"La musica per sviluppare strategie didattiche e intercettare l'interesse dei giovani": intervista al rapper (e Prof) Murubutu, protagonista di "Letteraturap"
L'apprezzato artista farà tappa a Merano, in dialogo con lo scrittore Jonathan Bazzi, nell'ambito della rassegna Genenerazioni. Murubutu: "Non sono Dr Jekyll & Mr Hyde: faccio la stessa cosa sia sul palcoscenico che dietro alla cattedra, provare a comunicare contenuti culturali in modo accattivante"

MERANO. La mattina professore di storia e filosofia, la sera rapper in grado di appassionare e coinvolgere il pubblico con i suoi brani trasformati in elemento espressivo per trasmettere contenuti culturali. Murubutu, al secolo Alessio Mariani, è tra i più apprezzati artisti italiani. Sette album all'attivo - interamente dedicati allo storytelling e in cui l'hip hop fa da sfondo a testi dalla forte vena cantautoriale, poetica e letteraria – ma soprattutto una spilla da appuntarsi al petto: l'aver ideato appunto un nuovo sottogenere musicale, il rap didattico.
E proprio l'incontro tra letteratura e rap sarà al centro del talk "Letteraturap" che farà tappa a Merano giovedì 11 settembre (ore 18.30) al Centro Giovani Tilt - nell'ambito della rassegna Generazioni e dell'incontro “Romanzo Hip Hop. Un viaggio nelle periferie dell'anima” - in cui l'artista emiliano dialogherà con lo scrittore Jonathan Bazzi, autore del libro cult “Febbre”, finalista al premio Strega 2020 e di Corpi Minori.
Con una profonda conoscenza del mondo giovanile, nel corso dell'evento – che si delineerà in un intreccio tra pensieri, musica e parole – Murubutu ripercorrerà l’origine e l'evoluzione del rap in Italia, mettendone in luce le componenti letterarie intrinseche ed estrinseche e le peculiarità espressive, ma anche le tappe che hanno caratterizzato lo sviluppo del genere, dalla sua genesi ai nuovi codici linguistici che lo caratterizzano.
Murubutu, partiamo subito dall'evento che la vedrà protagonista. Cosa si deve aspettare il pubblico?
Sarà un momento di riflessione, in dialogo con Jonathan Bazzi, sul valore della musica e della canzone, sempre di più nel tempo sdoganata come forma di letteratura. Ci soffermeremo sul suo valore educativo e letterario, focalizzandoci in seguito sul rap, esplorando anche i suoi nuovi linguaggi tra cui quello della trap, attualmente molto discusso. Ci sarà poi un momento lettura, in cui presenterò attraverso i miei testi alcune correnti letterarie, tra narrativa e poesia. Non mancherà poi il confronto con il pubblico e una parte musicale in cui eseguirò alcuni miei brani: insomma, possiamo dire che si tratterà di un evento ibrido, colmo di spunti di riflessione.
Parlando del valore della sua operazione, utilizzare le canzoni per un fine educativo e didattico è in un certo senso un atto "rivoluzionario".
Si tratta di un sottogenere che nasce con l'intento di veicolare dei contenuti culturali e letterari attraverso il mezzo della musica urban e rap. In questo momento storico di grande diffusione del genere può rivelarsi uno strumento molto utile, e la dinamica è bilaterale: la musica dà alla cultura la possibilità di raggiungere chi prima magari la rifuggiva, in quanto considerata magari noiosa o perchè vissuta come imposta nel contesto scolastico. Al contempo la cultura dà un valore aggiunto alla musica che si trasforma in uno strumento di accrescimento personale e culturale.
Professore e rapper, lei si colloca esattamente sul crinale tra le due sfere: qual è il filo rosso che unisce le sue due professioni?
Non mi sento assolutamente un Dr Jekyll & Mr Hyde, ma faccio esattamente la stessa cosa sia sul palcoscenico che dietro alla cattedra: provare a comunicare contenuti in modo accattivante. L'intento e i linguaggi sono alla fine molto simili, naturalmente calibrati a seconda dei diversi contesti: i ragazzi vivono questa cosa con un'iniziale curiosità, ma poi alla fine vengo considerato un normalissimo insegnante. Non porto mai le mie canzoni in classe, perchè non mi sembrerebbe corretto, ma ne utilizzo altre: ascoltiamo e analizziamo i brani, che si trasformano in un terreno comune di confronto ma anche un efficace strumento di riflessione didattica e culturale.
Riuscire ad intercettare l'interesse delle nuove generazioni, in un'era di transizione anche dal punto di vista comunicativo, è forse all'oggi una delle più grandi sfide della didattica. Vede un futuro strutturato per la canzone didattica nei contesto scolastico?
Sotto questo aspetto sono convinto che l'operazione acquisirà sempre più valore e importanza, dal momento che la canzone è a tutti gli effetti una forma di letteratura come la poesia e la narrativa, anche se è stata sempre relegata al ruolo di "figlia di un Dio minore". Anche alla luce della diffusione delle nuove tecnologie, che causano nei più giovani quello che può essere definito uno "scollamento" dalla realtà, la musica può diventare il medium per intercettarli, sviluppando strategie didattiche alternative: a tal fine conduco spesso dei corsi di aggiornamento per docenti su questo tema.
Allargando il respiro, nei suoi pezzi è presente un "impegno" che nel panorama rap italiano spesso manca. Come mai risulta così difficile toccare temi di stringente attualità?
Ci sono più motivazioni a mio avviso. Va inizialmente considerato il fatto che il rap delle origini nasce animato da contenuti sociali, anche se non è mai stato esclusivamente quello: è un genere che ha sempre avuto una "doppia anima", con nel suo Dna un elemento festaiolo e di divertimento. Si è passati dalla fase "retorica militante" degli anni Novanta ad oggi quando, entrando sempre di più in contatto con il main stream, questa seconda anima è stata amplificata in quanto più ascoltabile e più vendibile, a differenza del rap impegnato socialmente e politicamente. Va infine considerato che ci troviamo in un epoca post-ideologica, e fare riferimenti politici forti risulta spesso divisivo, anche se va osservato come costerebbe davvero poco proporre alcune riflessioni su tematiche urgenti e legate alla contemporaneità.
Venendo a lei, una curiosità: come nasce il suo pseudonimo "Murubutu"?
Deriva da "Marabutto", una figura sciamanica dell'Africa subsahariana che appare spesso nei romanzi di Jules Verne e considerata in grado di guarire i malanni fisici ma anche sociali. ll rimando è evidentemente al valore terapeutico che, in generale, possono avere le parole e anche al ruolo del poeta, dello scrittore e del cantautore, con la musica che in molti casi riesce a far breccia maggiormente nei giovani, che non sono tutti appassionati lettori.
Capitolo progetti, attualmente è impegnato anche in una rivisitazione in chiave jazz del suo repertorio, come nasce quest'idea?
Si tratta di una tappa di esplorazione e sperimentazione, e di scoperta musicale, del mio percorso. Sto provando a contaminare la mia musica con altri generi, come ho fatto in passato con reggae, ed è una cosa che succederà ancora. Ho avuto la possibilità di collaborare con lo Sghetto Club di bologna, che propone una programmazione sperimentale rivolta al jazz, una cosa possibile in poche realtà italiane: proprio in questo concerto ho scelto di esplorare sonorità per me sconosciute e che si stanno rivelando molto interessanti. Abbiamo sviluppato nuovi arrangiamenti che ben si adattano alle atmosfere delle mie narrazioni, ed il risultato è stato molto apprezzato dalla mia fanbase, ma acnche da un pubblico più ampio e più adulto.
Lanciando uno sguardo al futuro, che novità devono aspettarsi i suoi ascoltatori?
Uscirà un mio nuovo disco nel 2025, questa è una certezza che posso darvi: al momento ci sto lavorando e siamo ancora in fase di costruzione, e non c'è ancora un primo singolo, quindi non posso svelarvi nulla e vi lascio con la curiosità (ride, nrd).














