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| 19 ott 2025 | 20:15

"Intelligenza artificiale e musica? Non va demonizzata: se usata con consapevolezza è un valido collaboratore. Ecco come, grazie a lei, abbiamo messo in musica i grandi poeti"

Roberto Turatti, ex batterista e fondatore (con Enrico Ruggeri) della band 'Decibel',  racconta il progetto "Dead Poets Club" e riflette sul rapporto tra musica e intelligenza artificiale: "L’intelligenza artificiale non va demonizzata, può rivelarsi un valido collaboratore che va però guidato con consapevolezza. Solo chi possiede competenze e cultura può trasformarla in uno strumento capace di amplificare la creatività: questo approccio va trasmesso ai giovani"

TRENTO. Avreste mai pensato di ascoltare una poesia di D'Annunzio in versione Trap? Oppure i versi di William Blake e Catullo trasformati in canzoni pop o orchestrali? Beh, nulla si può escludere. Quello che fino a poco fa era però difficile da immaginare era che questo sarebbe stato possibile grazie all'intelligenza artificiale. Ed è proprio questa la sfida raccolta dall'ex batterista e produttore Roberto Turatti, dal musicista Fulvio Muzzio e dall'innovatore culturale Giovanni Favero che hanno dato vita al progetto "Dead Poets Club", nato come parte di un laboratorio sperimentale condiviso con l’Università di Milano-Bicocca, e lo spin-off Whattadata. L'obiettivo? Esplorare l’interazione tra intelligenza artificiale e produzione musicale. Il risultato? Le poesie di alcuni dei più grandi poeti di tutti i tempi sono diventate canzoni: dopo il singolo "The Fly" che fa rivivere la poetica di William Blake, arriverà anche un Ep.

 

E se nei giorni scorsi il produttore e presidente onorario del Club Tenco Stefano Senardi aveva espresso preoccupazione per l'irruzione dell'Ia nel mondo musicale (QUI ARTICOLO), ad offrire un punto di vista diverso, presentando il nuovo progetto, è Roberto Turatti, fondatore dei "Decibel" con Enrico Ruggeri e famoso per aver prodotto, nel corso della sua carriera, numerose hit della Italo disco. "Parlando di intelligenza artificiale in relazione con la musica, bisogna comprendere che non è uno strumento da demonizzare, ma va invece visto come un valido collaboratore. La vera sfida - spiega Turatti - è soprattutto comprendere il mezzo che si sta utilizzando: va guidato in tutto e per tutto con le nostre conoscenze e la nostra cultura, e questo concetto va trasmesso anche alle nuove generazioni".

 

Turatti, unire poesia, musica e intelligenza artificiale è sicuramente un'operazione non scontata e per nulla banale: come nasce Dead Poet Club?

È nato inizialmente da un’idea di Giovanni Favero, che aveva iniziato a provare a musicare alcune poesie con l’intelligenza artificiale, ma i risultati erano elementari e scontati: questo perché anche gli input forniti allo strumento erano basilari. Allora, con la mia esperienza di programmatore maturata nel percorso professionale, ho preso in mano il brano 'The Fly' partendo solo dalla melodia iniziale e, guidando l’IA passo dopo passo, è nato questa canzone che racchiude però competenze e anni di studio sullo strumento. A me e Favero si è poi unito Fulvio Muzio che, ironia della sorte, quando avevo lasciato i Decibel, aveva preso il mio posto: la sua competenza di musicista si è rivelata, direi, fondamentale e si è associata alle nostre. Insomma, siamo stati noi a governare, con la nostra preparazione, l'IA. Tre gli elementi cardinali: la scelta dei testi, fatta tenendo conto della metrica e per la quale l'apporto di Muzio è stata fondamentale, le competenze musicali e la conoscenza dell'intelligenza artificiale.

 

Ci spieghi meglio: come avete lavorato in concreto con l'intelligenza artificiale per realizzare questo brano?

Naturalmente è complesso, però cercherò di riassumere: parto inizialmente da Chat Gpt per lavorare sui testi e poi utilizzo Suno, una piattaforma che fa leva sull’IA per generare musica. L'intelligenza artificiale lavora come se fosse un arrangiatore con cui un autore interagisce, ed è in grado di fondere diversi stili musicali passo dopo passo, per ottenere il risultato desiderato. Sono molti i dettagli del brano che possono essere definiti, faccio qualche esempio: dal tipo di suono dei synth alle drum machine, dai bassi elettronici che possono essere mescolati a suoni acustici, fino al ritmo e all'atmosfera della canzone. Al termine del processo la piattaforma restituisce il brano, che può essere però modificato e ri-generato infinite volte fino ad avvicinarsi il più possibile al risultato desiderato. Voglio però sottolineare una cosa: per ottenere risultati non banali e scontati, e quindi musica di qualità, bisogna partire da competenze solide sia musicali che nell'uso dell'intelligenza artificiale, che non deve essere vista come un qualcosa di 'pericoloso', bensì come un valido collaboratore in grado di aiutarci a dare espressione alla nostra arte. Il risultato è un progetto con contenuti completamente originali, arrangiati però grazie alla nuova tecnologia. Un aspetto che va sottolineato è che, dopo aver scelto l'arrangiamento che ci piace di più, lo modifichiamo per renderlo il più vicino possibile alla nostra idea: interveniamo cioè anche a livello di produzione, e non è mai successo di aver ottenuto subito un risultato che ci accontentasse.

 

Quindi, a sua detta, preparazione e consapevolezza sono i due punti imprescindibili per confrontarsi con l'IA. Ci può parlare invece delle sfide artistiche che vi ha posto di fronte questa nuova strada?

Guardi, credo cha la vera sfida sia comprendere il mezzo che si sta utilizzando: bisogna rendersi conto che si sta parlando con uno strumento "non intelligente", nonostante il nome, e che va guidato in tutto e per tutto sulla base delle proprie competenze. Se non si fa questo i risultati sono pessimi, glielo assicuro. Considero l'intelligenza artificiale, in linea di massima, un'innovazione che ci permette di velocizzare delle azioni per cui impiegheremmo, lavorando normalmente, più tempo. Che poi il timore sia il fatto che abbia capacità generative, lo capisco, ma dobbiamo tenere conto che parliamo di strumenti che, se ricevono le giuste nozioni, agiscono in modo guidato, preciso e veloce.

 

Il progetto si innesta nel solco di un laboratorio sperimentale condiviso con l'Università di Milano e lo o spin-off Whattadata, come si profila questa collaborazione?

Al momento ci troviamo nella fase iniziale, quella della creazione dei brani. Poi verrà avviato un confronto: sia sul quello che abbiamo realizzato, sia sulle prospettive future di questo progetto. La nostra intenzione sarebbe di proporre anche la creazione di un portale in cui soprattutto i giovani possano inserire i loro testi originali per trasformarli in canzoni, e l'obiettivo è quello di avvicinare le nuove generazioni all'arte e alla musica, sfruttando l'innovazione. Questa collaborazione porta con sé un altro, fondamentale messaggio: che l'intelligenza artificiale non deve essere demonizzata quando si parla di processi creativi dal momento che, se viene utilizzata mettendo in gioco le proprie conoscenze, può portare a risultati molto interessanti.

 

Uno dei temi su cui maggiormente si discute è quello di comprendere come usare in modo "etico" l'intelligenza artificiale. Che idea s'è fatto sulla strada corretta da intraprendere in tal senso?

Anche in questo caso non è semplice rispondere, soprattutto pensando alla velocità con cui lo strumento si sviluppa: parlando del mondo della musica, ma il ragionamento può essere allargato, credo che sia importante trasmettere soprattutto ai giovani, anche a livello scolastico, che l'intelligenza artificiale non è qualcosa che ti permette di premere un tasto e di ottenere risultati, ma che siamo noi a guidarla con le nostre conoscenze e la nostra cultura, ed è solo quello può portare ad un uso adeguato dello strumento. Lancio una provocazione: quello che mi preoccupa di più, dal punto di vista musicale, è che i giovani si stiano abituando a prodotti sempre di più bassa qualità, e non prodotti dall'intelligenza artificiale, ed è anche su questo che si dovrebbe lavorare, insegnando quindi ad ascoltare musica di qualità e anche, pensando a progetti come il nostro, a comporla.

 

C'è poi la "polemica" sul concetto di plagio: l'intelligenza artificiale, "ispirandosi" a diverse fonti, può rischiare di superare il confine. Ritiene che sia necessaria una regolamentazione più rigida?

Da produttore posso dire di aver vissuto molte ere della musica e ritengo che nessuna canzone nasca senza ascolti e senza ispirazioni: nulla si genera dal nulla, e anche l'intelligenza artificiale lavora così. Non bisogna aver paura che possa 'pescare' da modelli esistenti, perché si tratta di ispirazioni tali e quali a quelle che verrebbero a qualsiasi artista in carne e ossa: sono consapevole che la mia posizione può essere "criticata", però credo che alla fine quello che conta sia arrivare ad un prodotto di qualità e capace di emozionare l'ascoltatore. L'unica cosa fondamentale, invece, è quella di dichiarare che una melodia o una canzone è stata composta con l'intelligenza artificiale, in modo da informare il fruitore in merito a ciò che sta ascoltando.

 

Da produttore di lunga esperienza, s'è fatto un'idea di come questa rivoluzione impatterà in futuro sulla produzione musicale?

L'impatto a mio avviso sarà indubbio e forte, sia per quanto riguarda gli effetti nei live che nella produzione discografica vera e propria. Non credo invece che snaturerà il lavoro degli artisti validi: questi potranno utilizzare l'intelligenza artificiale per produrre musica, mettendo sul tavolo le loro competenze e le loro qualità che potranno essere intrecciate con le infinite possibilità che questo strumento garantisce. Il risultato? Sarà sempre musica originale, solamente raggiunta con strumenti e modalità nuove che però saranno, e dovranno essere, governati dall'essere umano.

 

Un'ultima battuta sul vostro progetto: a breve uscirà un Ep, ci anticipa qualcosa sui contenuti e sugli obiettivi futuri?

Oltre a "The Fly" di William Blake, abbiamo musicato altre poesie: da Baudelaire a Catullo e da Rosalía de Castro a Edgar Allan Poe, fino a D'Annunzio. I risultati sono sorprendenti e abbracciano diversi stili: dall'elettronica alla bachata moderna, ma non solo. Una curiosità? D'Annunzio si vestirà del genere Trap (sorride, ndr). Posso dire che l'obiettivo non sia creare delle hit di successo, ma semplicemente sdoganare l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella musica, vista da noi come qualcosa che non deve essere combattuta a priori come un demone, bensì come un valido collaboratore con cui interagire armati di cultura, formazione e consapevolezza. Sarebbe bello che poi queste canzoni venissero cantate da artisti reali, un ulteriore step per rimarcare la validità dell'operazione.

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