classe 1996, l'artista trentina fa dell'intreccio tra le varie facce del suo prisma artistico, e professionale, la chiave vincente del suo percorso: riesce infatti a far confluire musica, danza, recitazione, ma anche la sua formazione in ambito linguistico, in brani intensi, ricercati e al contempo densi di spunti di riflessione.
E proprio la sua poliedricità l'ha portata, negli ultimi anni, oltre alla pubblicazione del suo disco d'esordio "Remote Influence" – riproposto in seguito in forma di teatro danza – e di vari singoli, a vivere numerose esperienze di successo: finalista di Rds Academy su RealTime, giudice dello show "All Together Now", vincitrice della competizione nazionale "Chinese bridge competition" con la traduzione in cinese di una sua canzone e, dulcis in fundo, l'essere stata scelta da Rosario Fiorello per aprire una puntata di "Viva Rai2!" cantando la sua traduzione, sempre in cinese, del successo "Tuca Tuca" di Raffaella Carrà.
È sulla scia di questo percorso arriva ora "Tutto Buio", brano in cui sceglie di indagare l'incertezza del possibile inizio di un rapporto tra due persone, giocando con musica e parole – ma anche con luci, ombre e movimenti che caratterizzano il videoclip che accompagna il brano – per dipingere un quadretto crepuscolare che, seppur con apparente leggerezza, apre a riflessioni esistenziali profonde e universali.
Isotta Tom, da quale ispirazioni nasce questo suo ultimo lavoro?
Parto dal titolo e dal concetto di buio che non vuole essere oppressivo, bensì generativo. Nel brano ad essere raccontato è l'incontro tra due persone fra cui la tensione emotiva è altissima: giunte al "momento della verità", la lente d'ingrandimento è messa sul momento in cui dovrebbero riuscire a prendere, o meno, la decisione di iniziare un percorso assieme. Il buio, appunto, rappresenta quell'ignoto che ci spaventa e ci rende vulnerabili, in mancanza di risposte chiare: il finale è poi volutamente "aperto", anche se tutto lascia pensare ad un esito positivo. Il messaggio che emerge è che comunque è sempre il coraggio a spingerci a prendere determinate decisioni.
Dal singolo "Il genio" in cui criticava il presente "social" che viviamo, passando per "Sola o forse no", il suo percorso sembra indirizzarsi via via verso riflessioni più intimiste, è corretto?
Decisamente. Dal punto di vista artistico sto riuscendo ad affrontare la mia interiorità più profonda, e a raccontarla: l'introspezione che caratterizza questo pezzo ne è la prova. È stato scritto in un momento in cui desideravo costruire una mia dimensione intima, potendoci sognare dentro: sono convinta che essere sensibili significhi riuscire ad accorgersi di ogni piccolo dettaglio, e questo innesca dinamiche interiori molto complessa.
Nel brano si percepisce uno studio attento sul rapporto tra musica e parole, quasi come se fossero due emisferi distinti ma perfettamente complementari. Come ha lavorato da questo punto di vista?
Spesso nei miei pezzi musica e parole nascono contemporaneamente, e così è stato anche in questo caso. È fondamentale infatti, per me, comunicare attraverso più livelli: un grande lavoro è stato fatto sull'ambientazione, con i suoni di sottofondo che assumono un ruolo fondamentale. Uno studio importante è stato fatto sui sensi dei due protagonisti: la compressione e la distensione del suono sono continui e allo stesso modo ho lavorato sul testo, che "cammina" parallelamente a queste dinamiche per raccontare la storia. Ho immaginato un ritmo che seguisse il battito del loro cuore, in modo da accompagnare le emozioni che vengono trasmesse. C'è poi una curiosità, il ritornello l'ho scritto in un secondo momento, ed è nato grazie alla collaborazione del compositore Valerio d'Ambrosio.
Parlando di intersezioni tra vari ambiti, la danza è parte fondamentale del suo percorso artistico. Quanto ha pesato questo nella realizzazione del videoclip?
È stata una componente fondamentale. Quando lo abbiamo girato la mia intenzione era quella di non voler mai mostrare il personaggio maschile, per lasciare spazio all'immaginazione, e il gioco di luci e ombre in tal senso si è rivelato efficacissimo, così come i movimenti. Molte scene sono state girate al tramonto ed il risultato è un'atmosfera crepuscolare che, allargando lo sguardo, sottolinea il fatto che molte grandi domande interiori, così come le grandi incertezze, sorgono sul finir del giorno. Parlando della danza in generale e del suo rapporto con la mia musica, ogni canzone deve riuscire a coinvolgermi dal punto di vista fisico e corporeo: questo non significa che ogni pezzo debba essere dance (ride, ndr) ma che deve trasmettere quelle vibrazioni che fanno parte di me fin da quando ero bambina, vibrazioni che possono essere naturalmente anche solo interiori.
Parlando di lei, ci racconta come le è venuta l'idea di tradurre il "Tuca Tuca" in cinese, progetto che l'ha portata ad aprire una puntata di Viva Rai2! ?
Le confido subito che il fatto di essere stata selezionata per aprire quella puntata è stata una grande soddisfazione e ha rappresentato un modo per omaggiare la grande Raffaella Carrà, vero e proprio mito e simbolo della libertà femminile. Quell'idea nacque durante il lockdown quando, assieme a Lodo Guenzi della band "Lo Stato Sociale", avevamo pensato a delle dirette in cui io, alla luce della mia formazione linguistica, traducevo i grandi classici della musica italiana in cinese. L'operazione affondava le radici in una mia precedente esperienza, durante la quale avevo vinto la "Chinese Bridge Competition" traducendo un mio inedito. In generale, sono convinta che sia un modo divertente per creare un ponte tra due culture.
Prima di salutarla: dopo tre singoli, dobbiamo aspettarci un album?
Confesso che mi sarebbe piaciuto procedere nel mio percorso artistico pubblicando diversi album, ma il contesto forse non lo permette. La scelta è stata quindi quella, e lo sarà anche nel futuro prossimo, di pubblicare vari singoli. Vi anticipo però che ho un progetto elettronico in cantiere: sarà un "isola" nel mio percorso in cui la penna si farà più "cruda" e meno intimista, ed in cui una versione di me esplorerà il mio "dark side of the moon". Giocando in metafora, è come se in me ci fossero due emisferi: uno in cui sono più "musa" e un altro in cui viene allo scoperto il mio lato "sirena", sarà una versione di me un po' più "maleducata" e che non avrà paura di esplorare sentimenti anche forti, come ad esempio la rabbia.


















