Il suono sporco che non si ferma mai ai box
Torna il live all'Officina 27 di Levico Terme dove domani sera sono di scena i bolzanini Grunge Pit, fedeli interpreti (ma con personalizzazioni) delle note sporche che dai Nirvana hanno portato ai Foo Fighters, ai Soundegarden e a tanti altri e così via ritmando. Roba forte per risvegliare anche i più restii

LEVICO TERME. Ancora musica capace di rimettere in pista anche i Lazzaro più restii al movimento (quello di “alzati e cammina” che nel caso diventa “alzati e ondeggia”) all’Officina 27 di Levico. Un luogo dove grazie alla promozione di Giustamente Live il sound dal vivo non è un fatto episodico.
Stavolta tocca, o ritoccal, alla musica “grunge” che vedrà protagonisti piuttosto indiavolati i “Grunge Pit” (lo dice la parola stessa…). Trattasi di un gruppo di scuola altotesina e di frequentazione extraregionale che fa di tutto (e anche di più) per rinverdire i fasti di una musica nata anche per convogliare nel ritmo il malcontento sociale (alle origini quello degli Usa). Non a caso il nome – “grunge” – sta per sudicio.
Insomma musica sporca ma musica genuina come quella resa famosa da Nirvana, Soundgarden, Alice in Chains o Pearl Jam. Gruppi “guida” per i concerti della formazione bolzanina che li ripropone con energia, rispetto ma anche con qualche salutare tocco di personalità. I “Grunge Pit” sono il chitarrista bolzanino Adriano Esposti, il batterista bellunese Matteo Crema, il chitarrista brissinese Josè Ramòn Gorret, il bolzanino Sergio Santuari che suona il basso, il cantante fiorentino d’origine Filippo Favilli.
Non si offenderà Daniele Barina se per far capire di più sui Grunge Pit rubiamo pezzi della sua recente intervista ad Adriano Esposti pubblicata su Inside (events and culture). La vostra è una scelta dettata dal gusto, puramente estetizzante o anche empatica verso la filosofia grunge, verso il modo d’intendere la vita che quel movimento incarnava? "Sicuramente non si era appassionati solo della musica ma anche del pensiero “politico”, in particolare la non condivisione degli ideali di guerra e di supremazia di un popolo contro un altro che tuttora ci accompagna.

I ragazzi degli anni Novanta in che cosa pensi fossero diversi da quelli di oggi, sempre che lo fossero? "Siamo tutti della decade dei Settanta, dunque eravamo grandicelli nei Novanta, insomma non proprio dei ragazzini. Detto questo, non penso che i problemi fossero gli stessi di oggi, incominciava a profilarsi la questione ambientale ma non se ne sentiva l’urgenza che avvertiamo adesso. Al di là dei luoghi comuni vedo giovani tanto appassionati cui l’universo adulto dovrebbe dare più ascolto anziché considerarli degli svogliati rapiti solo dal loro cellulare, prova ne sia che hanno ripreso a scendere in piazza.
All’interno della galassia “alternative” quali gruppi sono i vostri prediletti e su quali basate principalmente il repertorio? Il progetto era nato inizialmente come un tributo ai Pearl Jam, poi con i nuovi innesti della band come Filippo Favilli che è vocalmente più flessibile ci siamo potuti permettere di affrontare altri nostri miti come Alice in Chains, Soundgarden, Stone Temple Pilots, Foo Fighters o The Smashing Pumpkins.
Ringraziando Barina (il furto del suo scritto è a fin di bene) non resta che l’appuntamento: sabato 10 agosto, alle 21, all’Officina della buona musica. A tiro di lago.













