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"Due ore di concerto sospese tra il glam rock e il cantautorato italiano", intervista al cantautore Lucio Corsi in concerto questa sera a Rovereto

Vincitore nel 2023 della targa Emi come miglior artista indipendente, l'artista toscano sarà protagonista al teatro Zandonai con il suo "La gente che sogna tour"

Di Federico Oselini - 19 aprile 2024 - 12:56

ROVERETO. Un live sospeso tra il glam rock e il folk pop, intrecciato alle influenze dei grandi cantautori italiani e internazionali. Questa sera (19/04), alle 21.30 al Teatro Zandonai di Rovereto, farà tappa – nell'ambito di Educa, il festival dell'educazione – il cantautore Lucio Corsi, tra i più anticonvenzionali della musica italiana e sicuramente tra i più interessanti profili artistici della sua generazione.

 

Il trentunenne, originario di Vetulonia e vincitore nel 2023 della targa Emi come miglior artista indipendente dell'anno, porterà in trentino il suo "La gente che sogna tour" che unirà brani del suo ultimo omonimo disco a quelli delle produzioni precedenti, tra il suo esordio del 2014 con l'ep "Vetulonia Dakar" e gli album "Bestiario Musicale" e "Cosa faremo da grandi".

 

Intervistato da il Dolomiti, l'artista racconta a 360° la sua avventura musicale fino ad oggi: dalle radici ben piantate nella "sua" Maremma – oasi artistica in cui nascono le canzoni – alle sue ispirazioni letterarie in grado di forgiare la sua caratteristica scrittura "favolistica", fino all'esperienza televisiva come ospite del programma "L'assedio" e all'amicizia con Francesco Bianconi dei Baustelle.

 

 

Lucio Corsi, partiamo dal live. Cosa deve aspettarsi il pubblico?

 

Le dico subito che sarà un concerto con una scaletta molto estesa e della durata di più di due ore: sarà diviso in più parti, una più rock 'n roll, con canzoni dell'ultimo disco, una più folk e una in solo acustico, tipologia di esibizione che amo particolarmente. Ci saranno anche canzoni dei miei lavori precedenti, alcuni inediti e inoltre delle cover di bani dei T. Rex e di Ivan Graziani. Sul palcoscenico saremo in sei e la cosa da sottolineare è che i membri del gruppo sono tutti miei amici dai tempi del liceo, e questo è un aspetto importante dal momento che condividiamo tantissime cose.

 

Parlando delle sue canzoni, un tratto caratteristico è la volontà di tendere verso una fuga dalla realtà, quasi cercando di costruire una dimensione parallela.

 

Assolutamente sì. Quella musicale è una dimensione che, anche come semplice ascoltatore mi ha sempre permesso, appunto, di fuggire dalla realtà. Questo succede anche con qualsiasi altra forma di espressione artistica e, quando non succede, sono quasi infastidito dalla cosa. Riassumendo, si può dire che l'arte, e la mia scrittura, assuma una doppia dimensione: di svago ma anche "terapeutica".

 

E il tutto si proietta in una canzone che potrebbe essere definita favolistica. Ha dei punti di riferimento letterari?

 

Direi che l'ispirazione arriva da tutto quello che ho letto in passato, da giovane, e dalle cose che ho vissuto e le persone che ho frequentato. Per quanto riguarda il tratto "fiabesco" della mia scrittura, posso dirle che hanno sicuramente influito molto, tra le altre, delle opere di Roald Dahl che mi leggevano i miei genitori da bambino: mi sono rimaste letteralmente dentro.

 

Parliamo ora della sfera musicale: le sue canzoni sembrano tenere insieme varie influenze, tra l'America e l'Italia, che affondano le radici nei "mitici" anni Settanta. Qual è il minimo comune denominatore?

 

Si può riassumere il tutto cosi: sono le mie passioni che confluiscono in un unico punto. Dal glam rock ai cantautori italiani come Lucio Dalla, Paolo Conte, Flavio Giurato, ma anche il folk di Bob Dylan e Joni Mitchell. Nel corso degli anni e degli album mi sono divertito, e mi diverto, ad esplorare tutte queste dimensioni e a trovare un punto di incontro tra di loro.

 

E rimanendo in tema di esplorazioni, il suo stile nel corso degli anni è mutato, non solo a livello musicale ma anche per quanto riguarda la totalità del suo personaggio.

 

La cosa più bella e anche difficile a mio avviso, nella musica e nell'arte in generale, è il cercare di cambiare spingendosi in territori dove non ci si sente "al sicuro": è affascinante e rischioso al tempo stesso, ma va fatto dal momento che è sempre meglio di rimanere fossilizzati. Mi piace immaginarmi come una crisalide, metafora di cambiamento e ricerca continua.

 

Lanciando uno sguardo al suo passato artistico, soprattutto dall'album "Bestiario Musicale" emerge un forte legame con la Maremma, dove è nato. Ce lo racconta?

 

Sono nato e cresciuto in un podere in campagna, andando poi a cercare a Milano le opportunità per far diventare la musica un lavoro. In quel momento ho capito quando fosse importante per me quella pace che trovo solo a casa, e questa dimensione si sposa bene proprio con la mia musica. Quel disco nacque proprio per raccontare questi luoghi e, appunto, quegli animali che vivevano attorno alla mia casa fin da quando ero bambino.

 

E dalla "sua" campagna si passa al palcoscenico: in carriera ha avuto la possibilità di aprire a molti grandi nomi, dagli Who agli Stadio, da Brunori Sas ai Baustelle. Tra questi "incontri", c'è qualcuno che le ha lasciato qualcosa di particolare?

 

Sicuramente tutte quelle esperienze sono state importantissime, ma quella che più mi ha forgiato è l'apertura del tour teatrale dei Baustelle nel 2017: fu la prima volta che ebbi la possibilità di esibirmi e seguire un intero tour dall'interno e ho imparato tantissime cose. Sarò sempre grato a Francesco Bianconi per avermi dato questa possibilità: io e lui siamo particolarmente legati e da lui ho imparato molto. Condividiamo molte cose, tra cui gli ascolti musicali – su tutti Bob Dylan e il glam rock – e siamo legati anche per le cose che scriviamo che sono diverse sotto molti aspetti, ma che hanno sicuramente dei punti di incontro.

 

E si può dire che uno sia sicuramente quello di voler riconoscere al movimento Indie quell'originalità che forse, negli anni, si è un po' smarrita. È cosi?

 

Qualche anno fa tutti erano felici del fatto che il mainstream si fosse aperto all'indie, ma poi alla fine è successo esattamente il contrario, con molte proposte alternative che si sono "appiattite" ai canoni del mainstream stesso. Chiaramente non posso dire che invertire la rotta sia il mio obiettivo, perchè tendenzialmente cerco di farmi gli affari miei (ride, ndr) e fare quello che mi piace e mi soddisfa. Naturalmente, però ci tengo molto a questa cosa e penso che, anche se è dura, è importante contribuire affinchè le cose cambino.

 

C'è una canzone, tra quelle che ha scritto, a cui è particolarmente legato?

 

Le rispondo subito. Sicuramente "La gente che sogna", brano che nacque nell'arco di una notte, in campagna e assieme ai ragazzi della band. Ricordo che finimmo di registrarla all'alba e conservo ancora molti video e molte foto di quella notte fantastica, così come ricordo le sensazioni: eravamo stanchissimi e felici, al tempo stesso, del risultato ottenuto.

 

E tra i suoi ascolti, c'è un artista che porterebbe con sè sulla famosa isola deserta?

 

È difficile (ride, ndr). Cercherei di raccogliere un po' di artisti, ma le dico tre nomi: i T. Rex, i Wings e Flavio Giurato, ma in tutta onestà ce ne sarebbero tanti altri.

 

Tra le varie facce del suo prisma artistico, c'è stata anche un'esperienza televisiva: è stato ospite fisso del programma "L'assedio" di Daria Bignardi. Cosa le ha lasciato?

 

È stato molto interessante: mi sono trovato benissimo ma ho capito anche un'altra cosa, ovvero quanto poco spazio c'è per la musica in televisione. Le faccio una battuta: ora i televisori li fanno troppo sottili e i musicisti non ci si stanno comodi.

 

Un'ultima battuta. Ha dei progetti artistici in cantiere per il futuro prossimo?

 

Attualmente sto lavorando a un disco, che dovrei registrare in estate, ma nel frattempo sto gettando le basi anche per un lavoro successivo che sarà un concept album. Alcune canzoni inedite di questi progetti le proporrò nei prossimi live. Nello specifico, da un paio d'anni sto cercando di "trovare" una scrittura nuova, che tende a raccontare di più cose terrene, e la sfida è arrivare alla favola anche cifrando quella dimensione.

 

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