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| 29 ott 2025 | 17:54

Con i Su Realistas Vezzano è il Sud America

Venerdì 31, alle 21, secondo appuntamento della rassegna Paesaggi Sonori con una travolgente band meticcia nata in Toscana dall'incontro tra musicisti argentini e italiani che trasformano ogni concerto in un inno alla vita, al canto, alla danza in un crescendo irresistibile e coinvolgente

di Redazione

Dopo il prologo a tutta festa (da ballo) che ha dato il via qualche settimana fa all'intrigante lavoro di un'agenzia viaggi (musicali) che ti scorrazza in Italia e all'estero a suon di note ad alto tasso di qualità. Paesaggi Sonori torna con il primo concerto "a pagamento" (poco). L'appuntamento con il sud del mondo che brano dopo brano rischia di trasformare in Bolle ogni negato al ritmo e al movimento è per venerdì 31 al Teatro di Vezzano. Il luogo, cioè, che ospita una rassegna  nella quale le tecniche strumentali sopraffine sposano la filosofia del massimo del coinvolgimento di chi ascolta, così come generalmente accade per il folk e per la world.

 

 L'idea allestita lo scorso anno dall'associazione Arte Laghi, coordinata dall'esperienza indubitabile di Mauro Odorizzi, si è dimostrata subito vincente, tanto che per questa seconda edizione la proposta si è ampliata confidando in un pubblico che i vecchi Itinerari Folk, criminalmente archiviati nonostante il successo pluriennale, hanno saputo costruire e consolidare nelle tante e spesso indimenticabili rassegne a Trento. Questo venerdì il realismo del Sud del mondo, magico e surreale, agita una travolgente band meticcia nata in Toscana dall’incontro del sangue argentino dei fratelli Cornejo con una “famiglia” di musicisti votati ai colori, al ritmo, con gli occhi aperti al mondo e i piedi sempre pronti a danzare. Ma senza lo "scurdammoce o passato" perché non è bello assistere ad un ingiustificato  karakiri della cultura, meglio tornare - per salvare il fegato - alla rassegna di Vezzano. Una rassegna che venerdì vedrà i cuori battere al ritmo delle clavi afroamericane, tra cumbia, son, musica popolare brasiliana, bossa nova  e spezie sudamericane, ma nel background musicale non manca il rock, la psichedelia, il cantautorato, la poesia e la letteratura.

 

 “La vita è l’arte dell’incontro” diceva Vinicius de Moraes, ed è proprio da tanti sogni messi assieme che è nato il progetto “SuRealistas”, popolato di canzoni originali ma al tempo stesso radicate nelle tradizioni dell’America Latina. Ma nella filosofia  del gruppo “Sur” sta anche ad indicare tutte le periferie del sud del mondo, le minoranze e le diversità, la criticità delle condizioni di abitabilità del pianeta, le preoccupazioni per i conflitti che avvelenano l’umanità. Il loro concerto vuol essere un inno alla vita, al canto e alla danza, un rito di gioia da non dimenticare.

 

  Nelle loro vene scorrono Argentina e Sicilia, Pisa e Livorno…E persino un pizzico di Bosnia. I loro cuori pulsano al ritmo delle clavi afroamericane, tra cumbia e son, MPB e bossanova… E i loro sogni dell'adolescenza, pronti a tornare alla riscossa, sono pieni di rock e psichedelia, cantautorato e letteratura. I  SuRealistas sono una vera band, come quelle dei tempi che furono. Nessun leader: il loro simbolo non è una piramide ma un cerchio, capace di racchiudere più idee, più voci e più colori. «La vita è l’arte dell’incontro», diceva Vinícius de Morães: e da l'incontro tra tanti sogni è nato il sogno dei SuRealistas, popolato di canzoni originali e al tempo stesso radicate nella tradizione sudamericana.

 Dopo molti tour europei (tra Francia, Belgio, Olanda, Germania, Svizzera, Slovacchia, Slovenia, Romania, Spagna, Albania, Austria, Repubblica Ceca, Nord Macedonia e Ungheria), quattro album di inediti («SuRealistas» nel 2016, «Canta» nel 2018, «Ritmo Animal» nel 2020 e «La Vuelta» nel 2024) e cinque videoclip («Canta», «Vida mía», «Perro Desobediente», «Metegol» e «Sacalo Afuera»), le priorità dei SuRealistas sono chiare: tenere gli occhi sempre aperti sul mondo e i piedi sempre pronti a danzare. Questa è la chiave del loro realismo, magico e surreale, ove «Sur» non significa solo Sudamerica ma anche sud del mondo e periferia, minoranza e diversità, una natura sull’orlo del collasso e un mondo che non sa bene dove va. Il gruppo: Joaquin Cornejo (tastiere e voce),Jeremias Cornejo (voce e chitarra acustica),, Iacopo Schiavo (chitarra elettrica, acustica e voce),  Sigi Beare (sax e voce), Mauro La Mancusa (tromba e voce)  Pietro Borsò (batteria) Laura Falanga (congas, bongos), Matteo Bonti (basso e voce).

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